Profilo fake: cos’è, quando è reato e come denunciarlo alla Polizia Postale
Creare un account falso sui social network non è sempre innocuo: in Italia esistono reati specifici che puniscono chi usa un'identità fittizia per ingannare, diffamare o truffare. Ecco tutto quello che devi sapere, dalla legge alla denuncia.
- Il profilo fake diventa reato quando viene usato per ingannare qualcuno, usurpare l’identità altrui o causare un danno: si configura principalmente il delitto di sostituzione di persona (art. 494 c.p.), punito con la reclusione fino a un anno.
- La Polizia Postale è l’autorità competente per le denunce sui reati informatici, e dispone di strumenti tecnici per risalire a chi si nasconde dietro un account falso.
- Se hai scoperto un profilo falso a tuo nome, devi raccogliere le prove prima di segnalare il profilo alla piattaforma, perché la rimozione anticipata potrebbe vanificare la denuncia.
Aprire un account falso su Facebook, Instagram o qualsiasi altro social sembra, a molti, un gesto quasi banale. Un nickname inventato, una foto presa da internet (o fatta con l’AI), qualche dato falso – e il gioco è fatto. Ma il profilo fake non è sempre uno scherzo senza conseguenze. Ogni giorno in Italia qualcuno scopre che qualcun altro ha rubato la propria identità, ha creato un profilo a proprio nome, ha scritto cose offensive o ha truffato persone fingendo di essere qualcun altro. Capire quando si tratta di un reato, come riconoscere un account falso e come agire è più utile di quanto si pensi.
Cos’è un profilo fake?
Un profilo fake – termine inglese che significa letteralmente “profilo falso” – è un account creato su un social network o su qualsiasi piattaforma digitale in cui chi si registra presenta informazioni non corrispondenti alla realtà. Può trattarsi di un nome inventato, di foto rubate a un’altra persona, di dati anagrafici falsi o di una combinazione di tutti questi elementi.
Le ragioni per cui si creano profili fake Facebook (o su qualsiasi altra piattaforma) sono molto diverse. Può infatti essere utilizzato per:
- nascondersi dietro l’anonimato per molestare, insultare o fare cyberbullismo;
- rubare l’identità di una persona reale per danneggiarla o truffare i suoi contatti;
- condurre truffe sentimentali o romantiche (catfishing);
- spiare un ex partner o conoscenti senza farsi riconoscere;
- diffondere contenuti offensivi o falsi attribuendoli a qualcun altro;
- condurre esperimenti sociali o ricerche di marketing.
Non tutte queste situazioni configurano un reato: la valutazione dipende dalle finalità del profilo e da ciò che viene fatto con esso.
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Quando il profilo fake sfocia in un reato?
La domanda più comune è semplice: avere un profilo fake è reato? La risposta non è automatica. La mera creazione di un account con un nome falso o inventato, di per sé, non integra necessariamente una fattispecie penale. Il reato scatta quando il profilo viene usato per ingannare qualcuno, attribuirsi l’identità di un’altra persona reale o per causare un danno.
Il riferimento principale è l’art. 494 del Codice penale, che punisce la sostituzione di persona, per il quale:
Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno.
La sostituzione di persona è un reato procedibile d’ufficio, il che significa che non è necessaria una querela da parte della persona offesa per far partire il procedimento penale: è sufficiente una denuncia o segnalazione alle autorità competenti.
La giurisprudenza ha applicato questa norma in modo sempre più esteso al mondo digitale. La Cassazione penale, Sez. V, con sentenza n. 25533 del 17 marzo 2023, ha affermato che integra il delitto di sostituzione di persona la condotta di chi crei e utilizzi profili social e account internet servendosi dei dati anagrafici di un’altra persona, esplicitamente contraria, al fine di far ricadere su quest’ultima l’attribuzione delle connessioni eseguite in rete.
Ancora più recentemente, la Cassazione penale, Sez. VI, con sentenza n. 40167 del 24 aprile 2024, ha ribadito che integra il delitto di sostituzione di persona qualsiasi condotta tesa a indurre taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui identità, e che tale condotta può concorrere con il reato di truffa qualora sia finalizzata a ottenere un indebito vantaggio patrimoniale con conseguente danno per il soggetto ingannato.
Approfondisci leggendo Delitto di sostituzione di persona: quando è reato
Altri reati associati alla creazione di un profilo falso sui social
Un profilo fake può far scattare, a seconda dei casi, anche altri reati:
- diffamazione aggravata (art. 595 c.p.), se dal profilo falso vengono pubblicati contenuti offensivi che ledono la reputazione di qualcuno – con aggravante perché diffusi via internet, potenzialmente a un numero indeterminato di persone;
- stalking (art. 612-bis c.p.), se il profilo viene usato per molestare, perseguitare o minacciare qualcuno in modo reiterato;
- trattamento illecito di dati personali (art. 167 D.Lgs. n. 196/2003, Codice Privacy), se vengono usate foto o dati personali di un altro soggetto senza il suo consenso;
- truffa informatica (art. 640-ter c.p.), se il profilo falso è lo strumento di una frode economica.
Come riconoscere un profilo fake?
Non esiste un simbolo o un indicatore automatico che segnali un account falso, ma ci sono diversi indizi che, combinati tra loro, devono insospettirti. Il primo elemento da verificare è la foto del profilo: scaricala e analizzala con la ricerca inversa di Google Immagini. Se la stessa foto compare associata a più persone o in contesti del tutto diversi, molto probabilmente è stata presa da internet e non appartiene davvero all’account.
Guarda poi la storia del profilo: un account creato da poco, con pochi post, nessun tag da parte di amici reali, nessuna interazione autentica con la rete di conoscenze, è un segnale d’allarme. Controlla se l’account viene mai taggato da amici e conoscenti: se non è mai stato taggato da nessuno, con molta probabilità si tratta di un account falso.
Considera anche la coerenza delle informazioni: la città di residenza indicata, il lavoro, le foto di vita quotidiana – tutto deve tornare. Un profilo che ha molti follower, ma nessuna storia personale credibile è un indicatore forte. Diffida poi da chi ti chiede informazioni personali, denaro o dati sensibili subito dopo il primo contatto, specialmente se il profilo è molto recente.
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Si può risalire a un profilo Facebook falso?
Questa è una delle domande più frequenti da parte di chi si trova vittima di un account fake. La risposta è sì, ma con una distinzione importante: non puoi farlo da solo, ma le autorità sì. Bloccare un profilo falso mediante segnalazione a Facebook non ti consentirà di risalire alla vera identità di chi ha commesso il reato: quello che otterrai è la cessazione della molestia. Le autorità alle quali sporgerai denuncia, invece, hanno interesse a scoprire l’autore del crimine.
Quello che puoi fare, e che è molto utile ai fini della denuncia, è recuperare il codice ID del profilo. Ogni utente iscritto a un social network ha un numero che lo identifica in modo univoco. Se il profilo “Mario Rossi” pubblica contenuti lesivi, non è sufficiente andare alla Polizia Postale e segnalare l’accaduto: la denuncia dovrà essere accompagnata da screenshot e dal codice identificativo dell’account.
Su Facebook, in molti casi il codice ID è visibile direttamente nell’URL del profilo: cerca nella barra dell’indirizzo la stringa “profile.php?id=” seguita da un numero. Quel numero è il codice da fornire alle autorità. Una volta presentata la denuncia, il Pubblico Ministero può chiedere gli accessi ai provider – che sono tenuti a collaborare – per risalire alla vera identità dietro il profilo fake.
Come denunciare il profilo falso alla Polizia Postale
Se hai scoperto un profilo Facebook falso o su qualsiasi altro social a tuo nome, o se stai subendo molestie da un account fake, ecco la sequenza corretta da seguire. Prima di tutto: raccogli le prove. Fai screenshot completi del profilo, dei post e dei messaggi ricevuti, salvando ogni volta l’URL del profilo. Annota data e ora di ogni acquisizione. È consigliabile sporgere denuncia prima di segnalare il profilo alla piattaforma, perché una rimozione tempestiva potrebbe vanificare la raccolta delle prove e rendere impossibile attestare l’esistenza del reato.
Poi, vai alla Polizia Postale, l’autorità specializzata nei reati informatici ed è la più indicata per questi casi. Puoi compilare un modulo online sul sito della Polizia Postale come primo contatto, ma sarà necessario formalizzare la denuncia di persona, portando tutta la documentazione raccolta. In alternativa, puoi presentare la denuncia ai Carabinieri o alla Polizia di Stato del tuo territorio: provvederanno a trasmetterla per competenza alla Polizia Postale.
Il termine per presentare querela è di 3 mesi dalla notizia del fatto che costituisce il reato, e non dalla data in cui lo stesso è stato consumato. Nel caso di stalking, il termine è di 6 mesi. Agire il prima possibile è sempre preferibile, sia per non perdere le prove sia per rispettare questi termini.
Se sei vittima di un profilo fake che ha causato danni alla tua reputazione o al tuo patrimonio, puoi chiedere un risarcimento. La strada più rapida è costituirsi parte civile nel processo penale a carico di chi ha creato e usato il profilo fake: documentando i danni subiti – sia patrimoniali sia morali – con la sentenza di condanna il giudice penale provvederà anche alla loro quantificazione monetaria. In alternativa, è possibile instaurare un’ordinaria causa civile.
Puoi segnalare la violazione dei tuoi dati personali anche al Garante per la Protezione dei Dati Personali, soprattutto se sono state usate tue foto o informazioni personali senza consenso.
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L’anonimato online è reale?
Chi crea un profilo fake spesso pensa di essere al sicuro dietro uno schermo. Non è così. L’anonimato di questi profili è solo parziale: è possibile rivelare l’indirizzo IP e, di conseguenza, l’identità dell’utente. Anche se l’IP è condiviso all’interno di una famiglia, resta comunque un indizio sufficiente per identificare i responsabili.
Vale la pena ricordarlo soprattutto a chi considera il profilo fake “uno scherzo” o qualcosa senza conseguenze reali. Quello che può iniziare come un innocuo passatempo digitale può rapidamente trasformarsi in una condotta penalmente rilevante, con conseguenze reali e severe.
Se hai dubbi su una situazione specifica – che tu sia la vittima o che voglia capire se un comportamento tuo o altrui ha rilevanza penale – rivolgiti a un avvocato penalista con esperienza in reati informatici prima di agire.
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