Congedo di maternità anticipata: cos’è, quanto dura e quando si richiede
Le regole sul congedo di maternità prevedono delle eccezioni: ecco quali sono i casi in cui si può richiedere la maternità anticipata e come funziona la domanda.
Stai aspettando un bambino e senti che lavorare è diventato difficile, faticoso o persino rischioso? Forse la tua gravidanza ha qualche complicazione, o semplicemente il tuo lavoro non è compatibile con il tuo stato. La legge italiana ti tutela: in certi casi hai il diritto – e a volte proprio l’obbligo – di smettere di lavorare prima del solito, senza perdere la tua indennità. Si chiama maternità anticipata, ed è uno strumento pensato per proteggere te e il tuo bambino quando le circostanze lo richiedono. In queste righe ti spieghiamo come funziona.
- Come funziona il congedo di maternità
- Quando si può richiedere la maternità anticipata
- Come funziona la maternità anticipata
- Quanto dura la maternità anticipata
- Quanto ricevi durante la maternità anticipata?
- Cosa dire al ginecologo per richiedere la maternità anticipata
- Come si presenta la domanda di congedo anticipato
Come funziona il congedo di maternità
La regola generale, prevista dagli articoli 16 e seguenti del D.Lgs. 151/2001 (il cosiddetto Testo Unico sulla maternità e paternità), stabilisce che la lavoratrice dipendente abbia diritto al congedo di maternità obbligatorio:
- nei 2 mesi che precedono il parto;
- nei 3 mesi successivi.
Esiste anche una forma più flessibile, il cosiddetto congedo flessibile: puoi scegliere di lavorare fino all’ottavo mese, astenendoti solo nell’ultimo mese prima del parto, e allungare a 4 mesi il periodo dopo. Oppure puoi lavorare fino al parto e godere di tutti e 5 i mesi di congedo nel post partum. In entrambi i casi, il medico specialista del Servizio sanitario nazionale deve attestare che continuare a lavorare non comporti rischi né per te, né per il nascituro.
Approfondisci leggendo Differenze tra maternità obbligatoria, facoltativa e anticipata

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Quando si può richiedere la maternità anticipata
Ci sono situazioni in cui il congedo inizia prima degli ultimi due mesi di gravidanza. La maternità anticipata (o interdizione anticipata dal lavoro) scatta in due casi principali:
- le mansioni svolte sono incompatibili con lo stato di gravidanza o l’ambiente di lavoro è rischioso;
- quando la gravidanza presenta complicanze o patologie che possono essere aggravate dal lavoro.
La legge non ti obbliga a comunicare al datore di lavoro il tuo stato di gravidanza. Spetta al medico, invece, valutare i rischi legati alla gravidanza e rendere noti i risultati di quella valutazione, come prevede il Testo Unico.
Quali sono i lavori a rischio per la maternità
L’elenco completo dei lavori considerati a rischio è disponibile nel D.Lgs. 81/2008 (Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro). Vi rientrano le mansioni che espongono a:
- agenti fisici, come rumore eccessivo o pressione atmosferica elevata;
- agenti chimici, come l’amianto e altre sostanze tossiche;
- agenti biologici, come microrganismi che possono causare gravi patologie.
Sono considerati a rischio anche i lavori di manovalanza pesante, quelli che prevedono di stare in piedi per più della metà dell’orario, o che si svolgono su macchine a pedale.
La legge vieta poi alle donne in gravidanza:
- i lavori di assistenza e cura in reparti di malattie infettive e nervose;
- i lavori su navi, aerei, treni e altri mezzi in movimento;
- le attività in spazi ristretti e in sotterranei;
- i lavori con forti sollecitazioni o esposizione a vibrazioni;
- il lavoro notturno, tra le ore 24:00 e le ore 6:00.
Per i lavori “gravosi o pregiudizievoli” identificati dal decreto ministeriale attuativo dell’art. 17 del D.Lgs. 151/2001, il divieto scatta automaticamente a 3 mesi prima del parto. Per le altre categorie elencate – come il lavoro su mezzi in movimento, in sotterranei o nei reparti di malattie infettive – l’interdizione non è automatica, ma viene disposta caso per caso dall’Ispettorato del Lavoro o dall’ASL, su richiesta della lavoratrice o del datore di lavoro.
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Come funziona la maternità anticipata
Quando la tua mansione è a rischio, il datore di lavoro ha l’obbligo di spostarti a un’attività diversa e compatibile con la gravidanza. Se questo non è possibile, deve rivolgersi all’Ispettorato territoriale del Lavoro per richiedere l’astensione anticipata.
Lo puoi fare anche tu direttamente. L’Ispettorato ha 7 giorni per accogliere o rifiutare la domanda. Se non risponde entro quel termine, vale il silenzio-assenso: la richiesta si intende accettata.
Nel caso di gravidanza a rischio, invece, è l’ASL a pronunciarsi, sulla base degli accertamenti medici. L’astensione inizia subito, pochi giorni dopo la presentazione della domanda.
Quanto dura la maternità anticipata
La risposta dipende dal motivo per cui è stata disposta l’astensione anticipata. Nel caso di lavoro a rischio (art. 17, comma 1, D.Lgs. 151/2001), il divieto di lavorare viene spostato da 2 a 3 mesi prima della data presunta del parto. Non si tratta di un mese “in più” separato, ma di una rimodulazione del congedo obbligatorio: 3 mesi prima + 3 mesi dopo = 6 mesi totali, invece dei classici 5.
Nel caso di gravidanza a rischio, l’ASL può disporre l’astensione in qualsiasi momento della gestazione, anche molto prima del settimo mese. Qui il periodo anticipato si somma ai 3 mesi post-partum, e il totale può superare ampiamente i 5 mesi ordinari.
In entrambe le situazioni vale una regola ferma: i 3 mesi di congedo dopo il parto sono sempre garantiti e non vengono mai ridotti dalla maternità anticipata. Se il parto avviene prima della data prevista, i giorni di congedo pre-parto non goduti si aggiungono al periodo post-partum.
L’Ispettorato del Lavoro può disporre anche la proroga del congedo fino al settimo mese dopo il parto, quando le condizioni di lavoro restano pregiudizievoli alla salute anche dopo la nascita del bambino.
Quanto ricevi durante la maternità anticipata?
Per le lavoratrici dipendenti, durante l’intero periodo di maternità anticipata – e in quello ordinario – l’indennità è pari all’80% della retribuzione media giornaliera, calcolata sull’ultimo periodo di paga precedente l’inizio del congedo (artt. 22 e seguenti del D.Lgs. 151/2001). L’importo è anticipato in busta paga dal datore di lavoro, che poi viene rimborsato dall’INPS. Alcuni contratti collettivi prevedono un’integrazione fino al 100%: vale la pena verificare il tuo CCNL.
Non si tratta dunque del tuo stipendio pieno, ma nella grande maggioranza dei casi la differenza è contenuta. L’indennità è a carico INPS, quindi non dipende dalla salute economica dell’azienda per cui lavori.
Cosa cambia per le lavoratrici autonome
Anche le lavoratrici autonome, le artigiane, le commercianti e le iscritte alla Gestione Separata INPS (collaboratrici, libere professioniste) hanno diritto all’indennità di maternità. Il calcolo, però, funziona in modo diverso: l’importo non si basa sullo stipendio effettivo, ma su una retribuzione convenzionale fissata ogni anno dall’INPS per categoria di appartenenza.
Per le iscritte alla Gestione Separata, c’è una differenza rilevante rispetto alle dipendenti: l’indennità spetta a prescindere dall’effettiva astensione dal lavoro. Puoi quindi continuare a lavorare e ricevere comunque l’indennità. L’importo viene calcolato in percentuale sul reddito dei 12 mesi precedenti risultante dai versamenti contributivi, ed è pagato direttamente dall’INPS senza anticipo del committente.
Una novità introdotta dal D.Lgs. 105/2022 è questa: le lavoratrici autonome hanno ora diritto all’indennità giornaliera anche per i periodi di maternità anticipata prima dei 2 mesi canonici, in caso di gravi complicanze della gravidanza, su accertamento medico dell’ASL.
Approfondisci con Indennità di maternità INPS lavoratrici autonome: come funziona

Cosa dire al ginecologo per richiedere la maternità anticipata
Se la tua gravidanza presenta complicazioni, la prima cosa da fare è parlare con il tuo ginecologo. Il medico deve rilasciarti un certificato che attesti lo stato di gravidanza a rischio, con l’indicazione:
- dell’epoca gestazionale (la settimana di gravidanza);
- della data presunta del parto;
- della motivazione clinica per cui è necessaria l’astensione anticipata dal lavoro (per esempio: minaccia di aborto, ipertensione gravidica, gravidanza gemellare con complicanze, patologie preesistenti aggravate dalla gravidanza, ecc.).
Puoi rivolgerti al ginecologo del consultorio familiare o di un’altra struttura pubblica, oppure al tuo ginecologo privato. Il certificato rilasciato da un medico privato ha validità limitata nel tempo (le singole ASL possono applicare regole diverse) e deve comunque essere convalidato da un ginecologo di struttura pubblica prima di essere presentato all’ASL. Meglio muoversi in tempi rapidi dopo averlo ottenuto.
Il certificato di un medico SSN, invece, vale per tutta la durata della gravidanza. Recati subito all’ASL dopo aver ottenuto il certificato: l’astensione non può decorrere da una data precedente al rilascio del documento.
Come si presenta la domanda di congedo anticipato
La domanda si presenta in modo diverso a seconda del motivo:
- se il motivo è il lavoro a rischio, la richiesta va inviata all’Ispettorato territoriale del Lavoro (può farlo anche il datore di lavoro). Deve indicare i rischi specifici a cui sei esposta e il certificato di gravidanza;
- nell’ipotesi di gravidanza a rischio, la domanda va presentata all’ASL di competenza, insieme al certificato del ginecologo, alla fotocopia del documento di identità e alla documentazione medica.
In entrambi i casi, consegna al datore di lavoro una copia della domanda che hai presentato. La domanda all’INPS per l’indennità di maternità va poi presentata separatamente tramite il sito INPS (con SPID, CIE o CNS), oppure tramite il Contact Center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) o 06 164 164 da rete mobile, o in alternativa con l’aiuto di un patronato.
Gravidanza a rischio
In caso di gravidanza a rischio, la documentazione da consegnare all’ASL è la seguente:
- il certificato di gravidanza a rischio rilasciato dal ginecologo;
- la fotocopia del documento di identità;
- la domanda di astensione anticipata (il modulo è disponibile sul sito dell’ASL territoriale).
L’ASL trasmette poi il provvedimento direttamente all’INPS e ne invia copia al datore di lavoro e a te. Ricorda anche che, se sei in maternità anticipata, non sei soggetta alle fasce di reperibilità e non è prevista la visita fiscale: sei in tutela per maternità, non in malattia.
Maternità anticipata – Domande frequenti
Il primo passo è ottenere il certificato dal ginecologo che attesti le complicanze. Poi si presenta la domanda all’ASL: scopri tutti i dettagli nella sezione dedicata qui sopra.
Dipende dal motivo: se il problema è il tipo di lavoro, ci si rivolge all’Ispettorato territoriale del Lavoro; se è una questione di salute, all’ASL.
La richiesta di maternità anticipata per lavoro a rischio deve essere inviata all’Ispettorato territoriale del lavoro: clicca per sapere cosa fare.
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