Esposto alla Corte dei Conti: come funziona e quando si presenta
Esposto alla Corte dei conti, quali elementi deve contenere e come si svolge l'eventuale attività di accertamento da parte della magistratura contabile
- La Corte dei Conti è la magistratura contabile con funzioni di contabilità pubblica, finanza, bilanci e controllo amministrativo.
- La maggior parte delle decisioni della Corte dei Conti riguarda il danno erariale, inteso pregiudizio economico arrecato alla Pubblica amministrazione.
- Oltre al danno erariale diretto, vi sono altre tipologie di danno rappresentate dal danno di disservizio e dal danno di entrata.
L’esposto alla Corte dei Conti rappresenta uno degli strumenti attraverso cui i cittadini, pubbliche amministrazioni e soggetti privati possono segnalare condotte potenzialmente dannose per le finanze pubbliche.
L’obiettivo è essenzialmente attivare il controllo della Procura regionale competente, affinché venga valutata la sussistenza di un eventuale danno erariale, ossia un pregiudizio economico subito dallo Stato o da un ente pubblico a causa di comportamenti illeciti o gravemente negligenti.
A differenza di altri strumenti di segnalazione, l’esposto alla Corte dei Conti non dà luogo automaticamente all’apertura di un giudizio, ma rappresenta un atto informativo, che consente alla magistratura contabile di effettuare le necessarie verifiche preliminari. Vediamo meglio come funziona.
Cos’è la Corte dei Conti e cosa fa
La Corte dei Conti, istituita con la legge 14 agosto 1862, n. 800 è un organo costituzionale con funzioni di controllo e giurisdizione in materia di contabilità pubblica.
In particolare, i giudici della Corte hanno il ruolo di decidere in ordine alla sussistenza di profili di responsabilità nella gestione delle risorse pubbliche, sostenute dai cittadini/contribuenti per il finanziamento di opere e servizi a favore della collettività.
La Corte rappresenta la c.d. magistratura contabile, con funzioni specifiche in materia di contabilità pubblica, finanza, bilanci e controllo amministrativo. Da un punto di vista organizzativo, i componenti della Corte sono magistrati con funzioni requirenti e giurisdizionali.
LEGGI pure Corte dei Conti: cos’è, cosa fa e quali sono le funzioni che svolge

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Cos’è l’esposto alla Corte dei Conti e a cosa serve
L’esposto alla Corte dei Conti è una segnalazione formale con cui si porta all’attenzione della Procura regionale un fatto potenzialmente dannoso per la finanza pubblica. Non si tratta di un ricorso né di un atto giudiziario vero e proprio, ma di un mero atto di impulso, che può attivare eventuali accertamenti.
L’esposto può essere presentato da chiunque venga a conoscenza di una situazione sospetta: un cittadino, un dipendente pubblico o un soggetto privato, che abbia rapporti con la pubblica amministrazione.
Non è necessario un linguaggio tecnico particolarmente complesso, ma è fondamentale che l’esposto sia chiaro, circostanziato e possibilmente supportato da documenti o elementi concreti.
Una volta ricevuta la segnalazione, la Procura incaricata valuta se aprire un’istruttoria per verificare la presenza di un possibile danno erariale e individuare eventuali responsabili.
Come si presenta un esposto alla Corte dei Conti
A seguito della presentazione di un esposto alla Procura regionale, si apre una fase preliminare di valutazione. Si tratta di una sorta di “filtro” il cui obiettivo è essenzialmente esaminare la fondatezza degli elementi contenuti nella segnalazione e avviare così un’istruttoria per approfondire i fatti.
Durante questa fase possono essere acquisiti documenti, richieste di informazioni alle Amministrazioni coinvolte e vengono ascoltati i soggetti interessati. Se emergono profili di responsabilità, la Procura emette un invito a dedurre, cioè una richiesta formale di giustificazioni al presunto responsabile.
Se, al contrario, gli elementi segnalati con l’esposto non sono sufficienti ma si ravvisa in ogni caso l’esistenza di un danno si può attivare la fase successiva, cioè il giudizio davanti alla Corte dei Conti, che potrà eventualmente condannare il soggetto al risarcimento del danno erariale.
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Cos’è il danno erariale
Le decisioni della Corte dei Conti, rese nell’ambito di giudizi di responsabilità amministrativa e contabile, riguardano la sussistenza del c.d. danno erariale.
Per danno erariale si intende il pregiudizio economico arrecato allo Stato, agli enti territoriali o ad altri soggetti pubblici, causato da comportamenti illeciti, negligenze, omissioni e decisioni gravemente imprudenti da parte di amministratori o dipendenti pubblici, legati all’Amministrazione da un rapporto di servizio.
La nozione di danno erariale non si limita alle sole ipotesi di sottrazione o dispersione diretta di risorse pubbliche, ma comprende qualsiasi diminuzione economicamente valutabile del patrimonio pubblico. Si tratta di comportamenti dolosi o gravemente colposi che, in ragione delle modalità di attuazione, possono differenziarsi in diverse tipologie. Analizziamole.
1. Il danno erariale da mancata entrata
Il danno erariale da mancata entrata si realizza quando l’Amministrazione non incassa risorse economiche, che avrebbe dovuto legittimamente acquisire a causa della condotta dolosa o gravemente colposa di un proprio agente.
Il patrimonio pubblico non diminuisce direttamente, ma viene privato di un incremento, che sarebbe spettato all’ente. Un esempio concreto è il funzionario responsabile della riscossione che omette di attivare le procedure necessarie per recuperare tributi, sanzioni o canoni dovuti dai cittadini.
Analogamente, può configurarsi un danno da mancata entrata nel caso di concessioni rilasciate senza richiedere i corrispettivi previsti dalla legge o da errori amministrativi, che determinano la prescrizione di crediti vantati dall’Amministrazione.
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2. Il danno erariale patrimoniale diretto
Il danno erariale patrimoniale diretto rappresenta la forma più immediata di danno erariale, consistente nella diminuzione concreta delle risorse economiche di un ente pubblico, causata da una condotta illecita o gravemente negligente di un dipendente o amministratore. Si verifica quando il patrimonio pubblico subisce una perdita effettiva e quantificabile.
Il funzionario che autorizza il pagamento di fatture per prestazioni mai eseguite, oppure l’acquisto di beni a prezzi notevolmente superiori rispetto ai normali prezzi di mercato senza adeguata motivazione, realizza un danno erariale diretto.
Costituisce danno patrimoniale diretto anche la distruzione o il deterioramento di veicoli, attrezzature o immobili pubblici dovuti a comportamenti imprudenti o contrari ai doveri d’ufficio da parte del funzionario.
3. Il danno erariale da disservizio
Il danno erariale da disservizio si verifica quando l’azione o l’omissione del dipendente pubblico compromette il corretto funzionamento dell’Amministrazione, costringendo l’ente a sostenere costi aggiuntivi o a impiegare ulteriori risorse per ripristinare il servizio.
In questa ipotesi, il pregiudizio non deriva soltanto dalla perdita economica immediata, ma dall’inefficienza prodotta nell’apparato amministrativo.
Realizza il danno erariale da disservizio il dipendente che, omettendo controlli obbligatori, provoca, per esempio, l’annullamento di una procedura di gara, rendendo necessaria la ripetizione dell’intero procedimento.
Un altro esempio di danno da disservizio è l’assenteismo fraudolento, il quale costringe l’Amministrazione a ricorrere a straordinari o sostituzioni per garantire la continuità delle attività istituzionali.
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