Imposta di successione: come si calcola, quando si paga e quando no
Quali sono i casi nei quali viene applicata l'imposta di successione sui beni mobili e immobili, come funziona e quali sono le imposte e la franchigia previste sulla base del grado di parentela.
- L’imposta di successione si calcola applicando un’aliquota – che varia dal 4% all’8% – solo sulla parte dell’eredità che supera la franchigia prevista per il tuo grado di parentela.
- Molte successioni tra familiari stretti non pagano nulla: un figlio o un coniuge che eredita fino a 1.000.000 di euro non versa alcuna imposta di successione;
- Dal 1° gennaio 2025, con il D.Lgs. 139/2024, è cambiato il sistema di pagamento: non è più l’Agenzia delle Entrate a calcolare l’imposta, ma sei tu – come erede – a doverla autoliquidare direttamente in dichiarazione.
Quando muore un parente e lascia un’eredità, una delle prime domande che ci si pone è: quanto devo pagare allo Stato? La risposta dipende da chi sei rispetto al defunto, da quanto vale l’eredità e da quali beni la compongono. L’imposta di successione in Italia non è uguale per tutti: ci sono aliquote diverse, soglie di esenzione importanti e beni che non entrano nemmeno nel calcolo. In questa guida trovi tutto quello che ti serve per capire se e quanto dovrai pagare, con i riferimenti normativi aggiornati al 2026.
- Imposta di successione: come si calcola, quando si paga e quando no
- Cos’è l’imposta di successione
- Le aliquote dell’imposta di successione
- Quando non si paga l’imposta di successione
- La franchigia per i portatori di handicap grave
- Come si calcola l’imposta di successione: il meccanismo
- Il valore degli immobili ai fini dell’imposta
- Le novità dal 2025: autoliquidazione e addio al coacervo
- La dichiarazione di successione: chi deve presentarla e quando
- Hai dubbi sulla tua situazione successoria?
- FAQ – Domande frequenti sull’imposta di successione
- L’imposta di successione e donazione
- Quando non viene applicata
- Quanto costa successione di una casa?
- Come pagare l’imposta di successione
Cos’è l’imposta di successione
L’imposta di successione è un tributo che si applica al trasferimento di beni e diritti a causa di morte. La disciplina di riferimento è il D.Lgs. 31 ottobre 1990, n. 346 (Testo Unico sulle Successioni e Donazioni), più volte modificato nel corso degli anni, da ultimo in modo significativo con il D.Lgs. 139/2024, in vigore per le successioni aperte dal 1° gennaio 2025.
L’imposta non si calcola sull’intera eredità, ma – nella maggior parte dei casi – solo sulla parte che supera una certa soglia, chiamata franchigia. Sotto quella soglia non si paga nulla. Sopra, si applica un’aliquota che varia in base al grado di parentela con il defunto.
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Quali sono le aliquote dell’imposta di successione
Le aliquote sono tre e si applicano in base al rapporto tra l’erede e il defunto (chiamato tecnicamente de cuius). Corrispondono al:
- 4% per coniuge, figli, genitori e altri parenti in linea retta (nipoti in linea retta, nonni). L’imposta si calcola solo sulla parte che eccede 1.000.000 di euro per ciascun erede;
- 6% per fratelli e sorelle, con una franchigia di 100.000 euro ciascuno. La stessa aliquota del 6% si applica anche ad altri parenti entro il quarto grado (zii, nipoti in linea collaterale, cugini), ma senza alcuna franchigia;
- 8% per tutti i soggetti che non hanno legami di parentela con il defunto: amici, conviventi non sposati, conoscenti. Non è prevista una franchigia.
Tabella aliquote e franchigie
| Erede | Aliquota | Franchigia per erede |
| Coniuge, figli, genitori, parenti in linea retta | 4% | 1.000.000 € |
| Fratelli e sorelle | 6% | 100.000 € |
| Altri parenti entro il 4° grado | 6% | nessuna |
| Estranei | 8% | nessuna |
| Portatori di handicap grave (L. 104/1992) | aliquota per grado di parentela | 1.500.000 € |
La franchigia è individuale: se gli eredi sono il coniuge e due figli, la soglia esente complessiva è 3.000.000 di euro (un milione a testa). Se l’eredità totale è inferiore a quella somma, nessuno paga l’imposta di successione.
Quando non si paga l’imposta di successione
Ci sono situazioni in cui l’imposta non è dovuta, o perché il valore dell’eredità rientra nella franchigia, o perché alcuni beni sono esclusi per legge dall’asse ereditario. Se sei figlio o coniuge del defunto e la tua quota ereditaria non supera 1.000.000 di euro, non devi pagare nulla a titolo di imposta di successione. Restano comunque dovute le imposte ipotecarie e catastali sugli immobili.
Alcuni beni non concorrono a formare la base imponibile. L’art. 12 del D.Lgs. 346/1990 elenca, tra gli altri:
- i Titoli di Stato italiani e degli altri Paesi UE;
- il TFR (trattamento di fine rapporto);
- i veicoli iscritti al Pubblico Registro Automobilistico;
- le polizze vita, che per giurisprudenza consolidata non rientrano nell’asse ereditario tassabile.
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Enti del Terzo Settore, ONLUS e enti religiosi
Quando il beneficiario è un ente no profit, una ONLUS, un’associazione o un ente religioso, l’art. 3 del D.Lgs. 346/1990 prevede l’esenzione totale dall’imposta di successione.
Eredità di modico valore senza immobili
Se il valore complessivo dell’eredità non supera 100.000 euro e non include beni immobili, non c’è obbligo di presentare la dichiarazione di successione e non si paga alcuna imposta.
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A quanto ammonta la franchigia per i portatori di handicap grave?
Chi eredita in presenza di una disabilità grave, riconosciuta ai sensi degli artt. 3 e 4 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104, beneficia di una franchigia più alta: 1.500.000 euro, indipendentemente dal grado di parentela con il defunto.
Questo significa che anche un amico o un convivente – categorie che normalmente non hanno alcuna franchigia – se riconosciuto disabile grave, non paga l’imposta di successione fino a quella soglia. Il riferimento normativo è l’art. 2, comma 49-bis, del D.L. 262/2006.
Per beneficiarne devi indicare nella dichiarazione di successione (quadro EH) gli estremi del verbale di accertamento della disabilità rilasciato dalla commissione competente. La franchigia maggiorata si applica all’imposta di successione, ma non alle imposte ipotecaria e catastale, che restano dovute nella misura ordinaria.
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Come si calcola l’imposta di successione?
Il calcolo dell’imposta di successione segue questo iter:
- si determina il valore netto dell’asse ereditario (beni attivi meno debiti del defunto e spese funebri deducibili);
- si divide tra gli eredi in base alle quote;
- dalla quota di ciascun erede si sottrae la franchigia spettante;
- sull’eventuale eccedenza si applica l’aliquota prevista per quel grado di parentela.
Facciamo un esempio. Un padre muore lasciando a moglie e due figli un patrimonio netto di 3.500.000 euro, diviso in parti uguali: ciascuno riceve 1.166.666 euro. La moglie e i figli hanno una franchigia di 1.000.000 euro ciascuno e un’aliquota del 4%.
Eccedenza imponibile per ciascuno: 1.166.666 – 1.000.000 = 166.666 euro.
Imposta per ciascuno: 166.666 × 4% = 6.666 euro circa.
Imposta totale pagata dalla famiglia: circa 20.000 euro su un’eredità da 3,5 milioni.
Quanto conta il valore degli immobili ai fini dell’imposta
Se nell’eredità ci sono beni immobili, il valore da prendere a riferimento per il calcolo dell’imposta di successione non è il valore di mercato, ma il valore catastale. Si ottiene moltiplicando la rendita catastale per il coefficiente 1,05 e poi per il moltiplicatore previsto per la categoria catastale (110 per le abitazioni).
Su questo valore si applica, oltre all’imposta di successione, anche:
- l’imposta ipotecaria: 2% del valore catastale;
- l’imposta catastale: 1% del valore catastale.
Se l’erede ha i requisiti prima casa, le due imposte si riducono a 200 euro ciascuna (misura fissa), come confermato dall’Agenzia delle Entrate anche per il 2026.
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Quali sono le novità in vigore dal 2025
Il D.Lgs. 139/2024, applicabile alle successioni aperte dal 1° gennaio 2025, ha introdotto due cambiamenti rilevanti. Prima, l’Agenzia delle Entrate riceveva la dichiarazione e poi comunicava all’erede quanto doveva pagare. Dal 2025, il sistema funziona al contrario: sei tu – o chi compila la dichiarazione per tuo conto – a calcolare l’imposta direttamente in sede di dichiarazione di successione, usando il modello telematico. Il sistema dell’Agenzia delle Entrate supporta il calcolo automatico durante la compilazione e genera l’F24 da pagare.
Il pagamento va effettuato entro 90 giorni dal termine di presentazione della dichiarazione, che a sua volta deve essere presentata entro 12 mesi dalla data del decesso. Se l’imposta supera 1.000 euro è possibile rateizzare: almeno il 20% subito, il resto in 8 rate trimestrali (12 rate se l’importo supera 20.000 euro).
L’Agenzia delle Entrate può comunque emettere un avviso di liquidazione entro due anni dalla presentazione della dichiarazione, nel caso in cui ritenga dovuta una maggiore imposta.
Abolizione del coacervo successorio
Prima della riforma, le donazioni ricevute in vita dal defunto potevano erodere la franchigia in sede di successione: se il genitore ti aveva già donato 600.000 euro in vita, al momento dell’eredità la tua franchigia si riduceva di conseguenza. Con il D.Lgs. 139/2024, il coacervo successorio è stato abolito.
Donazioni e successioni si calcolano ora in modo indipendente. Chi ha già ricevuto donazioni in vita conserva intatta la franchigia di 1.000.000 di euro sull’eredità. La riforma allinea la legge a un orientamento giurisprudenziale già consolidato, recependo quanto la Cassazione aveva affermato in più occasioni.
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Chi deve presentare la dichiarazione di successione?
La dichiarazione di successione va presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione (cioè dalla data del decesso). Devono presentarla gli eredi, i chiamati all’eredità, i legatari e, in alcuni casi, gli amministratori dell’eredità.
Non è obbligatoria se:
- l’eredità ha un valore complessivo inferiore a 100.000 euro;
- non comprende beni immobili;
- gli eredi sono solo il coniuge e/o i parenti in linea retta del defunto.
In tutti gli altri casi – anche se l’imposta non è dovuta perché si rientra nella franchigia – la dichiarazione va presentata. La mancata presentazione può comportare sanzioni dal 120% al 240% dell’imposta dovuta, ridotte significativamente con il ravvedimento operoso.
Se hai perso un familiare e ti trovi a dover gestire l’eredità, rivolgiti a un avvocato esperto in diritto successorio per valutare la tua posizione e procedere in modo corretto.
Imposta di successione – Domande frequenti
I fratelli pagano il 6% sulla parte che eccede 100.000 euro ciascuno. Se la quota di ciascun fratello è inferiore a quella soglia, non si paga nulla di imposta di successione.
No. La franchigia per i figli è di 1.000.000 euro: sotto quella soglia non è dovuta alcuna imposta di successione. Restano però da pagare le imposte ipotecaria e catastale se nell’eredità ci sono immobili.
Sì, e con l’aliquota più alta: 8% senza alcuna franchigia. Il convivente more uxorio non è equiparato al coniuge ai fini fiscali successori, salvo che non sia riconosciuto portatore di handicap grave (in quel caso scatta la franchigia di 1.500.000 euro).
No. Le polizze vita non rientrano nell’asse ereditario e non sono soggette all’imposta di successione. Sono uno strumento spesso usato nella pianificazione successoria proprio per questo motivo.
Sempre, tranne quando l’eredità vale meno di 100.000 euro, non comprende immobili e gli eredi sono solo coniuge o parenti in linea retta. In tutti gli altri casi la dichiarazione va presentata entro 12 mesi dal decesso, anche se non è dovuta imposta.
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