Quanto tempo ha un avvocato per chiedere i soldi?
Vediamo qual è il termine entro cui il professionista legale può agire per ottenere il pagamento del proprio compenso.
- Il termine di prescrizione del credito di un avvocato ordinario è di tre anni, ai sensi dell’art. 2956 n. 2 c.c.
- Tale termine diventa decennale se il credito è accertato con sentenza o decreto ingiuntivo passati in giudicat.o
- La prescrizione decorre, per gli incarichi unitari, dalla conclusione del giudizio o del mandato professionale, ma può essere interrotta con una semplice messa in mora scritta (raccomandata o PEC).
La prescrizione del credito professionale dell’avvocato riguarda il diritto del legale di ottenere il pagamento del proprio compenso per l’attività prestata. La disciplina della prescrizione in questo ambito ha subito una significativa evoluzione normativa e giurisprudenziale, particolarmente a seguito dell’abrogazione delle tariffe forensi obbligatorie e dell’introduzione dei parametri ministeriali. Vediamo nel dettaglio quali sono le regole da conoscere.
Come funziona il diritto al compenso dell’avvocato
L’avvocato, in quanto professionista intellettuale, ha diritto a un compenso per le prestazioni rese al cliente (art. 2229 ss. c.c.). Tale compenso è oggi disciplinato dalla Legge 31 dicembre 2012, n. 247 (nuovo ordinamento forense) e dai parametri ministeriali fissati con D.M. 10 marzo 2014, n. 55, aggiornato dal D.M. 13 agosto 2022, n. 147. In assenza di accordo scritto sul compenso, si applicano i parametri ministeriali.
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Quando si prescrive il credito dell’avvocato?
Il punto più dibattuto riguarda il termine di prescrizione applicabile al credito del professionista legale. Il codice civile prevede due norme potenzialmente valide:
- art. 2956 c.c. – Prescrizione triennale: si applica ai crediti dei professionisti per il compenso dell’opera prestata e per il rimborso delle spese correlative;
- art. 2946 c.c. – Prescrizione ordinaria decennale, che è la regola generale per i diritti di credito.
La norma speciale (art. 2956 n. 2 c.c.) prevede che il credito del professionista si prescriva in tre anni. Tuttavia, la giurisprudenza ha introdotto significative distinzioni che è fondamentale conoscere.
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1. Prescrizione triennale (Art. 2956 c.c.)
Il termine triennale si applica al credito dell’avvocato derivante da prestazioni professionali rese nell’ambito di un incarico a carattere continuativo o ripetuto nel tempo. La prescrizione decorre dalla cessazione del rapporto professionale complessivo, ovvero dalla conclusione di ogni singola prestazione autonoma, a seconda della natura dell’incarico. La ratio di questo termine breve è proteggere il cliente dalla difficoltà di provare il pagamento a distanza di molto tempo. L‘onere della prova del pagamento spetta comunque al cliente.
2. Prescrizione decennale
La prescrizione ordinaria decennale si applica nei seguenti casi, ormai consolidati in giurisprudenza:
- credito risultante da sentenza o decreto ingiuntivo passati in giudicato – il giudicato trasforma il credito professionale in un credito accertato giudizialmente, soggetto alla prescrizione decennale ex art. 2953 c.c.;
- credito risultante da riconoscimento del debitore – se il cliente riconosce formalmente il debito (ad es. con una dichiarazione scritta), il termine decennale riparte dal riconoscimento;
- credito derivante da contratto scritto con scadenza determinata – qualora le parti abbiano formalmente regolato il compenso con scadenza precisa, secondo parte della dottrina può applicarsi il termine ordinario.
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Da quando decorre la prescrizione del compenso dell’avvocato?
Stabilire il dies a quo è spesso la questione più delicata. I criteri elaborati dalla giurisprudenza sono:
- per un incarico unitario (es. difesa in un giudizio), la prescrizione decorre dalla definizione del giudizio (sentenza, transazione, rinuncia agli atti);
- per prestazioni autonome e distinte, la prescrizione decorre separatamente per ciascuna prestazione, dal giorno in cui poteva essere preteso il pagamento;
- per incarico continuativo a lungo termine, la prescrizione decorre dalla conclusione complessiva del rapporto professionale.
La Cassazione (Sez. II, sent. n. 11485/2021) ha ribadito che, in caso di incarico unitario, la prescrizione non inizia a decorrere sino alla cessazione del rapporto, anche se il professionista avrebbe potuto pretendere acconti prima.
Quando si interrompe la prescrizione?
La prescrizione può essere interrotta mediante:
- richiesta stragiudiziale di pagamento (lettera di messa in mora con raccomandata A/R o PEC);
- notifica di atto di citazione o ricorso per decreto ingiuntivo;
- riconoscimento del debito da parte del cliente.
L’interruzione fa ripartire da zero il termine prescrizionale. La sospensione, invece, ha effetto più limitato: il periodo già maturato si somma a quello successivo alla sospensione.
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Come si recupera il credito dal cliente?
Per ottenere il pagamento del compenso, l’avvocato può ricorrere a diversi strumenti, quali:
- decreto ingiuntivo ex artt. 633 ss. c.p.c.: la parcella o il prospetto delle prestazioni costituisce prova idonea ai sensi dell’art. 634 c.p.c.;
- procedimento semplificato ex art. 14 D.Lgs. n. 150/2011: consente una procedura rapida davanti al Consiglio dell’Ordine per la liquidazione delle spese legali;
- azione ordinaria di cognizione: più lenta ma utile in caso di contestazioni sul quantum.
Ai fini del decreto ingiuntivo, l’avvocato creditore deve depositare la nota spese (o parcella) contenente l’indicazione delle prestazioni svolte, dei valori o quantità, e del compenso richiesto. La parcella deve rispettare i parametri ministeriali. Il parere di congruità rilasciato dal Consiglio dell’Ordine, pur non obbligatorio, rafforza la posizione del professionista.
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Prescrizione credito avvocato – Domande Frequenti
In linea generale, il credito si prescrive in tre anni ai sensi dell’art. 2956 n. 2 c.c. Tuttavia, se il credito è stato accertato con sentenza passata in giudicato o con decreto ingiuntivo definitivo, la prescrizione diventa decennale.
Per un incarico unitario come la difesa in un giudizio, la prescrizione decorre dalla data in cui il giudizio si è definito (sentenza, transazione o altro atto conclusivo), non dal singolo atto difensivo.
Sì, un riconoscimento scritto del debito da parte del debitore costituisce atto interruttivo della prescrizione ai sensi dell’art. 2944 c.c. e fa ripartire da zero il termine triennale. È consigliabile conservare tale comunicazione come prova.
Sì, oltre al compenso, l’avvocato ha diritto al rimborso delle spese anticipate (tasse giudiziarie, contributo unificato, spese notifiche, ecc.). Anche per queste vige la prescrizione triennale dell’art. 2956 c.c., decorrente dalle medesime regole applicabili al compenso.
In assenza di accordo scritto, il compenso viene determinato applicando i parametri ministeriali (D.M. 55/2014 e s.m.i.), tenendo conto del valore della controversia e delle fasi processuali svolte. L’avvocato non perde il diritto al compenso per mancanza di contratto scritto.
Sì. Il Consiglio dell’Ordine competente può rilasciare il parere di congruità sulla parcella, utile ai fini del decreto ingiuntivo, e può offrire tentativi di mediazione. In alcuni casi è attivabile anche la procedura ex art. 14 D.Lgs. n. 150/2011.
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