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Il Ddl antisemitismo e il funerale della libertà di espressione

Approvato al Senato con 105 sì, il disegno di legge 1004 per contrastare l’antisemitismo rischia di avere un effetto tutt’altro che benefico.

ddl antisemitismo

Immagina di svegliarti una mattina e non poter più esprimere liberamente quello che pensi sui social (o a voce, per chi lo fa ancora). Il rischio è di essere bannato o che il tuo post venga rimosso perché non è in linea con quanto stabilito dal Governo. Hai un vago ricordo di qualcosa che era stato fortemente voluto dai padri e dalle madri costituenti, una cosa che si chiama art. 21: tutela la libertà di espressione, quella con cui puoi manifestare il tuo pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. No, non è un episodio di Black Mirror. È un tassello che si inserisce in un disegno più ampio: reprimere il dissenso con il solito travestimento consunto – la sicurezza dei cittadini. Gad Lerner (giornalista ebreo) ci ha già avvisati: una legge speciale che tutela gli ebrei potrebbe avere l’effetto opposto e alimentare il pregiudizio antisemita. Ma i rischi del Ddl antisemitismo non si limitano solo a questo: vediamo perché.

Cos’è la legge Romeo

Dal nome del senatore della Lega Massimiliano Romeo, il Ddl 1004 (ormai noto come Ddl antisemitismo) è il giocatore più promettente del campionato della repressione, finora vinto dai Decreti sicurezza messi in campo uno dopo l’altro per mettere il bavaglio a ogni forma di opposizione.

Se anche la Camera dovesse approvarlo, l’art. 21 della Costituzione non ne uscirebbe zoppicante, ma profondamente ferito. E noi tutti sentiremmo l’aria cambiare ancora: non più gli alisei della democrazia, ma un vento gelido che paralizza le lingue e mina la nostra libertà.

Così, potrebbe essere possibile prendersela con tutti, a parole: il vicino di casa stronzo, il politico del Paese che ha promesso posti di lavoro a tutti, la presidente del Consiglio e i suoi comizi di aria fritta, persino il Papa e la sua schiera di burattini che pensano al sesso più di quanto Dio comanda.

Non sarebbe però più possibile criticare Israele e quello che combina ogni giorno (non solo a Gaza e non solo dal 7 ottobre 2023). Perché potremmo essere accusati di antisemitismo. Ma che vuol dire, di fatto? Te lo spiego subito.

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La definizione di antisemitismo dell’IHRA

Siamo ormai abituati a vedere scene surreali in cui da un lato lo Stato di Israele bombarda senza tregua tutto il vicinato e il resto del mondo ha perso la voce, ma se qualcuno perde la testa e fa partire un colpo di pistola in una sinagoga, viene subito accusato di covare odio per gli ebrei. Tutti, senza distinzione alcuna.

In queste righe non voglio scrivere un trattato sulle origini dell’antisemitismo, cioè dell’avversione storica verso gli ebrei, ma farti capire qual è la base del disegno di legge 1004, dal titolo “Disposizioni per il contrasto all’antisemitismo e per l’adozione della definizione operativa di antisemitismo”: la definizione di antisemitismo dell’IHRA Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance).

Secondo tale definizione, per «antisemitismo si intende una determinata percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni, di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree e non ebree, i loro beni, le istituzioni della comunità e i luoghi di culto ebraici».

Perché la definizione dell’IHRA è stata criticata

Adottando la definizione dell’IHRA – osteggiata nel tempo da accademici, esperti legali, politici e attivisti – il Governo prevede che l’Italia ripudi ogni forma di antisemitismo, favorendo azioni che possano contrastarne l’espressione e ostacolando la diffusione del pregiudizio antisemita.

Viene comunque ribadito che tutto questo non fermerà la libertà di critica politica e di espressione del pensiero e la libertà di riunione e di associazione. Una contraddizione, lo sappiamo, ma c’è di più.

Persino chi l’ha scritta ha suggerito di non utilizzarla per farci una legge, e neanche in contesti di formazione universitaria. Il rischio si vede a una distanza siderale: la censura contro chi critica Israele viene legalizzata.

Gli stessi membri dell’IHRA hanno ribadito che criticare l’operato dello Stato di Israele, se viola il diritto internazionale e i diritti umani in generale, non rientra minimamente nell’accezione di antisemitismo. Ma ecco che l’Italia ci casca a fagiolo, ricalcando i passi già fatti da altri Paesi. Indovinate quali? Stati Uniti e Germania.

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Antisemitismo e divieti: un connubio imperfetto

Il Ddl 1004 spinge al massimo sull’acceleratore. Sottolinea come sia palese che nelle critiche contro le azioni del Governo israeliano si nasconda un chiaro atteggiamento antisemita.

Una miopia innegabilmente politica, una mistificazione claudicante che si scontra con le accuse (che non sono di certo invenzioni) rivolte allo Stato di Israele: Benjamin Netanyahu e alcuni ministri sono indagati dalla Corte penale internazionale per il genocidio compiuto a Gaza.

E, nel caso te lo fossi perso, Netanyahu non è esattamente un esempio di virtù, dato che è indagato per abuso di potere, corruzione e frode (tra le altre cose). Per non parlare dell’attacco all’Iran e del disastro preannunciato in Libano, dove il numero degli sfollati continua ad aumentare (così come quello dei morti).

Quella dell’antisemitismo è una questione antica, da affrontare con l’educazione all’accoglienza, alla diversità, al rispetto, con la conoscenza che soppianta il germe dell’odio e della discriminazione con quello del dialogo e della cultura. Vietare qualcosa non ha mai risolto il problema. Gli ha solo messo addosso un LED fluorescente.

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Il Ddl antisemitismo è una minaccia reale alla libertà di espressione?

La criticità più grande del Ddl Romeo non è arrivare a vietare le manifestazioni a favore della Palestina. Ma è ovvio che una decisione politica possa avere delle ripercussioni psicologiche sulla presa di coscienza reale rispetto a ciò che il Governo di Israele ha fatto negli anni.

Insomma, non è che ci siamo svegliati un giorno con il rigurgito antisemita e gli antisionisti non sono – come il Rapporto annuale sull’antisemitismo in Italia vorrebbe farci credere – tutti gruppi di estrema sinistra, neonazisti, movimenti palestinesi, islamisti che simpatizzano per la causa, italiani di seconda generazione originari di Paesi arabi o attivisti dell’estrema sinistra latino-americana.

Il rischio reale è che persino lo slogan “Dal fiume al mare” usato durante le manifestazioni pro-Palestina venga preso di mira e diventi antisemita, così come il boicottaggio di prodotti israeliani – che rientra perfettamente nella nostra amatissima libertà di espressione.

E se l’antisemitismo viene praticamente equiparato al terrorismo, la preoccupazione maggiore è che si tramuti in pretesto per reprimere il dissenso, criminalizzando qualsiasi forma di sensibilizzazione non violenta sulla violazione dei diritti umani e il mancato rispetto del diritto internazionale da parte di Israele.

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Maria Saia
Esperta di diritti delle donne
Ha respirato per più di 20 anni la stessa aria di Falcone e Borsellino e ne condivide, ancora oggi, il sogno utopico di un mondo senza mafie e ingiustizie. Non a caso, “È la giustizia, non la carità, che manca nel mondo” è una delle sue citazioni preferite. Su deQuo, scrive di bonus e agevolazioni statali e di diritti della persona - in particolare, di diritti delle donne.
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