Riabilitazione penale: cos’è, quando si applica e come funziona
Guida completa su come funziona la riabilitazione penale: dai requisiti di legge alla procedura, dai tempi di attesa agli effetti sulla vita personale, lavorativa e sociale del condannato
- La riabilitazione penale consente l’estinzione degli effetti penali della condanna, ma non elimina il reato né la sentenza di condanna.
- Per ottenerla, occorre espiare integralmente la pena e tenere una buona condotta.
- La riabilitazione penale incide in modo significativo sulla sfera giuridica e sociale dell’interessato, permettendo il recupero di diritti e opportunità limitati dalla condanna.
La riabilitazione penale è uno strumento fondamentale, perché consente la risocializzazione del condannato e, dunque, la realizzazione della finalità rieducativa attribuita alla pena dal nostro ordinamento.
Si tratta di un istituto spesso confuso con la cancellazione del reato o della fedina penale, ma che, in realtà, ha presupposti ed effetti diversi e limiti ben precisi.
La riabilitazione, infatti, non cancella né il reato né la pena, perché può essere concessa non in via automatica, ma solo dopo l’espiazione e un’attenta valutazione del comportamento tenuto dal condannato, durante l’esecuzione della sanzione penale.
La misura ha un impatto diretto e importante in diversi ambiti della vita personale e professionale, come l’accesso al lavoro, ai concorsi pubblici e ai rapporti con la pubblica amministrazione.
Cos’è la riabilitazione penale
La riabilitazione penale è un istituto giuridico che consente, dopo un determinato periodo di tempo e al verificarsi di determinate condizioni, di ottenere la cancellazione degli effetti penali di una condanna – estinguendo le eventuali pene accessorie applicate.
Tale misura è disciplinata dall’art. 178 c.p. e seguenti e ha lo scopo di ripristinare la capacità giuridica del condannato, mediante l’estinzione delle pene accessorie e di ogni altro effetto penale della sentenza di condanna.
Il provvedimento con il quale è disposta la riabilitazione penale è emesso dal c.d. Tribunale di Sorveglianza, ovvero un organo giurisdizionale competente nella fase esecutiva della pena e istituito a garanzia dei diritti dei detenuti.
L’obiettivo della riabilitazione è il reinserimento sociale del soggetto, nel rispetto della finalità rieducativa che il nostro ordinamento riconosce alla pena (art. 27 Costituzione).
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Differenza fra riabilitazione penale e cancellazione del reato
Esiste una differenza sostanziale fra riabilitazione penale e cancellazione del reato e riguarda gli effetti conseguenti all’applicazione di tali istituti.
La riabilitazione penale estingue gli effetti penali della condanna, come limitazioni di diritti civili o professionali. La condanna e il reato restano nella tua posizione giudiziaria.
La cancellazione del reato comporta, invece, la non menzione della condanna dal casellario giudiziale.
Con la cancellazione si elimina ogni traccia giuridica e storica della tua condanna e trova applicazione solo in casi specifici previsti dalla legge. In altre parole, la riabilitazione agisce sugli effetti, la cancellazione agisce sul reato stesso.
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Quali sono i presupposti per la riabilitazione penale
Per ottenere la riabilitazione penale devi accertarti di rispettare le specifiche (e necessarie) condizioni espressamente previste dall’art. 179 c.p., in quanto tutte necessarie e non alternative.
In particolare, per richiedere la riabilitazione penale, occorrono i seguenti presupposti:
- espiazione integrale della pena, anche beneficiando di misure alternative;
- estinzione della pena per altre cause diverse dalla espiazione (es. per prescrizione);
- costante ed effettiva buona condotta;
- risarcimento del danno (eventuale) a favore della parte civile o dimostrazione delle gravi difficoltà economiche (dichiarazioni reddituali);
- assenza di nuove condanne penali;
- non applicazione di misure di sicurezza detentive (casa di cura e custodia) o non detentive (divieto di soggiorno, libertà vigilata) e patrimoniali (confisca).

Cosa si intende per buona condotta
Il concetto di buona condotta, ai fini della riabilitazione penale, è stato definito nel tempo dalla giurisprudenza, poiché non esiste una norma giuridica chiara che ne definisca il significato.
Per la configurabilità della buona condotta non rileva esclusivamente la mera assenza di comportamenti negativi del condannato. Al contrario, è necessario che siano stati posti in essere atti sintomatici di un’evoluzione, di un cambiamento e, in generale, dell’abbandono di intenti e propositi criminosi e, conseguentemente, di una diversa impostazione della propria quotidianità.
Ciò significa che il Tribunale di Sorveglianza valuta, sulla base di relazioni tecniche degli assistenti e dei funzionari di polizia penitenziaria, il comportamento tenuto dal condannato:
- nello svolgimento delle attività lavorative organizzate negli istituti penitenziari;
- nella collaborazione con le autorità;
- nelle frequentazioni del soggetto qualora la pena sia scontata per una parte con misure alternative di detenzione, come gli arresti domiciliari.
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Quando si può chiedere la riabilitazione penale
Puoi chiedere la riabilitazione penale dopo aver scontato integralmente la pena. Non solo, devi anche attendere qualche anno prima di presentare, tramite il tuo avvocato, l’apposita richiesta.
La tempistica varia e dipende da una serie di fattori, come indicato di seguito:
- dopo almeno 3 anni dal giorno in cui la pena principale è stata eseguita o si è estinta;
- dopo almeno 8 anni, se il soggetto è stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza;
- dopo almeno 10 anni in caso di recidiva reiterata.
I citati termini decorrono dal momento in cui la pena è stata integralmente scontata.
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Come richiedere la riabilitazione penale
Per ottenere la riabilitazione devi presentare un’istanza al Tribunale di Sorveglianza competente nel territorio di tua residenza, dopo il decorso del termine minimo previsto dalla legge (3 anni).
Per avere maggiori chance, l’assistenza di un avvocato esperto in esecuzione penale è molto utile, non solo nella redazione della domanda di riabilitazione, ma anche per il successivo deposito in cancelleria. Un legale, inoltre, potrà supportarti anche per controllare, in generale, lo stato del procedimento.
Dopo la presentazione della domanda, il Tribunale di Sorveglianza valuta le informazioni fornite da parte del tuo legale, dagli assistenti sociali e dalla polizia penitenziaria che hanno seguito il tuo percorso durante l’espiazione della condanna.
Una volta valutata la tua condotta, il Tribunale decide sulla tua istanza di riabilitazione, in un arco temporale che può essere stimato da 6 a 12 mesi, in considerazione di diversi fattori, quali la complessità del caso che ha portato alla condanna e il carico del Tribunale competente.
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Quali sono gli effetti della riabilitazione penale
La riabilitazione penale non estingue il reato né cancella la tua condanna. L’obiettivo della riabilitazione è la reintegrazione della capacità giuridica del condannato, ovvero la capacità di compiere atti giuridicamente rilevanti.
Tale capacità è limitata a seguito della sentenza di condanna. Ciò si realizza attraverso l’estinzione delle pene accessorie (applicate automaticamente a seguito di una condanna) e degli effetti penali.
In altri termini, la riabilitazione non ripulisce la fedina penale o almeno solo in parte, nel senso che la condanna non è più indicata nel casellario giudiziario, richiesto dai privati, ma non “sparisce” del tutto, nel senso che rimane nel certificato richiesto dall’autorità giudiziaria.
Cosa succede dopo la riabilitazione penale
La riabilitazione penale consente di recuperare l’esercizio dei diritti civili, limitati dall’applicazione della condanna.
Ciò in quanto, con la concessione della riabilitazione, viene meno:
- l’interdizione dai pubblici uffici (art. 28 c.p.);
- l’interdizione da una professione o da un’arte (art. 30 c.p.);
- l’incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione (art. 32 quater c.p.);
- la decadenza dalla responsabilità genitoriale (art. 34 c.p.);
- la sospensione dall’esercizio degli uffici direttivi delle persone giuridiche e dell’impresa (art. 35 bis c.p.).
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