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Il Referendum sulla giustizia 2026 spiegato semplice

Ecco quali sono i motivi per votare no al referendum sulla giustizia: facciamo chiarezza su un argomento che genera fin troppa confusione.

referendum magistratura

Abbiamo visto più o meno tutti (e tutte) il video in cui lo storico Alessandro Barbero spiega i suoi motivi per votare no al referendum sulla giustizia previsto per il 22 e 23 marzo 2026.

Un referendum le cui date sono state fissate un po’ “alla veloce” e che ha una serie di particolarità. Non prevede il raggiungimento di un quorum. Non include i fuorisede che vivono in Italia tra i possibili votanti (mentre i cittadini italiani che vivono all’estero potranno, come di consueto, votare per posta).

Ad ogni modo, di questo referendum si sta parlando tanto (ma non sempre in modo chiaro) e, come sempre, se non si capisce il rischio reale al quale si va incontro – indebolire il potere giudiziario e rafforzare quello esecutivo – le conseguenze si faranno sentire (e non saranno piacevoli come il suono di una campana tibetana).

Perché si vota così presto?

Partiamo dalla data – 22 e 23 marzo 2026. Cosa non torna rispetto a questa decisione? In pratica, dal 22 dicembre 2025 è stata lanciata (sulla piattaforma del Ministero della Giustizia) una raccolta firme per promuovere un referendum contrapposto alla riforma costituzionale della magistratura.

Le 500.000 firme necessarie per condurre una simile azione civile sono state raggiunte in pochissimo tempo. Ma qualcosa è andato storto: la Costituzione prevede che la raccolta firme debba essere portata a termine entro tre mesi di tempo dalla data di una legge – in questo caso specifico, il termine ultimo è il 30 gennaio 2026.

Il Governo dovrebbe, anzi no, deve attendere tale termine prima di fissare una data per votare. E sappiamo benissimo come è andata a finire: il 13 gennaio 2026 le date del voto erano già state calendarizzate, senza aspettare l’esito della raccolta firme. Non era mai accaduto nulla del genere in tutta la storia della Repubblica.

Cosa succede ora? È stato presentato un ricorso al TAR e spetterà ai giudici stabilire (il 27 gennaio) se la data del voto è legittima oppure no. Il fatto di non aver rispettato le regole della Costituzione, comunque, dovrebbe già di per sé preoccupare.

Approfondisci leggendo Referendum: cos’è e quanti tipi ne esistono

referendum votare no le ragioni
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Quali sono le modifiche previste dal Referendum costituzionale?

I cambiamenti principali di questa riforma sarebbero:

  • l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura distinti, uno per la magistratura giudicante (i giudici) e uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri): giudici e PM dovrebbero frequentare due percorsi di studio differenti, cosa che oggi non avviene;
  • l’introduzione di un nuovo organo, l’Alta Corte disciplinare, che avrebbe un potere maggiore rispetto ai CSM.

Uno dei punti più criticati è il seguente: mentre oggi chi compone il Consiglio Superiore della Magistratura viene eletto, con la riforma i suoi componenti sarebbero estratti a sorte. In più, questa scomposizione in tre organi altera profondamente la natura e l’autonomia della magistratura che – secondo l’art. 104 della Costituzione – è un organo autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Se le ragioni deldichiarano che questo referendum è stato pensato per favorire la chiarezza dei ruoli, la riduzione del peso delle correnti (grazie al sorteggio) e un nuovo organo mirante a rendere le decisioni più trasparenti, le ragioni del no raccontano tutta un’altra storia, più ancorata alla realtà.

Scopri di più La legge elettorale per far votare i fuorisede è ancora bloccata in Senato

Perché votare NO al referendum del 22 e 23 marzo 2026

In questo momento, chi sceglie la carriera della magistratura può già passare da giudice a pubblico ministero (anche se in pratica lo fanno davvero in pochi, più precisamente lo 0,4%). Di fatto, dunque, una separazione delle funzioni esiste già. La domanda da porsi è: separare le due carriere renderebbe il sistema più imparziale? La risposta è no. La verità è che, nel nostro Paese, il giudice è già un funzionario “terzo e imparziale“.

Se vince il , comunque, si rischia di far crollare equilibri che sono già parecchio precari: la separazione renderebbe i PM più esposti a possibili pressioni esterne (politiche), quindi più facili da controllare.

Altri motivi per i quali votare no sono:

  • l’idea di estrarre a sorte i membri degli organi di autogoverno fa venir meno il principio di rappresentatività, in base al quale se una determinata persona viene scelta per un certo ruolo, ci sarà sicuramente un motivo, ovvero la sua competenza (e non è di certo il caso a deciderlo);
  • il sorteggio include da un lato componenti “togati”, dall’altro “laici”, cioè politici appartenenti a una lista di persone elette in Parlamento (cosa significa? Che sarà un sorteggio mezzo finto);
  • la presenza di due Consigli Superiori della Magistratura e di una nuova Alta Corte disciplinare potrebbe introdurre un ulteriore elemento di complessità nel sistema e, dunque, di fragilità.

Quello che bisogna sottolineare, poi, è che questa riforma non interviene sui reali problemi della giustizia: processi lenti, personale carente, organizzazione inefficiente. Di fatto, le principali difficoltà nelle quali la macchina della giustizia ristagna da tempo resterebbero sotto gli occhi di tutti. Immutate.

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vota no al referendum ecco perché

Quali sarebbero gli effetti (negativi) del sì

Considerato che per questo referendum non è necessario raggiungere un quorum, votare per il no risulta fondamentale: non votare, infatti, non è una protesta, ma un modo (non troppo intelligente) di far vincere l’altra fazione.

Votare no è una scelta consapevole, questa volta più di tante altre. Perché se non vince il no, si toglie ai CSM il potere disciplinare, si scardina l’autonomia della magistratura, si crea un “giudice speciale” (l’Alta Corte, che sarà composta anche da persone scelte dalla politica), andando ancora una volta contro la Costituzione (art. 102).

Ma (soprattutto) si sconvolge il delicatissimo assetto dell’architettura costituzionale, mettendo in piedi un sistema in cui il rischio di interferenze e intimidazioni diventerebbe ancora più probabile.

Poi, se vogliamo dirla tutta, questa riforma non è arrivata al voto perché ha ottenuto l’approvazione dei due terzi del Parlamento. In più, dopo la prima approvazione, le successive tre votazioni si sono svolte senza dare la possibilità di proporre emendamenti al testo iniziale.

E dato che, ancora una volta, è la prima volta nella storia repubblicana che una riforma della Costituzione viene approvata con questo iter, le premesse non sono per niente buone.

LEGGI pure Separazione delle carriere: cosa dovrebbe cambiare e perché

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Maria Saia
Esperta di diritti delle donne
Ha respirato per più di 20 anni la stessa aria di Falcone e Borsellino e ne condivide, ancora oggi, il sogno utopico di un mondo senza mafie e ingiustizie. Non a caso, “È la giustizia, non la carità, che manca nel mondo” è una delle sue citazioni preferite. Su deQuo, scrive di bonus e agevolazioni statali e di diritti della persona - in particolare, di diritti delle donne.
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