Iacopo Squillante

Avvocato civilista
15 gen 2023
Bonus e Agevolazioni statali

Superbonus edilizio 110% e truffa aggravata

L'ipotesi di truffa aggravata in relazione al Superbonus 110% ha portato a un sequestro preventivo dei crediti oggetto di cessione a un terzo: quali sono le effettive responsabilità alle quali deve rispondere il cessionario?

Con sentenza del 21.9.2022 n. 40866 la Suprema Corte torna ad occuparsi di truffa aggravata in ambito di superbonus edilizio 110% di cui al d.l. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla I. 17 luglio 2020, n. 77.

Nel caso di specie era stato contestato ai beneficiari del superbonus il delitto di associazione per delinquere finalizzata alle truffe, al falso e all’evasione fiscale ed erano stati sequestrati i crediti di imposta ceduti al cessionario, terzo estraneo al reato.

Quest’ultimo ricorreva per cassazione, quale parte offesa dal reato, deducendo che il credito di imposta sorgerebbe al momento in cui il beneficiario (ovvero colui che ha commissionato il lavoro) esercita l’opzione per la cessione, in luogo della detrazione diretta o del cosiddetto sconto in fattura. 

Superbonus 110% e crediti d’imposta


Tanto emergerebbe dall’art. 121, d.l. n. 34 del 2020, in forza del quale – nel caso di insussistenza dei requisiti per accedere all’agevolazione fiscale – gli effetti pregiudizievoli sorgerebbero esclusivamente in capo al beneficiario del Superbonus, ossia a colui che sostiene le spese.

Il cessionario, per contro, risponderebbe soltanto per l’eventuale utilizzo del credito d’imposta in modo irregolare o in misura maggiore rispetto al credito ricevuto, oppure nell’ipotesi di concorso nella violazione compiuta dal cedente, da accertare secondo gli ordinari criteri penalistici. 

Soltanto in questi casi, dunque, il cessionario non potrebbe validamente disporre del credito acquistato

La conclusione troverebbe conferma negli ulteriori atti – interpretativi e normativi – riconducibili all’autorità di governo e all’Agenzia delle Entrate, dai quali risulterebbe, per un verso, che il credito “deriverebbe” dall’esercizio di opzione del beneficiario/cedente, e, per altro verso, che l’eventuale accertamento della mancanza dei presupposti per accedere al Superbonus non comporterebbe – in capo al cessionario – la perdita del diritto di utilizzare il credito acquistato, se non nelle limitate ipotesi appena richiamate. 

superbonus 110 cessione del credito

D’altronde, se la finalità ultima dell’incentivo fiscale è quella di immettere nuova liquidità in economia, emergerebbe evidente la necessità di tutelare gli operatori economici protagonisti della circolazione di queste risorse; e proprio per rispondere a tale esigenza la responsabilità del cessionario dovrebbe essere contenuta nei limitati termini di cui sopra.

Sotto altro ma connesso profilo, poi, il cessionario rivendicava la propria buona fede, evidenziando che – prima di procedere al pagamento del credito ceduto – erano stati eseguiti tutti i controlli e compiute tutte le verifiche necessarie, incaricando una società esterna altamente specializzata nel settore. 

Cessione credito e sequestro preventivo


La Corte di legittimità ha disatteso la suddetta tesi interpretativa proposta dal cessionaria del credito.

Nella specie era stato emesso un decreto di sequestro preventivo ai sensi dell’art. 321, comma 1, cpp; un sequestro, dunque, motivato dal pericolo che la libera disponibilità di cosa pertinente ad un reato potesse aggravare o protrarre le conseguenze di esso, ovvero agevolare la commissione di altri reati

La Suprema Corte ha rilevato che il sequestro preventivo non finalizzato alla confisca implica l’esistenza di un collegamento tra il reato e la cosa, non tra il reato e il suo autore, cosicché possono essere oggetto del provvedimento anche le cose in proprietà di un terzo, estraneo all’illecito ed in buona fede, se la loro libera disponibilità sia idonea a costituire un pericolo nei termini di cui all’art. 321, comma 1, cpp.

I crediti sequestrati al cessionario devono essere considerati, per l’appunto, cosa pertinente al reato, non potendosi accogliere la tesi secondo cui, esercitata l’opzione per la cessione del credito, e dunque rinunciato dal beneficiario l’originario diritto alla detrazione, il credito stesso sorgerebbe – in capo al cessionario – a titolo originario, quindi depurato da qualunque vizio, anche radicale, che avesse eventualmente colpito il diritto alla detrazione. 

Questa tesi, che intenderebbe il credito ceduto come sempre “garantito” dallo Stato a tutela del cessionario, anche di fronte a un assoluto difetto di presupposti, non può essere condivisa, non deponendo in tal senso la normativa di riferimento, alla quale non può esser riconosciuta alcuna forza derogatoria rispetto alla disciplina ordinaria. 

Superbonus 110%: detrazione fiscale, sconto in fattura e cessione del credito


L’art. 121, d.l. 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla I. 17 luglio 2020, n. 77 stabilisce che i soggetti che sostengono spese per determinati interventi negli anni di riferimento, possono optare, in luogo dell’utilizzo diretto della detrazione spettante, alternativamente: 

1) per il cd. sconto in fattura, ossia un contributo, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, fino a un importo massimo pari al corrispettivo stesso, anticipato dai fornitori che hanno effettuato gli interventi e da questi ultimi recuperato sotto forma di credito d’imposta, di importo pari alla detrazione spettante, a sua volta suscettibile di cessione; 

2) per la cessione di un credito d’imposta di pari ammontare ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, a sua volta suscettibile di cessione, nei termini (più volte modificati) del comma 1, lett. b), o di essere portato in compensazione con debiti erariali. 

cessione del credito superbonus 110

Dalla lettura dell’art. 121, comma 1, emerge dunque con chiarezza che il meccanismo del Superbonus è stato costruito dal legislatore su percorsi alternativi, sebbene evidentemente legati nei presupposti e sostenuti dall’identica finalità di incentivare gli interventi indicati: all’utilizzo diretto della detrazione fiscale spettante, previsto come ipotesi ordinaria, sono state infatti aggiunte le due opzioni appena richiamate, che – rimesse alla scelta dell’unico beneficiario (colui che ha sostenuto le spese) – costituiscono un’evidente derivazione della prima, utile per ottenere un’immediata monetizzazione del proprio diritto, senza dover attendere cinque anni per la complessiva detrazione

Cessione del credito: vantaggi e considerazioni


Nel caso di cessione del credito, il beneficiario si spoglia dunque del proprio diritto alla detrazione, che assume la veste di un credito suscettibile di circolare nei termini indicati dalla legge, e che viene contestualmente ceduto. 

Non si riscontra, dunque, l’estinzione di un diritto alla detrazione (in capo al beneficiario) e la contestuale costituzione ex nihilo di un credito (in capo al cessionario), né un fenomeno novativo di sorta, ma soltanto l’evoluzione – non la sostituzione – del primo nel secondo, espediente tecnico necessario per consentire quella cessione a terzi ritenuta dal legislatore un fattore ulteriormente incentivante la procedura, e, dunque, uno strumento ancora più utile per la ripresa economica del Paese, fiaccato dalla pandemia. 

La diretta ed immediata derivazione di questo credito dall’originario diritto alla detrazione, peraltro, si ricava anche dall’art. 121, comma 3, d.l. n. 34 del 2020, in forza della cui prima parte “I crediti d’imposta di cui al presente articolo sono utilizzati in compensazione ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, sulla base delle rate residue di detrazione non fruite. Il credito d’imposta è usufruito con la stessa ripartizione in quote annuali con la quale sarebbe stata utilizzata la detrazione“. 

A conferma ulteriore, dunque, di un credito che deriva proprio dall’originario diritto alla detrazione, senza alcuna vicenda estintivo-costitutiva, conservando di questo non solo il valore economico, ma anche le modalità di esercizio, qualora – non nuovamente ceduto – utilizzato in compensazione. 

D’altro canto proprio la possibilità che il terzo fornitore ed il cessionario siano chiamati a rispondere ai sensi del comma 6, in caso di concorso, evidenzia ulteriormente il nesso derivativo che il credito ceduto ha rispetto all’originario diritto alla detrazione stessa, non ravvisandosi presupposti per un “recupero” anche nei confronti di questi dell’importo corrispondente alla detrazione medesima. 

Conclusivamente la Corte di Cassazione ha ritenuto che il d.l. n. 34/2020 e successive modificazioni non contiene alcuna previsione derogatoria ai principi generali, in partcolare con riferimento all’ipotesi di sequestro impeditivo.

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