Donazione e eredità: guida aggiornata per comprendere differenze e vantaggi
Le donazioni in vita sono davvero più convenienti o comunque alla fine rientrano nell'asse ereditario per quello che prende il nome di "collazione"? Ecco una guida aggiornata per orientarsi e avere un'idea, prima di rivolgersi a un avvocato specializzato in eredità e successioni.
- La donazione è un contratto con cui si trasferiscono beni in vita, mentre l’eredità riguarda la successione dei beni dopo il decesso.
- Entrambi gli istituti devono rispettare le quote di legittima spettanti ai parenti stretti per evitare l’azione di riduzione.
- La tassazione prevede franchigie sul valore eccedente 1 milione per coniuge e figli, rendendo spesso neutra la scelta fiscale tra i due strumenti.
La donazione è definita dall’articolo 769 del Codice civile come il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione. L’elemento distintivo è la volontà consapevole di conferire un vantaggio patrimoniale senza ricevere nulla in cambio.
L’eredità rappresenta l’insieme dei rapporti giuridici attivi e passivi che si trasmettono dal defunto (de cuius) ai suoi successori. Ai sensi dell’articolo 456 cc, la successione si apre al momento della morte, nel luogo dell’ultimo domicilio del defunto. Esistono due modalità principali: la successione legittima, che interviene quando manca un testamento e la legge stabilisce i beneficiari, e la successione testamentaria, regolata dalle ultime volontà del soggetto.
La scelta di donare in vita risponde spesso alla necessità di anticipare gli effetti della successione per sostenere i figli nell’acquisto della prima casa o nell’avvio di un’attività professionale. Donare permette di monitorare la stabilità degli accordi familiari mentre il donante è ancora in grado di mediare tra i futuri eredi. Oogni donazione è comunque considerata un anticipo sulla futura eredità. Questo comporta l’obbligo di collazione (articolo 737 cc) per i figli e il coniuge, i quali devono conferire nell’asse ereditario quanto ricevuto in vita dal defunto, salvo dispensa.
Da quanto scritto fin qui emerge che comprendere la convenienza tra i due istituti non è affatto semplice. Per questo motivo, quando si parla di gestioni patrimoniali, è sempre meglio rivolgersi a un esperto, come un avvocato specializzato in successioni ed eredità.
Come funziona una donazione: regole e requisiti
Il perfezionamento di una donazione richiede requisiti formali rigorosi per tutelare la consapevolezza del donante. La procedura standard prevede l’atto pubblico (articolo 782 cc), redatto da un notaio alla presenza di due testimoni. La mancanza della forma solenne determina la nullità assoluta dell’atto, rendendo il bene recuperabile in qualsiasi momento dagli eredi o dai creditori.
L’atto notarile è obbligatorio per tutti i beni di valore non modico. L’unica eccezione è prevista dall’articolo 783 cc per le donazioni di modico valore di beni mobili (come piccole somme di denaro o gioielli di scarso pregio), per le quali è sufficiente la consegna materiale del bene (traditio). Il valore si valuta in base alle condizioni economiche del donante: una donazione di 5.000 euro può essere modica per un imprenditore ma richiedere l’atto notarile per un pensionato al minimo.
Oggetto di donazione può essere qualunque bene presente nel patrimonio del donante (articolo 771 cc). È nulla la donazione di beni futuri. In particolare.
- gli immobili richiedono la trascrizione nei registri immobiliari e il pagamento delle imposte ipotecaria e catastale;
- in merito al denaro, se la somma è rilevante, deve essere effettuata tramite bonifico con causale specifica e atto notarile per evitare accertamenti dell’Agenzia delle Entrate;
- le quote societarie permettono il passaggio generazionale dell’azienda, spesso agevolato dal patto di famiglia.
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Donazione tra coniugi, genitori e figli, e tra estranei: cambia qualcosa?
Giuridicamente la struttura del contratto non cambia, ma variano radicalmente le implicazioni fiscali e la tutela dei legittimari. Mentre tra genitori e figli la donazione è una prassi consolidata, la donazione verso estranei o conviventi non legati da unioni civili è soggetta ad aliquote fiscali massime e non gode di franchigie. Le donazioni a estranei sono le prime a essere colpite in caso di azione di riduzione, poiché la legge impone di ridurre prima le disposizioni testamentarie e poi le donazioni partendo dalla più recente.
La donazione si può revocare?
L’articolo 800 cc prevede che la donazione possa essere revocata solo per due motivi tassativi:
- ingratitudine del donatario: quando il beneficiario commette gravi reati contro il donante o i suoi stretti congiunti, o arreca grave ingiuria (articolo 801 cc);
- sopravvenienza di figli: qualora il donante non avesse figli o discendenti al momento della donazione e ne scopra l’esistenza o ne nascano successivamente (articolo 803 cc).La domanda di revocazione deve essere proposta entro termini brevi: un anno dal fatto per l’ingratitudine e cinque anni dalla nascita o scoperta del figlio.
Donazioni e successione: i rischi che molti non conoscono
Il rischio principale della donazione risiede nella sua instabilità giuridica fino a quando il donante è in vita. Gli istituti di credito, per esempio, sono restii a concedere mutui su immobili di provenienza donativa, poiché temono che gli eredi legittimari possano reclamare il bene in futuro, rendendo difficile la vendita dell’immobile per almeno 20 anni dalla trascrizione.
La legge italiana, infatti, riserva obbligatoriamente una parte del patrimonio (quota legittima o di riserva) ai congiunti più stretti: coniuge, figli e, in mancanza di figli, ascendenti (articolo 536 cc). Il donante può disporre liberamente solo della quota disponibile. Se le donazioni fatte in vita eccedono la quota disponibile, esse ledono la legittima.
Come confermato dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 32770 del 2023, la determinazione della quota di legittima deve avvenire calcolando il valore dei beni lasciati alla morte, detraendo i debiti e aggiungendo il valore delle donazioni effettuate in vita (riunione fittizia).
Di fatto, gli eredi possono impugnare la donazione solo dopo la morte del donante. In vita, i futuri eredi non hanno nessun diritto acquisito, ma possono notificare e trascrivere un atto di opposizione alla donazione per sospendere il termine di venti anni oltre il quale il bene diventa inattaccabile dai terzi acquirenti (articolo 563 cc).
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Cos’è l’azione di riduzione
L’azione di riduzione è il mezzo con cui il legittimario leso chiede al giudice di dichiarare l’inefficacia, totale o parziale, delle donazioni o delle disposizioni testamentarie che eccedono la quota di cui il defunto poteva disporre. Possono esercitarla i legittimari e i loro eredi o aventi causa. Se il donatario ha già venduto il bene, il legittimario può agire contro il terzo acquirente con l’azione di restituzione, a meno che non siano passati 20 anni dalla trascrizione della donazione.
Il termine prescrizionale per l’azione di riduzione è di 10 anni, che decorrono dall’apertura della successione (morte del donante). Bisogna però distinguere tra:
- 10 anni per agire contro il donatario e recuperare il valore del bene;
- 20 anni dalla trascrizione della donazione per poter recuperare il bene fisico anche se venduto a terzi (salvo opposizione).
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Tasse sulle donazioni e sulle eredità: quanto si paga
Il sistema fiscale italiano è attualmente tra i più favorevoli in Europa per quanto riguarda il passaggio di ricchezza generazionale, grazie a franchigie elevate che esentano la maggior parte dei trasferimenti familiari. Le riportiamo di seguito.
| Grado di parentela | Aliquota | Franchigia |
| Coniuge e parenti in linea retta (figli, genitori, nipoti) | 4% | 1 milione |
| Fratelli e sorelle | 6% | 1 milione |
| Altri parenti fino al 4° grado (zii, cugini, suoceri) | 6% | nessuna |
| Tutti gli altri soggetti (estranei) | 8% | nessuna |
| Persone con disabilità grave (L. 104/92) | Aliquota del grado | 1.500.000 euro |
Donare in vita conviene fiscalmente rispetto all’eredità?
Le aliquote e le franchigie per l’imposta sulle successioni e sulle donazioni sono identiche (D.Lgs. 346/1990). Il vantaggio della donazione in vita è il “blocco” del valore del bene: l’imposta si paga sul valore al momento della donazione. In caso di eredità, l’imposta si calcolerà sul valore al momento della morte, che potrebbe essere molto superiore a causa dell’inflazione o della rivalutazione immobiliare. Di contro, la donazione comporta il pagamento immediato dell’imposta di registro e delle imposte ipocatastali (complessivamente 3% per la seconda casa), che in successione verrebbero pagate solo dopo anni.

Strumenti alternativi: patto di famiglia e trust
Oltre ai modelli classici, esistono strumenti per gestire situazioni patrimoniali complesse o aziende. Per esempio, il patto di famiglia (articolo 768-bis cc) è un contratto che permette all’imprenditore di trasferire l’azienda o le quote societarie a uno o più discendenti senza che questi trasferimenti possano essere contestati dagli altri eredi dopo la morte. È un’eccezione al divieto di patti successori. Gli altri eredi (coniuge e figli non assegnatari) devono partecipare al contratto e hanno diritto a essere liquidati dai beneficiari dell’azienda con una somma corrispondente alle loro quote di legittima.
Il trust, invece, è un istituto di origine anglosassone, riconosciuto in Italia tramite la Convenzione dell’Aja del 1985. Consiste nel trasferimento di beni a un fiduciario (trustee) che li gestisce secondo le direttive del disponente (settlor) a favore di beneficiari o per uno scopo specifico.
Il vantaggio principale è la segregazione patrimoniale: i beni nel trust non appartengono più al disponente né al trustee, diventando inattaccabili dai creditori personali di entrambi. È utile per proteggere soggetti fragili o per evitare che il patrimonio venga disperso da eredi non oculati.
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Donazioni ed eredità – Domande frequenti
Solo per ingratitudine o sopravvenienza di figli nei termini di legge indicati in precedenza. Non si può revocare semplicemente perché si è cambiato idea o si è litigato superficialmente con il beneficiario.
In Italia non esiste la diseredazione dei legittimari come nei film americani. Un figlio può essere escluso dalla successione solo se dichiarato “indegno” (articolo 463 cc) per aver commesso gravi reati come tentato omicidio del genitore o calunnia grave. La mancata assistenza morale o i cattivi rapporti non sono motivi di indegnità.
Il bene donato entra nell’eredità del donatario e passa ai suoi eredi, a meno che nel contratto di donazione non sia stata inserita la clausola di riversibilità (articolo 791 cc). In tal caso, il bene torna automaticamente nel patrimonio del donante.
Sì, l’eredità non è mai obbligatoria. Se il defunto ha lasciato molti debiti, l’erede può rinunciare all’eredità con atto notarile o presso la cancelleria del tribunale (articolo 519 cc), oppure accettare con beneficio d’inventario (articolo 484 cc), che permette di pagare i debiti solo entro il limite del valore dei beni ricevuti.
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