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Spiare il cellulare del partner è reato?

Quali possono essere le conseguenze legali derivanti dal fatto di spiare il cellulare del proprio partner? Ecco quali sono i reati che si possono commettere e quali le pene previste.

spiare il telefono del partner è reato
  • Controllare il cellulare del proprio partner potrebbe configurarsi in un reato.
  • Si potrebbe trattare di violazione della privacy o di accesso abusivo a un sistema informatico.
  • Le conseguenze, in questi casi, sarebbero di tipo penale.

I rapporti di coppia dovrebbero basarsi sulla fiducia reciproca, ma di tanto in tanto capita che uno dei due si metta a controllare il telefono dell’altro, leggendo i messaggi o spulciando tra le foto. 

Guardare il cellulare del partner è sbagliato e lo si fa per motivi diversi: nel caso di una coppia sposata, per esempio, si potrebbero cercare delle prove di tradimento che siano legalmente valide ai fini della separazione con addebito

In generale vale la pena chiedersi quando violare la privacy dell’altro possa costituire un illecito e cosa si rischia a spiare un cellulare.

Reato di violazione della privacy

Il motivo principale che spinge qualcuno a controllare il cellulare del proprio partner è il sospetto che quest’ultimo possa avere una relazione extraconiugale. Per farlo ci si impossessa in modo improprio (quindi a sua insaputa) del suo telefono. 

Questo comportamento può essere considerato un reato? Corrisponde a una violazione della privacy? La sentenza n. 24297 del 2016 della Cassazione ha precisato che il tutto dipende dalle modalità con le quali si agisce. 

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Esempi pratici

Per esempio:

  1. se il cellulare viene strappato di mano con violenza al suo proprietario, si sta commettendo il reato di rapina;
  2. se, invece, il telefono viene lasciato in un luogo qualunque, come su una scrivania, che sia accessibile al partner, allora non si sta violando la sua privacy. 

A questo proposito, la sentenza n. 6432 del Tribunale di Roma ha specificato che la privacy tra i coniugi subisce una limitazione naturale per via della condivisione degli spazi. Se il coniuge scopre il messaggio di una sconosciuta sul telefono dell’altro dimenticato in bagno, la colpa non è di certo sua. 

Cosa si rischia a spiare il cellulare del coniuge

La legge non prevede la possibilità di poter controllare di nascosto lo smartphone altrui, neanche se si tratta del marito o della moglie. Parlando di intercettazioni, si può registrare una conversazione tra presenti, ma non si può lasciare un registratore acceso per ascoltare le conversazioni che il coniuge ha quando si è assenti nella speranza di trovare una prova della sua infedeltà. 

Il caso peggiore consiste nell’installazione di un software spia sul cellulare del proprio coniuge: in questo caso si commetterebbe il reato di interferenze illecite nella vita privata altrui, disciplinato dall’articolo 615 bis del Codice penale. 

La condanna per questo comportamento illecito scatta anche nel caso in cui la vittima sia stata informata da terze persone in merito alla presenza dello spy software: nella pratica, in casi come questo, è impossibile poter parlare di consenso

Reato di interferenze illecite nella vita privata 

L’articolo 615 bis c.p. stabilisce che: 

“Chiunque, mediante l’uso di strumenti di ripresa visiva o sonora, si procura indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svolgentesi nei luoghi indicati nell’articolo 614, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.

Alla stessa pena soggiace, salvo che il fatto costituisca più grave reato, chi rivela o diffonde, mediante qualsiasi mezzo di informazione al pubblico, le notizie o le immagini ottenute nei modi indicati nella prima parte di questo articolo.

I delitti sono punibili a querela della persona offesa; tuttavia si procede d’ufficio e la pena è della reclusione da uno a cinque anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato”. 

Scopri di più sul reato di interferenze illecite nella vita privata altrui

Reato di accesso abusivo a un sistema informatico o telematico

In altri casi, ovvero quando si usa abusivamente il cellulare del partner e si accede ai suoi profili poiché la password è già memorizzata nel sistema oppure si conoscono le sue credenziali, si commette il reato di accesso abusivo a un sistema informatico o telematico

Tale reato è disciplinato dall’articolo 615 ter del Codice penale, in base al quale:

“Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni.

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La pena è della reclusione da uno a cinque anni:

  • 1) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri, o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato, o con abuso della qualità di operatore del sistema;
  • 2) se il colpevole per commettere il fatto usa violenza sulle cose o alle persone, ovvero se è palesemente armato;
  • 3) se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema o l’interruzione totale o parziale del suo funzionamento, ovvero la distruzione o il danneggiamento dei dati, delle informazioni o dei programmi in esso contenuti.

Qualora i fatti di cui ai commi primo e secondo riguardino sistemi informatici o telematici di interesse militare o relativi all’ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico, la pena è, rispettivamente, della reclusione da uno a cinque anni e da tre a otto anni.

Nel caso previsto dal primo comma il delitto è punibile a querela della persona offesa; negli altri casi si procede d’ufficio“.

Scopri di più sul furto di identità online e sul reato di sostituzione di persona

Violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza

Un altro reato per il quale si potrebbe essere puniti nel caso in cui si spii il telefono del proprio partner è quello di violazione, sottrazione e soppressione di corrispondenza, disciplinato dall’articolo 616 c.p. 

Tale articolo prevede che: 

Chiunque prende cognizione del contenuto di una corrispondenza chiusa, a lui non diretta, ovvero sottrae o distrae, al fine di prenderne o di farne da altri prender cognizione, una corrispondenza chiusa o aperta, a lui non diretta, ovvero, in tutto o in parte, la distrugge o sopprime, è punito, se il fatto non è preveduto come reato da altra disposizione di legge, con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 30 a euro 516.

Se il colpevole, senza giusta causa, rivela, in tutto o in parte, il contenuto della corrispondenza, è punito, se dal fatto deriva nocumento ed il fatto medesimo non costituisce un più grave reato, con la reclusione fino a tre anni. Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

Agli effetti delle disposizioni di questa sezione, per “corrispondenza” si intende quella epistolare, telegrafica o telefonica, informatica o telematica ovvero effettuata con ogni altra forma di comunicazione a distanza.

LEGGI ANCHE Cosa si rischia a inviare screenshot di conversazioni su WhatsApp

Spiare il cellulare del partner – Domande frequenti

Se spio di nascosto il cellulare del partner commetto un reato?

Sì, spiare il cellulare del partner potrebbe configurarsi in reati differenti, primo tra tutti la violazione della privacy.

Perché non controllare il telefono del partner?

Oltre che un gesto legato a una totale mancanza di fiducia, controllare il cellulare del proprio partner potrebbe essere oggetto di denuncia da parte dello stesso.

Le app per spiare il telefono del partner sono legali?

No, nonostante ci siano diversi articoli in rete sulle app per spiare un telefono a distanza, farlo rischia di trasformarsi in un reato.

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Maria Vittoria Simoni
Esperta di diritto penale
Neo laureata in legge, sogna di diventare un giorno magistrato. Nel frattempo, scrive per la redazione di deQuo, condividendo le sue conoscenze giuridiche online.
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