La shrinkflation è legale in Italia?
La shrinkflation rappresenta un fenomeno sempre più frequente nel mercato dei beni di consumo: la quantità di prodotto diminuisce, mentre il prezzo della confezione rimane invariato o aumenta. Proprio per garantire una maggiore trasparenza nelle informazioni commerciali e consentire al consumatore di compiere scelte più consapevoli, il legislatore ha introdotto specifici obblighi informativi a carico dei produttori.
- La shrinkflation consiste nel ridurre la quantità di prodotto mantenendo invariato o quasi invariato il prezzo della confezione, determinando di fatto un aumento del prezzo per unità di misura.
- La shrinkflation non è automaticamente illegale. Diventa problematica quando la riduzione della quantità non viene comunicata correttamente e può ingannare il consumatore.
- Le nuove regole, in vigore dal 15 luglio 2026, rafforzano gli obblighi di trasparenza e informazione, imponendo di rendere il consumatore consapevole della riduzione della quantità e del conseguente aumento del prezzo per unità di misura.
Hai mai acquistato una confezione di biscotti o di qualsiasi altro prodotto e avuto la sensazione che fosse diventata più piccola, pur pagando lo stesso prezzo? Quello appena descritto è il fenomeno conosciuto come shrinkflation, o riporzionamento: il produttore riduce la quantità di prodotto contenuta nella confezione, mantenendo invariato il prezzo o, in alcuni casi, aumentandolo. Il risultato è un aumento del prezzo effettivo per unità di misura, che può essere difficile da percepire a prima vista.
Ma la pratica in questione è legale? Un produttore può ridurre la quantità di un prodotto senza ridisegnare la confezione? E, soprattutto, quali obblighi di informazione ha nei confronti del consumatore? Nelle righe che seguono risponderò a tali interrogativi, illustrando la nuova normativa, entrata in vigore il 15 luglio 2026.
Che cos’è la shrinkflation
La shrinkflation è una pratica commerciale attraverso cui un’azienda riduce la quantità di prodotto contenuta in una confezione, mantenendo invariato o quasi invariato il prezzo di vendita. In questo modo, il consumatore può avere l’impressione che il prezzo del prodotto non sia aumentato, mentre in realtà paga di più per la stessa quantità. Per esempio, una confezione di pasta che passa da 500 a 400 grammi mantenendo lo stesso prezzo rappresenta un tipico caso di shrinkflation.
Il fenomeno può riguardare numerosi prodotti di uso quotidiano, come alimenti, bevande, detergenti e prodotti per la cura della persona. La riduzione della quantità, tuttavia, non è automaticamente illegale: ciò che assume rilevanza giuridica è soprattutto il modo in cui questa modifica viene comunicata al consumatore e il rispetto degli obblighi di trasparenza e informazione previsti dalla normativa.
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Cosa prevede la nuova normativa?
Dal 15 luglio 2026 sono diventate operative le nuove regole italiane sulla shrinkflation. La disciplina interviene sull’art. 15-bis del Codice del consumo, con l’obiettivo di rendere più trasparente per il consumatore la riduzione della quantità dei prodotti. La normativa concerne soprattutto i casi in cui un prodotto mantiene sostanzialmente lo stesso confezionamento, ma viene immesso sul mercato con una quantità nominale inferiore e ciò comporta un aumento del prezzo per unità di misura.
La novità più importante riguarda l’obbligo di informazione lungo la filiera. Quando la quantità del prodotto viene ridotta, il produttore deve comunicare la variazione agli altri operatori interessati, affinché il consumatore possa essere informato della modifica. Le informazioni devono indicare la riduzione della quantità e l’aumento percentuale del prezzo per unità di misura riconducibile alla diminuzione del contenuto.
Rispetto alla precedente impostazione della disciplina, non è più contemplato semplicemente l’obbligo di inserire sulla confezione una specifica dicitura relativa alla quantità ridotta. Al contrario, l’informazione deve giungere al consumatore attraverso i punti vendita fisici e i canali di vendita online, secondo le modalità stabilite dalla nuova disciplina.
La normativa entrata in vigore il 15 luglio 2026 rappresenta dunque uno strumento specifico di tutela contro i cosiddetti rincari nascosti, imponendo una maggiore trasparenza nella comunicazione della riduzione delle quantità.
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Quando la shrinkflation può diventare illecita?
La riduzione della quantità diventa giuridicamente problematica quando il comportamento dell’impresa può configurare una pratica commerciale scorretta. Il Codice del consumo vieta infatti le pratiche commerciali che, contrariamente alla diligenza professionale, siano idonee a falsare in misura rilevante il comportamento economico del consumatore medio.
Sono particolarmente importanti le pratiche commerciali ingannevoli, che possono riguardare anche il prezzo, le caratteristiche e la quantità di un prodotto. Per esempio, se un’azienda riduce il contenuto di una confezione da 500 a 400 grammi, mantenendo lo stesso prezzo e senza fornire le informazioni richieste dalla normativa, il consumatore potrebbe non rendersi conto che il prezzo effettivo per chilogrammo è aumentato.
La questione non concerne quindi solo il prezzo indicato sullo scaffale, ma bisogna considerare anche la quantità effettivamente venduta e il relativo prezzo per unità di misura.
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Qual è il ruolo dell’AGCM?
Il controllo sul rispetto delle norme a tutela dei consumatori spetta, tra gli altri compiti, all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). L’Autorità può intervenire quando ritiene che un’impresa abbia posto in essere una pratica commerciale scorretta e può adottare provvedimenti e sanzioni nei confronti dei responsabili.
La tutela non concerne soltanto i casi in cui vengono fornite informazioni false. Anche le omissioni informative possono essere rilevanti nel momento in cui impediscono al consumatore di assumere una decisione consapevole.
La stessa AGCM ha già affrontato casi nei quali la riduzione della quantità di un prodotto era accompagnata da indicazioni non corrette sulla confezione. In una precedente vicenda, per esempio, l’Autorità ha ricondotto la condotta al fenomeno della shrinkflation, contestando la presenza di informazioni ingannevoli sulla reale quantità del prodotto.
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Shrinkflation: è legale? – Domande frequenti
L’art. 15-bis del Codice del consumo disciplina il fenomeno della shrinkflation e mira a garantire una maggiore trasparenza nei confronti del consumatore. La disciplina è stata modificata anche a seguito delle osservazioni della Commissione europea.
Può innanzitutto presentare un reclamo al professionista. Se ritiene che vi sia una pratica commerciale scorretta, può inoltre effettuare una segnalazione all’AGCM. In presenza di un danno, può anche valutare gli strumenti di tutela previsti dalla legge.
La disciplina specifica sul riporzionamento è stata modificata nel 2026. Secondo il MIMIT, nella nuova formulazione l’informazione al consumatore deve essere resa in modo chiaro e visibile dal commerciante al dettaglio, mentre il produttore deve informare adeguatamente i commercianti della riduzione della quantità.
Nella shrinkflation il prezzo della confezione può rimanere invariato mentre diminuisce la quantità del prodotto. Nel normale aumento di prezzo, invece, la quantità resta invariata e aumenta direttamente il prezzo pagato dal consumatore.
No. La shrinkflation consiste nella riduzione della quantità di prodotto mantenendo invariato, o quasi, il prezzo. La skimpflation, invece, riguarda una riduzione della qualità o della quantità di un servizio senza una corrispondente riduzione del prezzo.
Non necessariamente. Il consumatore può accettare una confezione più piccola se dispone di informazioni chiare e può quindi scegliere consapevolmente se acquistare il prodotto. Il problema giuridico nasce soprattutto quando la riduzione viene resa difficile da percepire o viene comunicata in maniera ingannevole.
Riferimenti normativi
- D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 – Codice del consumo;
- art. 15-bis Cod. cons. – disciplina del riporzionamento dei prodotti preconfezionati;
- artt. 20-27 Cod. cons. – pratiche commerciali scorrette, ingannevoli e aggressive;
- art. 21 Cod. cons. – azioni ingannevoli;
- art. 22 Cod. cons. – omissioni ingannevoli;
- art. 27 Cod. cons. – tutela amministrativa e competenze dell’AGCM;
- D.Lgs. 2 agosto 2007, n. 145 – pubblicità ingannevole e comparativa illecita;
- normativa sul riporzionamento dei prodotti confezionati, aggiornata nel 2026, con riferimento alle modifiche intervenute sull’art. 15-bis Cod. cons.
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