Posso occupare una casa abbandonata?
Il fascino delle case abbandonate porta molti a chiedersi se sia legale occuparle e viverci tranquillamente, per tutta la vita. Sarebbe bello, ma la legge non la pensa esattamente così.
L’idea di entrare e vivere in una casa apparentemente abbandonata è venuta in mente a molti, spesso spinti da necessità abitative, altre volte da curiosità o dalla convinzione che, se un immobile è lasciato a se stesso da anni, nessuno possa davvero opporsi. Ma occupare una casa abbandonata è quasi sempre illegale, e la legge italiana disciplina in modo piuttosto rigoroso queste situazioni.
Se ti interessa capire quando entrare in una casa abbandonata è reato, quando invece si rischiano solo conseguenze civili e cosa succede se l’occupazione prosegue nel tempo, in questo articolo analizziamo la normativa di riferimento, le principali sentenze e alcuni casi reali, per fare chiarezza su un argomento interessante.
Cosa si intende per casa “abbandonata”
Nel linguaggio comune, una casa abbandonata è un immobile disabitato, magari in cattive condizioni, senza utenze attive e apparentemente privo di controllo. Dal punto di vista giuridico, però, l’abbandono materiale non coincide quasi mai con l’abbandono legale.
Un immobile può essere:
- di proprietà privata, anche se il proprietario non lo utilizza da anni;
- pubblico (per esempio una casa popolare non assegnata);
- oggetto di successioni non definite o contese tra eredi.
In tutti questi casi, l’esistenza di un proprietario o di un titolare di un diritto reale impedisce di considerare l’immobile “di nessuno”. Questo è il punto di partenza per comprendere perché l’occupazione è, nella maggior parte dei casi, vietata.
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È reato entrare in una casa abbandonata?
La risposta è: dipende dalle circostanze. Entrare in una casa abbandonata può integrare diversi reati, a seconda delle modalità e dell’intenzione di chi entra.
Il primo riferimento normativo è l’art. 614 del codice penale, che punisce la violazione di domicilio. Questo reato sussiste quando ci si introduce o ci si trattiene nell’abitazione altrui contro la volontà del proprietario, anche se la casa non è abitata in quel momento.
La giurisprudenza ha chiarito che la violazione di domicilio può configurarsi anche in caso di casa disabitata, purché l’immobile conservi una destinazione abitativa attuale e riconoscibile. La Cassazione ha più volte ribadito che non conta la presenza fisica di persone, ma la funzione dell’immobile.
Diverso è il caso di edifici in stato di totale abbandono e fatiscenza, privi di porte, finestre o segni di utilizzo. In queste situazioni, entrare temporaneamente – per curiosità o per attività di esplorazione urbana (urbex) – può non integrare automaticamente un reato penale, se manca l’intenzione di occupare stabilmente o di trarre profitto.
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Quando scatta il reato di occupazione abusiva
Il reato più rilevante è quello previsto dall’art. 633 c.p. – invasione di terreni o edifici. La norma punisce chi invade arbitrariamente immobili altrui al fine di occuparli o di trarne profitto.
Perché si configuri il reato servono tre elementi:
- l’assenza di un titolo legittimo;
- l’ingresso arbitrario nell’immobile;
- la volontà di stabilirsi o di utilizzare il bene come se fosse proprio.
Non è necessario l’uso della violenza: anche un ingresso apparentemente pacifico può essere penalmente rilevante se finalizzato all’occupazione. Le pene previste vanno dalla reclusione da uno a tre anni, oltre alla multa. In presenza di aggravanti – come l’occupazione da parte di più persone – la pena aumenta.
Negli ultimi anni, il legislatore ha introdotto norme ancora più severe per tutelare il diritto di abitazione, come il nuovo art. 634-bis c.p., che colpisce l’occupazione di immobili destinati a domicilio altrui, soprattutto quando impedisce al legittimo titolare di rientrare in casa.
Quando non è reato occupare una casa?
Esistono casi eccezionali in cui l’occupazione di un immobile non è punibile. Il principale è lo stato di necessità, disciplinato dall’art. 54 c.p.
La Corte di Cassazione ha chiarito che l’occupazione può essere giustificata solo se:
- esiste un pericolo attuale e grave per la persona (per esempio rischio per la salute o per la vita);
- il pericolo non è evitabile in altro modo;
- l’occupazione è temporanea e proporzionata.
Una sentenza significativa è quella che ha escluso la punibilità di alcuni attivisti che avevano occupato un edificio dismesso per offrire riparo a persone esposte a condizioni climatiche estreme. In questi casi, i giudici hanno ritenuto prevalente la tutela della vita umana rispetto al diritto di proprietà.
Chiariamo però una cosa: lo stato di necessità non giustifica un bisogno abitativo permanente. Vivere stabilmente in una casa occupata, anche per difficoltà economiche, non basta a escludere il reato.
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Cosa succede se occupo una casa abbandonata
Chi occupa abusivamente un immobile può andare incontro a conseguenze sia penali, sia civili. Sul piano penale, il proprietario può sporgere querela per invasione di edifici o violazione di domicilio. In alcuni casi aggravati si procede d’ufficio.
Sul piano civile, il proprietario può chiedere:
- la reintegrazione nel possesso;
- lo sgombero dell’immobile;
- il risarcimento dei danni per l’uso illegittimo.
La condanna penale, da sola, non comporta automaticamente il rilascio dell’immobile: spesso è necessario un ulteriore procedimento civile. Questo spiega perché, nella pratica, gli sgomberi possono richiedere tempo, nonostante l’illiceità della condotta.
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Casi reali e orientamenti della giurisprudenza
La giurisprudenza italiana è piuttosto costante nel ritenere reato l’occupazione di immobili, anche se inutilizzati da anni. La Cassazione ha affermato che il consenso informale di terzi o presunti eredi non legittima l’occupazione, se manca un titolo valido.
Particolarmente severi sono i giudici nei casi di case popolari: occupare un alloggio ERP senza assegnazione è considerato reato, perché lede anche i diritti di chi è in graduatoria. Al contrario, le sentenze assolutorie per stato di necessità restano rare e limitate a situazioni eccezionali, come emergenze umanitarie o pericoli immediati per le persone.
Usucapione casa abbandonata: occupare non significa diventare proprietari
Un errore comune è pensare che occupare una casa abbandonata possa portare automaticamente alla proprietà per usucapione. In realtà, l’usucapione richiede un possesso pacifico, pubblico e non interrotto per almeno 20 anni, e soprattutto non deve essere violento o clandestino.
Un’occupazione abusiva contestata dal proprietario difficilmente potrà mai trasformarsi in usucapione. Anzi, la denuncia interrompe qualsiasi decorso del termine.
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Conviene occupare una casa abbandonata?
Dal punto di vista legale, la risposta è quasi sempre negativa. I rischi penali, i costi di un eventuale processo e l’incertezza degli esiti rendono l’occupazione una scelta altamente pericolosa.
Se si ha bisogno di una soluzione abitativa o si vuole recuperare un immobile inutilizzato, esistono alternative legali: contratti, comodati, acquisto, bandi pubblici o accordi con i proprietari. Prima di agire, è sempre consigliabile confrontarsi con un avvocato.
Quando chiedere una consulenza legale
Ogni situazione è diversa: una casa davvero abbandonata, una proprietà con eredi irreperibili o un’occupazione già in corso possono avere risvolti giuridici complessi. Un avvocato può aiutare a valutare i rischi concreti, capire se esistono margini di tutela o individuare soluzioni legali per evitare conseguenze penali. In casi come questi, una consulenza preventiva è spesso il modo migliore per evitare problemi molto più seri in futuro.
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