Imposta di bollo: cos’è, quando si paga, tipologie e cosa succede se superi 5.000 euro sul conto corrente
Cos'è l'imposta di bollo, quali sono i casi nei quali è prevista la sua applicazione, come si calcola e quando, invece, è possibile l'esenzione.
- L’imposta di bollo sul conto corrente è di 34,20 euro annui per le persone fisiche e scatta solo se la giacenza media supera i 5.000 euro;
- Su conti deposito e investimenti si applica invece un’aliquota proporzionale dello 0,20% senza alcuna soglia minima di esenzione.
- Sulle fatture elettroniche il bollo è fisso a 2 euro per ogni documento esente o fuori campo IVA superiore a 77,47 euro, con pagamento trimestrale.
Ogni anno, milioni di italiani si trovano a fare i conti con una tassa poco conosciuta ma che incide concretamente su conti bancari, risparmi e attività professionali: l’imposta di bollo. Si tratta di un tributo indiretto che lo Stato applica su determinati documenti e strumenti finanziari, spesso addebitato in silenzio direttamente dalla banca.
In questa guida puoi conoscere in modo chiaro e semplice quando scatta, quanto costa e come evitare di pagarla inutilmente, soprattutto se hai risparmi o un’attività con partita IVA.
Cos’è l’imposta di bollo e dove nasce
L’imposta di bollo è disciplinata dal D.P.R. n. 642/1972 e si applica a una serie di atti, documenti e rapporti finanziari. Nel contesto bancario e finanziario, la sua attuale forma è stata introdotta nel 2012 dal cosiddetto Decreto Monti (D.L. n. 201/2011), che ha esteso e reso proporzionale il tributo su conti correnti e prodotti finanziari.
In pratica, è una tassa che paghi per il semplice fatto di avere un conto corrente con una certa giacenza, di detenere investimenti o di emettere determinate fatture. Non ha nulla a che fare con i movimenti che fai: si applica sulla detenzione, non sull’utilizzo.
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Imposta di bollo sul conto corrente
L’imposta di bollo non viene applicata automaticamente a tutti i conti correnti: scatta solo quando la giacenza media annua supera la soglia di 5.000 euro. La soglia si basa sul valore medio mantenuto sul conto nell’intero anno solare, non sul saldo di un singolo giorno.
Questo è un punto spesso frainteso: se il tuo stipendio ti porta temporaneamente sopra quota 5.000 euro a marzo, ma per il resto dell’anno sei abbondantemente sotto, potresti comunque non pagare nulla. Un picco momentaneo non è sufficiente a far scattare il bollo: conta l’andamento complessivo del deposito durante l’anno.
Quanto si paga?
L’imposta di bollo sul conto corrente corrisponde a:
- 34,20 euro all’anno per le persone fisiche;
- 100 euro all’anno per le persone giuridiche (imprese, società), indipendentemente dal saldo.
L’imposta ha un importo fisso annuale, indipendente dal saldo effettivo del conto: una volta superata la soglia di giacenza media, l’importo non varia. Che tu abbia 5.001 euro o 500.000 euro di giacenza media, la cifra rimane la stessa.
Quando viene addebitata?
La banca agisce come sostituto d’imposta e addebita il bollo in automatico, con cadenza trimestrale, semestrale o annuale a seconda della periodicità del tuo estratto conto. Se lo ricevi ogni trimestre, pagherai 8,55 euro per ogni periodo in cui la giacenza media supera la soglia.
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Cosa succede se superi 5.000 euro?
Superare la soglia dei 5.000 euro non comporta accertamenti fiscali automatici né una tassazione diretta sul capitale depositato. Il bollo da 34,20 euro è l’unico costo aggiuntivo legato alla giacenza. Non esistono altre imposte sul semplice fatto di tenere denaro in banca, a meno che le somme non derivino da redditi non dichiarati.
Chi ha più conti correnti o libretti di risparmio, comunque, deve sommare le giacenze medie di tutti i rapporti intestati. Se la somma è superiore a 5.000 euro, si pagherà l’imposta di bollo su ogni singolo rapporto.
Facciamo un esempio pratico: hai tre conti correnti da 2.000 euro di giacenza media ciascuno. La somma è 6.000 euro, quindi supera la soglia. Risultato: paghi 34,20 euro per ciascun conto, per un totale di 102,60 euro all’anno. Frazionare i soldi su più conti, insomma, non ti aiuta a risparmiare.
Quali sono le esenzioni previste dalla legge?
Hai diritto all’esenzione in questi casi:
- giacenza media inferiore a 5.000 euro;
- titolari di conto di base con ISEE inferiore a 11.600 euro (ai sensi della normativa sul conto di base gratuito);
- conti in rosso o a saldo zero per l’intero periodo di rendicontazione.
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Imposta di bollo sul conto deposito
Qui le regole cambiano in modo significativo. Sul conto deposito si applica una tassa proporzionale dello 0,20% annuo, senza soglia minima di esenzione.
Questo significa che anche con pochi euro sul conto deposito potresti tecnicamente dover pagare il bollo – anche se su cifre basse l’importo è trascurabile. Il calcolo avviene sul valore della somma detenuta al 31 dicembre di ogni anno, oppure alla chiusura del conto se avviene prima.
Facciamo un esempio concreto: hai 20.000 euro su un conto deposito. L’imposta sarà di 20.000 × 0,20% = 40 euro annui. Su 50.000 euro, saliranno a 100 euro. Il conto deposito ha la sua imposta di bollo proporzionale, senza limiti di giacenza, pari allo 0,20% della cifra vincolata.
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Imposta di bollo sugli investimenti
Per chi detiene prodotti finanziari – azioni, obbligazioni, ETF, fondi comuni, titoli di Stato e strumenti analoghi – l’imposta di bollo si applica in misura proporzionale. Per le persone fisiche, l’aliquota è pari allo 0,20% del valore di mercato dei prodotti finanziari detenuti al 31 dicembre di ogni anno. Non è prevista una soglia di esenzione.
Il valore di riferimento è quello di mercato alla data del 31 dicembre, ossia il prezzo a cui il titolo sarebbe acquistabile o vendibile in condizioni normali. A differenza del conto corrente, per i prodotti finanziari non esiste una soglia di esenzione valida per le persone fisiche: l’imposta dello 0,20% si applica a partire dal primo euro investito.
Per i soggetti diversi dalle persone fisiche – aziende e società – l’aliquota è la stessa (0,20%), ma con un limite massimo di 20.000 euro annui. Per le persone fisiche non esiste questo tetto.
L’addebito avviene tramite l’intermediario finanziario (banca, SIM, SGR) dove sono depositati gli strumenti, di norma entro i primi mesi dell’anno successivo. Se invece investi tramite una piattaforma estera – come alcune app di trading – l’intermediario non è sostituto d’imposta e dovrai dichiarare e versare il bollo autonomamente in dichiarazione dei redditi (in questo caso si parla di IVAFE, l’imposta equivalente per attività estere).
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Imposta di bollo sulle fatture elettroniche
Questo è il capitolo che interessa professionisti, freelance, titolari di partita IVA in regime forfettario e non. Il tributo è disciplinato dall’art. 13 della Tariffa allegata al D.P.R. n. 642/1972 e dall’art. 6 del D.M. 17 giugno 2014.
Quando scatta?
Il bollo si applica alle fatture elettroniche quando ricorrono due condizioni insieme: la fattura non è soggetta a IVA e il suo importo totale supera 77,47 euro. Se manca anche una sola delle due condizioni, il bollo non è dovuto.
Rientrano tipicamente in questa categoria le fatture emesse da chi è in regime forfettario, che non applica l’IVA per legge. Ma anche le fatture di operazioni esenti IVA ai sensi dell’art. 10 del D.P.R. n. 633/1972 (prestazioni sanitarie, operazioni finanziarie, ecc.) o le operazioni escluse e fuori campo IVA.
Quanto si paga?
L’importo è fisso: 2 euro per ciascuna fattura elettronica soggetta a bollo. A differenza delle imposte proporzionali, non varia in base all’importo della fattura, ma si applica in misura standard per ogni documento emesso che rientra nelle condizioni previste.
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Come si indica in fattura?
Con la fatturazione elettronica obbligatoria dal 1° gennaio 2019, non esiste più il contrassegno fisico. Il bollo si inserisce direttamente nei documenti XML con il flag “Bollo virtuale = SI”. L’Agenzia delle Entrate verifica poi automaticamente le fatture trasmesse al Sistema di Interscambio (SdI) e genera due elenchi: l’Elenco A (fatture già correttamente bollate) e l’Elenco B (fatture che avrebbero dovuto avere il bollo ma non ce l’hanno, sulle quali puoi intervenire per correggere).

Quali sono le scadenze per il 2025-2026?
Il pagamento avviene trimestralmente tramite modello F24 o addebito su conto corrente:
- I trimestre (gennaio-marzo): entro il 31 maggio 2025;
- II trimestre (aprile-giugno): entro il 30 settembre 2025;
- III trimestre (luglio-settembre): entro il 1° dicembre 2025 (il 30 novembre 2025 era domenica);
- IV trimestre (ottobre-dicembre): entro il 2 marzo 2026 (il 28 febbraio 2026 era sabato).
C’è una semplificazione importante introdotta dal Decreto Semplificazioni n. 73/2022 (convertito nella Legge n. 122/2022): se l’importo dovuto per il primo trimestre non supera 5.000 euro, il versamento può essere rinviato alla scadenza del secondo trimestre. Allo stesso modo, se anche sommando primo e secondo trimestre non si oltrepassa la soglia dei 5.000 euro, il versamento può essere effettuato direttamente entro la scadenza del terzo trimestre. La scadenza di fine novembre, però, non è ulteriormente differibile.
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Cosa succede se non paghi o paghi in ritardo
Le sanzioni per omesso o tardivo versamento dell’imposta di bollo sulle fatture elettroniche sono calcolate sull’importo dovuto e variano in base ai giorni di ritardo e corrispondono a:
- 0,83% se paghi entro 15 giorni dalla scadenza;
- 12,5% se paghi entro 90 giorni;
- 25% oltre i 90 giorni.
A queste si aggiungono gli interessi legali. In caso di tardivo, insufficiente o omesso versamento, l’Agenzia delle Entrate comunica al contribuente l’ammontare dell’imposta dovuta, della sanzione ridotta a un terzo e degli interessi. Il contribuente ha 30 giorni dal ricevimento della comunicazione per provvedere al pagamento. Decorso tale periodo, l’Ufficio procede con l’iscrizione a ruolo a titolo definitivo.
Se ti accorgi di un errore in autonomia, puoi sempre ricorrere al ravvedimento operoso, che consente di regolarizzare la posizione pagando sanzioni ridotte prima che arrivi la contestazione da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Tabella riepilogativa su quando si paga l’imposta di bollo (e quanto)
| Tipologia | Importo | Soglia | Scadenza |
|---|---|---|---|
| Tipologia | Importo | Soglia | Scadenza |
| Conto corrente (persona fisica) | 34,20 €/anno (fisso) | Giacenza media > 5.000 € | Trimestrale/annuale |
| Conto corrente (persona giuridica) | 100 €/anno (fisso) | Nessuna soglia | Trimestrale/annuale |
| Conto deposito | 0,20% del saldo | Nessuna soglia | Annuale (31 dicembre) |
| Investimenti (persona fisica) | 0,20% del valore | Nessuna soglia | Annuale (31 dicembre) |
| Fattura elettronica | 2 € per fattura | Importo > 77,47 € + no IVA | Trimestrale |
Gestire correttamente l’imposta di bollo non richiede competenze straordinarie, ma serve conoscerne le regole. Se hai dubbi sulla tua situazione specifica – soprattutto in presenza di più conti, portafogli di investimento o una partita IVA – il consiglio è di confrontarti con un commercialista o un consulente fiscale. Le regole, come abbiamo visto, cambiano a seconda della tipologia di strumento, e un piccolo errore di valutazione può tradursi in sanzioni evitabili.
Imposta di bollo – Domande frequenti
Sono esenti le persone fisiche con giacenza media annua inferiore a 5.000 euro, i titolari di conto di base con ISEE non superiore a 11.600 euro (ai sensi dell’art. 12, comma 6, del D.L. n. 201/2011) e chi ha il conto in negativo per tutto il periodo di rendicontazione. Alcune banche, a scopo promozionale, si fanno carico dell’imposta senza addebitarla al cliente: in quel caso il bollo è comunque dovuto allo Stato, ma lo paga la banca per te.
La giacenza media si calcola sommando tutti i saldi giornalieri e dividendo il totale per i giorni dell’anno. Si tratta di un calcolo automatico: non è necessario effettuarlo da soli, perché il dato viene riportato nei documenti di fine anno ed è consultabile anche nell’area riservata del conto. Tieni presente che conta la media dell’intero anno solare, non il saldo di un singolo giorno: un picco momentaneo da solo non fa scattare il bollo.
Quando il conto corrente è cointestato, l’imposta di bollo si applica tenendo conto della posizione individuale di ogni contribuente: non si considera il saldo totale del conto, ma solo la quota riferibile a ciascun titolare. Se il conto è intestato a due persone fisiche con un saldo totale di 9.000 euro, ogni intestatario ha una quota di 4.500 euro, quindi l’imposta di bollo non è dovuta. Attenzione però: se uno dei cointestatari ha altri conti propri, le giacenze si sommano e possono far scattare la soglia.
Sì, ma con una logica aggregata. Il conteggio per determinare se si debba pagare l’imposta viene effettuato sulla giacenza media di tutti i rapporti intestati: se la somma delle giacenze medie di tutti i conti supera i 5.000 euro, l’imposta è dovuta su ogni singolo rapporto, a prescindere dal fatto che uno di questi abbia una giacenza inferiore a quella cifra. Distribuire i fondi su più conti per “aggirare” il bollo, quindi, può anzi aumentare il costo complessivo.
Sì. I titoli di Stato – come i BTP – rientrano tra i prodotti finanziari soggetti all’imposta dello 0,20% annuo, calcolata sul valore di mercato al 31 dicembre. Non esistono esenzioni per le persone fisiche. Tutti gli strumenti finanziari vengono assoggettati a tassazione, anche quelli che non si trovano materialmente in un dossier, come i fondi comuni di investimento e le polizze vita o i buoni postali fruttiferi.
Sì. Chi è in regime forfettario non applica l’IVA, quindi le sue fatture ricadono per definizione tra quelle esenti o fuori campo IVA. Il bollo si applica quando ricorrono due condizioni insieme: la fattura non è soggetta a IVA e il suo importo totale supera 77,47 euro. Ogni fattura che soddisfa entrambi i requisiti richiede il pagamento di 2 euro di bollo virtuale, da versare trimestralmente tramite il portale dell’Agenzia delle Entrate o con modello F24.
L’Agenzia delle Entrate rileva in automatico le irregolarità sulle fatture trasmesse al SdI e invia una comunicazione via PEC con l’importo dovuto, la sanzione ridotta a un terzo e gli interessi. Il contribuente ha 30 giorni dal ricevimento della comunicazione per provvedere al pagamento. Decorso tale periodo, l’Ufficio procede con l’iscrizione a ruolo a titolo definitivo. Se ti accorgi dell’errore prima di ricevere la contestazione, puoi sempre regolarizzare la situazione con il ravvedimento operoso, pagando sanzioni ridotte.
Alcune banche, soprattutto quelle online, si fanno carico del bollo per attirare nuovi clienti. In questo caso non ricevi alcun addebito, ma l’imposta viene comunque versata allo Stato dalla banca stessa. Non si tratta di un’esenzione fiscale: il tributo è sempre dovuto, cambia solo chi lo paga. Prima di aprire un conto, conviene verificare nelle condizioni contrattuali se questa agevolazione è prevista e per quanto tempo.
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