Reato di somministrazione illecita (e fraudolenta) di manodopera: come viene punito
L'interposizione illecita di manodopera è un reato? In cosa consiste la somministrazione fraudolenta di lavoro? Ecco quali sono i rischi penali ai quali si può andare incontro.
- La somministrazione è illecita quando avviene al di fuori dei limiti previsti dal decreto legislativo 81/2015, mancando l’autorizzazione ministeriale o i requisiti di forma e contenuto.
- La somministrazione fraudolenta si configura qualora l’invio di lavoratori sia finalizzato a eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo, aggravando il regime sanzionatorio.
- Il lavoratore coinvolto ha il diritto di richiedere giudizialmente la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze dell’utilizzatore effettivo, con efficacia retroattiva.
L’ordinamento giuridico italiano disciplina con rigore il mercato del lavoro per impedire che l’interposizione di manodopera diventi uno strumento di elusione dei diritti dei lavoratori o di evasione fiscale. La distinzione tra un appalto genuino e una somministrazione irregolare rappresenta uno dei confini più complessi e dibattuti del diritto del lavoro, con implicazioni che spaziano dalle sanzioni amministrative a gravi conseguenze penali per le imprese coinvolte.
Differenza tra appalto genuino e somministrazione illecita
Per comprendere quando la somministrazione di manodopera diventi illecita, è necessario analizzare il divieto di interposizione nelle prestazioni di lavoro.
Il confine legale è tracciato dall’articolo 29 del d.lgs. 276/2003, che definisce i requisiti dell’appalto genuino: l’organizzazione dei mezzi necessari da parte dell’appaltatore e l’assunzione del rischio d’impresa.
La somministrazione è illecita quando l’appaltatore si limita a fornire braccia, mentre l’utilizzatore esercita il potere direttivo, organizzativo e disciplinare sui lavoratori. In questo scenario, l’appalto è considerato un mero schermo formale per coprire una fornitura di personale non autorizzata.
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Quando la somministrazione di manodopera è illecita
La somministrazione irregolare o illecita si verifica in presenza di violazioni specifiche dei requisiti oggettivi e soggettivi fissati dal decreto legislativo 81/2015. La legge prevede che solo soggetti autorizzati dal Ministero del Lavoro possano inviare personale presso terzi.
Le principali casistiche di illiceità includono:
- l’esercizio dell’attività di somministrazione da parte di soggetti non iscritti all’apposito albo informatico presso il Ministero;
- la mancanza della forma scritta del contratto di somministrazione, che rende nullo il rapporto tra agenzia e utilizzatore;
- la violazione dei limiti quantitativi previsti dai contratti collettivi nazionali di lavoro;
- l’invio di lavoratori presso unità produttive che abbiano effettuato licenziamenti collettivi nei sei mesi precedenti.
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Cosa si intende per somministrazione fraudolenta
La somministrazione fraudolenta rappresenta la fattispecie più grave di violazione, reintrodotta dal decreto dignità (d.l. 87/2018). Ai sensi dell’articolo 38-bis del d.lgs. 81/2015, si configura quando la somministrazione è posta in essere con la specifica finalità di eludere norme inderogabili di legge o di contratto collettivo.
L’elemento distintivo è il dolo specifico, ovvero l’intento fraudolento. Un esempio concreto è il caso di un’azienda che licenzia i propri dipendenti per poi riassumerli tramite una cooperativa “fittizia” che li rimanda presso la stessa azienda a svolgere le medesime mansioni, ma con una retribuzione inferiore o senza gli scatti di anzianità maturati.
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Quali sono i rischi penali e amministrativi
Il regime sanzionatorio per la somministrazione illecita e fraudolenta di manodopera è stato oggetto di recenti inasprimenti. La responsabilità ricade sia sul somministratore, sia sull’utilizzatore, secondo il principio di solidarietà.
In caso di somministrazione abusiva, ovvero quando il soggetto che fornisce manodopera non è autorizzato, la legge prevede una sanzione amministrativa pecuniaria pari a 60 euro per ogni lavoratore coinvolto e per ogni giornata di occupazione. Qualora venga accertata la somministrazione fraudolenta, si applica un’ulteriore ammenda di 20 euro per ciascun lavoratore e per ogni giorno di lavoro, la quale si somma alle altre sanzioni vigenti.
Nei casi di appalto non genuino, disciplinati dal d.lgs. 276/2003, la sanzione resta fissata a 60 euro per ogni giornata e lavoratore. Se il contratto di somministrazione è privo della forma scritta, esso è considerato nullo e il lavoratore è considerato, a tutti gli effetti, alle dipendenze dell’utilizzatore fin dall’inizio della prestazione. Oltre alle sanzioni pecuniarie, la somministrazione fraudolenta comporta rischi penali, con l’arresto fino a 3 mesi o l’ammenda fino a 309 euro.
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Quali sono le conseguenze per il lavoratore
In caso di somministrazione illecita, il lavoratore ha la facoltà di agire in giudizio per chiedere la costituzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato direttamente con l’utilizzatore effettivo. L’utilizzatore è inoltre obbligato in solido con il somministratore per il pagamento dei trattamenti retributivi e dei contributi previdenziali dovuti all’INPS.
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