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Divorzio extra Ue: vale in Italia?

Quali sono i casi nei quali una coppia italiana può richiedere il divorzio all'estero? Quanto costa e come funziona la procedura? Scopriamolo insieme,

divorzio all'estero

Nonostante le procedure per il divorzio in Italia siano state notevolmente semplificate, ci sono ancora diversi casi in cui le coppie sposate in Italia decidono di divorziare all’estero

Il motivo principale consiste nel ridurre i tempi di attesa, in quanto in diversi Paesi dell’Unione europea e non è possibile divorziare anche nel giro di 3-4 mesi

A questo punto, è lecito chiedersi se il divorzio all’estero abbia una validità legale anche in Italia: nelle prossime righe, affronteremo l’argomento nel dettaglio. 

Come funziona il divorzio in Italia

La legge sul divorzio in Italia ha subito una serie di cambiamenti nel corso degli ultimi anni. In particolare, dal 2015 è stata introdotto la legge sul divorzio breve che ne ha ridotto i tempi:

Nonostante ciò, rimane sempre il fatto che in Italia, per poter divorziare, è necessario che ci sia sempre prima un periodo di separazione (la quale potrebbe anche concludersi con la riconciliazione da parte dei due coniugi). 

Ci sono invece alcuni Paesi esteri, come per esempio la Romania e la Spagna, nei quali il divorzio potrà avvenire anche senza un periodo di separazione: per questo sono diverse le coppie che si rivolgono al Tribunale civile di un Paese estero per ottenere la richiesta di divorzio. 

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Come funziona il divorzio all’estero

Ci sono alcune regole da rispettare per richiedere il divorzio all’estero:

  • in primo luogo, i due coniugi dovranno essere d’accordo;
  • in secondo luogo, uno dei due dovrà avere la residenza provvisoria nel Paese estero, la quale non ne cancellerà la residenza italiana. 

Dopo il deposito della richiesta di divorzio, si sarà una sola udienza attraverso la quale sarà emessa la sentenza di divorzio: quest’ultima dovrà essere trascritta in Italia, laddove è avvenuto il matrimonio tra i due. 

Quando il divorzio in un Paese straniero è valido

Per rispondere alla domanda iniziale sarà necessario fare riferimento all’articolo 64 della legge 218/1995, nel quale si legge che:

“La sentenza straniera è riconosciuta in Italia senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento quando:

a) il giudice che l’ha pronunciata poteva conoscere della causa secondo i principi sulla competenza giurisdizionale propri dell’ordinamento italiano;

b) l’atto introduttivo del giudizio è stato portato a conoscenza del convenuto in conformità a quanto previsto dalla legge del luogo dove si è svolto il processo e non sono stati violati i diritti essenziali della difesa;

c) le parti si sono costituite in giudizio secondo la legge del luogo dove si è svolto il processo o la contumacia è stata dichiarata in conformità a tale legge;

d) essa è passata in giudicato secondo la legge del luogo in cui è stata pronunziata;

e) essa non è contraria ad altra sentenza pronunziata da un giudice italiano passata in giudicato;

f) non pende un processo davanti a un giudice italiano per il medesimo oggetto e fra le stesse parti, che abbia avuto inizio prima del processo straniero;

g) le sue disposizioni non producono effetti contrari all’ordine pubblico”.

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Articolo 65

L’articolo 65 della stessa legge stabilisce inoltre che “hanno effetto in Italia i provvedimenti stranieri relativi alla capacità delle persone nonché all’esistenza di rapporti di famiglia o di diritti della personalità quando essi sono stati pronunciati dalle autorità dello Stato la cui legge è richiamata dalle norme della presente legge o producono effetti nell’ordinamento di quello Stato, anche se pronunciati da autorità di altro Stato, purché non siano contrari all’ordine pubblico e siano stati rispettati i diritti essenziali della difesa’’.

Articolo 66

Nell’articolo 66 viene infine previsto che “i provvedimenti stranieri di volontaria giurisdizione sono riconosciuti senza che sia necessario il ricorso ad alcun procedimento, sempre che siano rispettate le condizioni di cui all’art. 65, in quanto applicabili, quando sono pronunciati dalle autorità dello Stato la cui legge è richiamata dalle disposizioni della presente legge, o producono effetti nell’ordinamento di quello Stato ancorché emanati da autorità di altro Stato, ovvero sono pronunciati da un’autorità che sia competente in base a criteri corrispondenti a quelli propri dell’ordinamento italiano“.

Quanto costa il divorzio all’estero?

Abbiamo visto che il divorzio all’estero è una procedura che semplifica di molto i tempi di attesa previsti in Italia e sarà valido nel nostro Paese soltanto in seguito alla sua trascrizione

Quanto costa? A conti fatti si va da un minimo di 4.000 euro fino a un massimo di 10.000 euro. In tali cifre sono inclusi:

  • la parcella dell’avvocato;
  • l’affitto di un immobile per avere la residenza nel Paese estero. 

Per avere maggiori informazioni sul divorzio all’estero, ti consigliamo di contattare uno degli avvocati di deQuo e richiedere una consulenza.

Divorzio extra Ue – Domande frequenti

Quando è stato introdotto il divorzio in Italia?

Il divorzio in Italia è stato introdotto il 1º dicembre 1970, ma nel tempo la procedura è molto cambiata. 

Chi è separato è ancora sposato?

La separazione non scioglie gli effetti del matrimonio, ma libera i coniugi da alcuni obblighi, come quello di vivere sotto lo stesso tetto. 

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Immagine profilo autore
Graziana Aiello
Avvocato Civilista
Sono un avvocato che si occupa di diritto civile con studio a Torino e Catania. Nel corso degli anni ho sviluppato una vasta esperienza nel contenzioso legato al trading-forex, affrontando questioni relative a contratti finanziari e investimenti. Inoltre, ho acquisito competenze specifiche nella gestione di cause relative a separazioni, famiglia e minori. La mia esperienza professionale mi ha permesso di acquisire competenze trasversali e di essere in grado di fornire assistenza legale in molti altri ambiti del diritto civile.
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