Furto tra coniugi: quando non è punibile e cosa cambia in caso di convivenza
Quando il furto tra coniugi non è punibile e quali sono i limiti legali. Conseguenze in caso di convivenza e separazione per la responsabilità penale
- Il furto fra coniugi non è punibile fino a quando non interviene la separazione legale.
- La convivenza non è un presupposto sufficiente, poiché conta maggiormente lo status giuridico del rapporto.
- L’appropriazione si differenza dal furto fra coniugi perché l’autore del fatto ha già il possesso del bene.
Il tema del furto tra coniugi è poco esplorato, ma molto più frequente di quanto si pensi. Spesso è motivo di dubbi, perché tante sono le implicazioni personali nella gestione di beni comuni fra i coniugi.
Il diritto penale italiano disciplina questa materia in modo specifico, prevedendo regole che si discostano sensibilmente da quelle applicabili ai rapporti tra estranei. Il vincolo coniugale, infatti, introduce una serie di distinzioni rilevanti, con l’obiettivo di trovare un equilibrio tra la tutela della sfera patrimoniale individuale e il riconoscimento della peculiarità dei legami familiari.
Ne deriva che il furto tra coniugi non è sempre punibile: le conseguenze giuridiche variano in modo significativo a seconda delle circostanze, e la convivenza tra i coniugi gioca spesso un ruolo determinante nella valutazione del fatto.
Cosa significa causa di non punibilità
Un fatto, che generalmente sarebbe considerato reato e, quindi, punibile, in alcuni casi, può essere non sanzionato. Il punto di partenza è rappresentato dalla c.d. causa di non punibilità, prevista dall’art. 649 c.p.p.
Si tratta di un istituto tipico del diritto penale, che prevede la non sanzionabilità, ovvero, in pratica, la non applicazione delle pene. In altri termini, anche se il fatto commesso ha rilevanza penale ed conseguentemente un reato, non è punibile.

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Quando il furto fra i coniugi non è punibile
La causa di non punibilità trova applicazione per alcuni reati contro il patrimonio commessi in ambito familiare, come il furto fra coniugi. L’art. 649 c.p.p. prevede espressamente che non sei punibile se commetti un furto nei confronti di tua moglie o di tuo marito se non sei legalmente separato.
La medesima causa di non punibilità si applica nei confronti della parte dell’unione civile tra persone dello stesso sesso. Il fine, considerato prevalente dal Legislatore, è salvaguardare, per quanto possibile, i rapporti familiari, che potrebbero risultare ancora più compromessi in applicazione di sanzioni penali e fare in modo che i conflitti patrimoniali interni alla famiglia siano gestiti senza conseguenze penali.
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Punibilità del furto fra coniugi
Il furto fra coniugi non rimane sempre impunito. Vi sono casi in cui, infatti, anche se il furto è commesso nell’ambito di rapporti familiari, è punito.
Il furto fra coniugi è considerato reato punibile, quando è commesso:
- in separazione legale – gli ex coniugi devono quantomeno aver avviato la pratica per la separazione, disposta da parte del giudice, ed essere in attesa di divorzio;
- con violenza o minaccia – se il fatto è realizzato con violenza fisica, sessuale, psicologica o economica o con un atto minatorio o aggressivo, il furto fra coniugi è sempre punibile anche se le parti non siano legalmente separate.
Questo essenzialmente perché, in tali situazioni, i rapporti familiari sono già compromessi e la tutela della persona contro atti di aggressione di qualunque natura è, giustamente, ritenuta prevalente e, quindi, da difendere rispetto ad altri interessi che riguardano il patrimonio, minoritari rispetto al benessere della persona.

Esempi pratici di furti fra coniugi
Come accennato, non è sempre così facile stabilire a priori se sei punibile o no in caso di furto nei confronti del coniuge. Esempio classico e anche meno grave si ha quando rubi soldi dal portafoglio di tua moglie. In tal caso, tecnicamente e giuridicamente commetti un furto, ma non sei punibile, perché ancora legalmente coniugato.
Già più complicato da inquadrare è il furto realizzato in caso di conto corrente cointestato. Non si configura il furto anche se uno dei due coniugi preleva i soldi all’insaputa dell’altro per acquistare beni personali.
Se, invece, senza il consenso del tuo coniuge, accedi al suo conto corrente personale, per trasferire soldi al tuo conto, in tal caso non commetti furto solo se non sei legalmente separato.
Le modalità con le quali si può astrattamente realizzare il furto fra coniugi sono diverse. Per questo motivo, in caso tu dovessi commettere un furto o dovessi essere vittima ti conviene consultare un avvocato per sapere cosa fare, perché piccoli dettagli possono cambiare completamente l’inquadramento giuridico.
Che differenza c’è fra furto fra coniugi e appropriazione indebita
Molto spesso si confonde il furto fra coniugi con l’appropriazione indebita. Si configura appropriazione, ai sensi dell’art. 646 c.p., quando per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, ci si appropria di denaro o di cose mobili altrui di cui, a qualsiasi titolo, si ha il possesso.
Nel caso dell’appropriazione si realizza quello che in gergo si definisce una interversione del possesso. In tal caso, l’autore del reato si impossessa di un bene giuridico (denaro a altri beni mobili) di cui non è proprietario, ma ha già il possesso.
La distinzione riguarda essenzialmente il possesso: nel furto, l’autore non ha il possesso del bene, nell’appropriazione, invece, il reo è già possessore del bene, ma se ne appropria come se fosse di sua proprietà.
Per esempio, se vai a fare la spesa, utilizzando i soldi che tua moglie ti ha affidato per acquistare un bene, ma li trattieni, commetti appropriazione, ma se non sei legalmente separato non sei punibile, perché l’appropriazione è, come il furto, coperta dalla causa di non punibilità.
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Furto fra coniugi conviventi e non conviventi: cosa cambia
La realizzazione di un furto fra coniugi può avere ripercussioni diverse a seconda che i coniugi siano conviventi o no. Anche in questo caso, le situazioni possono riguardare:
- coniugi conviventi, generalmente, non ancora separati legalmente, poiché, diversamente, non potrebbe essere emesso il provvedimento di separazione. In tale ipotesi, la causa di non punibilità è pienamente operativa;
- coniugi non conviventi ed eventualmente separati di fatto, ma non legalmente: la causa di non punibilità è applicabile, perché la cessazione della convivenza non è sufficiente a far venir meno la non punibilità.
La non punibilità, quindi, si applica solo se non interviene la separazione legale, poiché la sola non convivenza non può considerarsi presupposto idoneo.
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Cosa fare in caso di furto fra coniugi
La legge riconosce al coniuge vittima di furto alcune tutele. Infatti, anche se il coniuge che ha commesso il furto non è punibile da un punto di vista penale, atteso che legalmente il vincolo matrimoniale sia ancora valido, perché non separati giuridicamente, l’altro coniuge può, in ogni caso, difendere i propri diritti.
Il coniuge che è stato derubato può intentare un’azione civile per chiedere all’altro di risarcire il danno cagionato dal furto. In tal caso, è obbligatorio l’intervento di un legale, a cui puoi chiedere per tempo un preventivo per valutare, in termini di convenienza, se procedere per le vie legali.
Il tuo difensore potrà anche quantificarti in linea di massima l’ammontare del risarcimento dei danni, in considerazione del valore del bene oggetto di furto e delle circostanze fattuali specifiche.
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