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Come contestare la parcella di un avvocato?

Cos'è la parcella dell'avvocato? Quando e come è possibile contestarla? Ecco una guida completa che ti illustra tutto quello che devi sapere.

Come contestare la parcella di un avvocato
  • La parcella dell’avvocato è il documento fiscale relativo alle spese e agli onorari presentato dal professionista al suo cliente.
  • La parcella può essere contestata, per esempio, quando la somma richiesta dal legale è sproporzionata all’attività svolta.
  • La contestazione può avvenire chiedendo al Consiglio dell’Ordine di appartenenza del professionista un parere sulla congruità della parcella o agendo in giudizio.

La parcella dell’avvocato viene normalmente contestata nel caso in cui il professionista richieda al suo assistito un importo sproporzionato rispetto all’attività svolta. La procedura prevede la richiesta di un parere di congruità all’Ordine degli Avvocati, preceduto da un tentativo di conciliazione, o il ricorso al giudice.

Nelle righe che seguono, ti spiego come bisogna agire in queste situazioni, analizzando tutta la procedura di contestazione in maniera chiara e dettagliata. Ti ricordo, inoltre, che, qualora avessi necessità di consultare un avvocato per una consulenza legale più approfondita sull’argomento, puoi rivolgerti a uno degli avvocati presenti su deQuo.

Cos’è la parcella dell’avvocato?

Per parcella dell’avvocato si intende il documento, equivalente a una fattura, con cui il legale richiede al cliente il pagamento del compenso (onorario) e il rimborso delle spese sostenute per l’attività professionale svolta. Essa rappresenta il corrispettivo per la consulenza o l’assistenza legale, determinato in base ai parametri forensi, accordi scritti o tariffe professionali.

Nella parcella devono essere indicati dettagliatamente:

  • l’attività prestata (per esempio, analisi del caso, redazione di atti, udienze, ecc.);
  • la durata complessiva dell’incarico;
  • la somma richiesta, suddivisa tra compenso professionale, spese vive sostenute, spese generali (15%), CPA (4%) e IVA (22%).

Prima di procedere al pagamento del professionista, è bene che l’assistito controlli attentamente tutte le voci e chieda chiarimenti se ha qualche dubbio, specialmente se la parcella non corrisponde a quanto prospettato a inizio rapporto.

Ti consigliamo anche: Calcolo fattura Avvocato: come calcolare la parcella dello studio legale

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Che differenza c’è tra compenso e preventivo?

Come detto, la parcella dell’avvocato è il documento consuntivo con cui il professionista richiede il pagamento al suo assistito. Nella maggior parte dei casi, la parcella dell’avvocato tende ad essere confusa con il compenso e il preventivo. A tal proposito, ti chiarisco che il compenso è l’importo che il professionista ha diritto di ricevere per l’attività svolta, mentre il preventivo è la proposta economica che l’avvocato formula prima di iniziare l’incarico.

Quanto a quest’ultimo, la legge stabilisce che l’avvocato debba consegnare al cliente un preventivo scritto, chiaro e trasparente. Se il professionista non provvede a ciò, il giudice potrà valutare il compenso secondo equità, considerando i parametri ministeriali, sentito il parere del Consiglio dell’Ordine.

Leggi anche: Calcolo compenso avvocato: cosa sono i parametri forensi

Parcella pattuita o non pattuita: cosa cambia ai fini della contestazione?

Alla pattuizione del compenso del professionista in forma scritta consegue l’accettazione della somma richiesta o dei criteri per determinarla. In questo caso, è più difficile contestare l’ammontare della parcella, salvo che emergano vizi del consenso (errore, violenza, dolo) oppure una rilevante inadempienza del professionista.

In mancanza di accordo scritto, l’assistito può chiedere che la parcella sia verificata sulla base della congruità del compenso rispetto all’attività effettivamente prestata. In queste situazioni, il ricorso ai parametri forensi è fondamentale, in quanto gli stessi rappresentano una guida per valutare se la cifra richiesta è proporzionata.

Va sottolineato che in entrambi i casi il cliente non può rifiutarsi di pagare, ma può solo chiedere una rideterminazione equa, secondo criteri oggettivi.

Potrebbe interessarti anche: Avvocato chiede un compenso eccessivo: cosa fare e come tutelarsi

Si può contestare una parcella eccessiva?

Qualora la parcella dell’avvocato appaia ingiustificatamente esagerata, è possibile contestarla anche in presenza di un accordo, a condizione che venga dimostrato uno squilibrio evidente tra il valore richiesto e la prestazione ricevuta. Il compenso, infatti, deve essere coerente con il valore della causa o il lavoro effettivamente svolto, altrimenti è contestabile.

Secondo l’art. 29 del Codice deontologico forense, chiedere al cliente compensi eccessivi costituisce un illecito disciplinare, anche se il questi aveva inizialmente accettato la cifra. Ciò avvalora la tesi secondo cui la pattuizione economica non è totalmente libera, ma deve rimanere entro limiti di ragionevolezza. Un compenso particolarmente alto può essere giustificato solo da specifiche situazioni, come l’urgenza o la particolare difficoltà del caso.

Potresti approfondire leggendo: Avvocato chiede un compenso eccessivo: cosa fare e come tutelarsi

I parametri forensi del D.M. 147/2022

I parametri ministeriali forensi, sebbene non vincolanti, costituiscono una guida utile per valutare se la cifra richiesta rientra in un margine di ragionevolezza. I valori in questione si basano su criteri oggettivi, cioè il valore economico della causa, la complessità, la natura dell’attività e il numero di fasi processuali.

Alcune somme orientative, al netto di imposte e spese accessorie sono:

  • circa 5.077 euro per una causa tra 5.200 e 26.000 euro;
  • circa 7.616 euro per una causa tra 26.000 e 52.000 euro;
  • circa 14.103 euro per una causa tra 52.000 e 260.000 euro.

I parametri stragiudiziali medi sono:

  • fino a 1.100 euro: 284,00 euro;
  • da 1.100,01 a 5.200 euro: 1.276,00 euro;
  • da 5.200,01 a 26.000 euro: 1.985,00 euro;
  • da 26.000,01 a 52.000 euro: 2.410,00 euro.

A tali valori si aggiungono il 15% di spese generali, il 4% di contributo previdenziale (CPA) e il 22% di IVA.

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Contestazione della parcella: il parere di congruità e la conciliazione

Per contestare la parcella, l’assistito può rivolgersi al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati presso cui è iscritto il professionista, chiedendo il parere di congruità, che consiste in una procedura volta ad ottenere una valutazione tecnica sull’adeguatezza dell’importo richiesto. Il Consiglio dell’Ordine esamina la parcella e, dopo aver considerato l’attività prestata dal professionista, emette un parere motivato.

Il parere può essere preceduto da una fase di conciliazione. Si tratta di un accordo tra cliente e avvocato, per esempio, attraverso convocazione informale o confronto tra le parti. Spesso questa soluzione permette di evitare un contenzioso.

Leggi anche: Quando un avvocato può essere radiato dall’Albo professionale?

Quando ricorrere al giudice

Qualora non si raggiunga un accordo con l’avvocato e neanche l’intervento dell’Ordine risulti efficace, il cliente può agire in giudizio per ottenere una determinazione giudiziale del compenso o per contestare la parcella.

Se vi è un accordo scritto sul compenso, il giudice potrà sindacarlo soltanto in casi eccezionali, come manifesta sproporzione o vizi del consenso. Se non vi è un accordo oppure se lo stesso non è chiaro, il giudice potrà liquidare il compenso autonomamente, applicando i criteri di cui all’art. 2233 c.c. In tal caso, i parametri forensi rappresentano una guida importante, sebbene non siano vincolanti: il giudice può discostarsene motivando a seconda della complessità del caso, dell’urgenza o dell’esperienza del professionista.

Anche in fase giudiziale occorre dimostrare l’attività prestata, il valore della causa o del servizio, nonché la corrispondenza tra l’attività e la somma richiesta.

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Contestazione parcella avvocato – Domande frequenti

Posso non pagare se la parcella è eccessiva?

Non puoi semplicemente rifiutarti di pagare il professionista se la parcella è troppo alta, in quanto rischi un decreto ingiuntivo e il recupero forzoso dei crediti.

La parcella comprende anche le spese vive?

No, generalmente la parcella si riferisce al compenso professionale. Le spese vive sono di solito escluse e devono essere documentate.

È possibile concordare una parcella forfettaria o a risultato?

Sì, si può concordare un compenso fisso o legato al risultato, a condizione che rimanga rispettata la proporzionalità e vi sia una base minima garantita.

È possibile rateizzare il pagamento della parcella?

Sì, se il mandato lo prevede. Molti avvocati accettano forme di pagamento dilazionato.

Cosa succede se non ho firmato un preventivo?

In assenza di preventivo scritto, la contestazione è più semplice. L’avvocato ha l’onere di provare l’effettività e la consistenza della prestazione svolta.

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