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Interdetto giudiziale: cosa significa e quali atti giuridici può compiere

Cosa si intende per interdizione giudiziale, chi è l'interdetto giudiziale sul quale applicare questa procedura, come funziona e la differenza con l'interdizione legale.

interdetto giudiziale

L’interdizione giudiziale ha la funzione di tutelare tutti quei soggetti che si ritrovano in condizione di abituale infermità mentale

Si tratta, dunque, di quelle persone considerate incapaci di provvedere ai propri interessi in autonomia. 

Vediamo di seguito chi è di preciso l’interdetto giudiziale, come funziona il procedimento di interdizione e la nomina del tutore. 

Chi è l’interdetto giudiziale?

L’interdetto giudiziale è una persona che viene privata della capacità di compiere atti giuridicamente rilevanti e che possano essere lesivi per i loro interessi. 

Si tratta, dunque, di uno strumento di protezione per quei soggetti che si trovano in particolari condizioni psicofisiche. Di quali si tratta di preciso?

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Interdetto giudiziale: esempio

I soggetti ai quali si rivolge il procedimento di interdizione giudiziale sono quelli affetti da infermità di mente, una condizione che impedisce al soggetto di esprimere in modo libero e consapevole la propria volontà

Tale infermità dovrà anche essere:

  • abituale, nel senso che si tratta di una malattia irreversibile e/o incurabile;
  • rendere il soggetto in questione incapace di provvedere ai propri interessi e metterlo nella condizione di necessitare una protezione adeguata

Si tratta di uno strumento che viene adottato nei casi in cui non sia possibile ricorrere all’amministratore di sostegno e qualora gli altri strumenti di protezione non siano idonei, o risultino insufficienti. 

Interdizione giudiziale: art. 414 cc

All’articolo 414 del codice civile, il quale regola le persone che possono essere interdette, si legge che Il maggiore di età e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi, sono interdetti quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione.

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Quali sono le conseguenze dell’interdizione giudiziale

L’interdizione giudiziale può essere attivata sia nei confronti di un maggiorenne, sia di un minorenne nel suo diciassettesimo anno di età. 

L’istanza di interdizione giudiziale potrà essere presentata:

  • dall’interdicendo;
  • dal coniuge;
  • dalla persona stabilmente convivente;
  • dai parenti entro il 4°  grado;
  • dagli affini entro il 2° grado;
  • dal pubblico ministero.

La richiesta viene fatta con ricorso al Tribunale del luogo in cui ha la residenza o il domicilio la persona da interdire. La richiesta viene comunicata dal Presidente del Tribunale al Pubblico Ministero, il quale ha anche facoltà di respingere la domanda. 

Come si ottiene l’iterdizione

Qualora la domanda non venga respinta, il Presidente nomina il giudice istruttore, il quale fissa l’udienza di comparizione:

  • del soggetto che ha presentato la domanda;
  • dell’interdicendo;
  • di tutti i soggetti menzionati nella domanda. 

Il giudice istruttore valuta l’interdicendo, sentendo anche il parere delle altre persone citate e avendo a sua disposizione la possibilità di farsi assistere da un consulente tecnico, quale un medico. 

Il giudice istruttore potrà nominare, anche d’ufficio, un tutore provvisorio nel caso in cui ritenga che debbano essere compiuti degli atti urgenti. La sentenza di interdizione dispone la nomina di un tutore, che viene solitamente scelto tra:

  • coniuge non separato;
  • genitore;
  • figlio maggiorenne;
  • persona indicata con un testamento dal genitore superstite. 
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Interdizione giudiziale e compiti del tutore

La sentenza di interdizione viene annotata sul registro delle tutele e comunicata all’ufficiale dello stato civile, il quale la inserirà a margine dell’atto di nascita. Il tutore nominato avrà il compito di rappresentare l’interdetto dal punto di vista legale e di amministrarne il patrimonio

In particolare, la figura del tutore potrà compiere:

  1. atti di ordinaria amministrazione;
  2. atti di straordinaria amministrazione: in questo caso dovrà prima essere autorizzato dal giudice tutelare o del tribunale, sulla base di quanto previsto dagli artt. 412-413 del codice civile.

Il tutore dovrà anche tenere la contabilità dell’amministrazione dell’interdetto e renderne conto ogni anno al giudice tutelare. Il suo incarico potrà avere una durata non superiore ai 10 anni (fatta eccezione per coniuge, convivente, ascendenti e discendenti).

Cosa può fare l’interdetto giudiziale

L’interdetto giudiziale non potrà compiere nessun atto giuridicamente rilevante, se non quelli che potranno soddisfare le esigenze della vita quotidiana in rapporto alle proprie capacità intellettive.

Ad ogni modo, l’interdetto potrà essere autorizzato dal giudice a compiere alcuni atti di ordinaria amministrazione. Sarà inoltre possibile:

  • sposarsi;
  • riconoscere i figli nati fuori dal matrimonio;
  • fare testamento. 

Revoca interdizione giudiziale

L’interdizione potrà anche essere revocata con una sentenza del tribunale su istanza di:

  • coniuge;
  • convivente;
  • parenti entro il 4° grado;
  • affini entro il 2° grado;
  • tutore e pubblico ministero.

Nell’ipotesi in cui il tribunale ritenesse che l’interdetto non abbia riacquistato la piena capacità, potrà comunque revocare l’interdizione e nominare un amministratore di sostegno

Interdizione giudiziale e legale: differenze

Interdetto giudiziale – Domande frequenti

Cosa vuol dire interdetto giudiziale?

L’interdetto giudiziale è una persona che viene privata della propria capacità di compiere degli atti giuridicamente rilevanti: scopri come funziona la procedura

Che differenza c’è tra interdetto giudiziale e legale giudiziale?

La differenza tra l’interdizione giudiziale e legale consiste nel fatto che nel primo caso non si potrà compiere nessun atto di natura personale o patrimoniale, mentre nel secondo soltanto quelli di natura patrimoniale. 

Chi può essere interdetto giudizialmente?

Ai sensi della legge possono essere interdetti i seguenti soggetti: il maggiore d’età, il minore emancipato, il minore non emancipato nell’ultimo anno della minore età, quindi prima dei 18 anni.

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Maria Vittoria Simoni
Esperta di diritto penale
Neo laureata in legge, sogna di diventare un giorno magistrato. Nel frattempo, scrive per la redazione di deQuo, condividendo le sue conoscenze giuridiche online.
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