Omicidio doloso: cos’è, esempi concreti e pene previste dalla legge
Quando togliere la vita a una persona è un reato volontario secondo il codice penale: ecco in cosa consiste e come viene punito l'omicidio doloso.
- L’omicidio doloso è il reato che consiste nell’uccidere una persona con volontà e consapevolezza.
- È disciplinato dall’articolo 575 del codice penale e si distingue nettamente dall’omicidio colposo.
- La pena può arrivare fino all’ergastolo, soprattutto in presenza di aggravanti come la premeditazione.
Nel diritto penale italiano l’omicidio non è un reato “unico”, ma si articola in tre forme principali, che si distinguono in base all’elemento psicologico dell’autore, cioè a ciò che la persona voleva o prevedeva.
Nello specifico, i tre tipi di omicidio dei quali si parla sono:
- l’omicidio doloso, che si verifica quando la morte è voluta;
- l’omicidio colposo, il quale avviene quando la morte non è voluta, ma causata da negligenza, imprudenza o imperizia;
- l’omicidio preterintenzionale, nel quale si voleva solo fare del male, ma non uccidere.
Questa distinzione è fondamentale perché incide direttamente sulla pena e sulla qualificazione giuridica del fatto. Analizziamo, più nel dettaglio, la fattispecie che presenta la componente del dolo.
In cosa consiste l’omicidio doloso
L’omicidio doloso è disciplinato dall’articolo 575 del codice penale, che stabilisce: “Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni ventuno“.
Il reato si realizza quando sono presenti tre elementi:
- una condotta umana (azione o omissione);
- l’evento morte;
- il dolo, cioè la volontà di uccidere o di accettare il rischio dell’uccisione.
Il dolo può assumere diverse forme. Può essere dolo diretto, quando l’obiettivo è uccidere, oppure dolo eventuale, quando l’agente prevede la morte come possibile conseguenza delle proprie azioni e decide comunque di agire.
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Che differenza c’è tra omicidio doloso e omicidio colposo?
La differenza principale riguarda la volontà di uccidere. Si parla di omicidio doloso quando chi agisce ha l’intenzione di provocare la morte di un’altra persona, oppure accetta consapevolmente il rischio che la morte si verifichi. Come gà illustrato, rientrano nel dolo sia l’intento diretto, sia il cosiddetto dolo eventuale, quando l’evento mortale è previsto come possibile e accettato.
L’omicidio colposo, invece, si verifica quando una persona causa la morte di un’altra senza volerlo, violando regole di prudenza, di legge o di comune diligenza. È il caso tipico degli incidenti stradali, degli errori medici o degli infortuni sul lavoro. In sintesi, nel dolo c’è la volontà o l’accettazione della morte, nella colpa no.
Esempi concreti di omicidio doloso nella cronaca e nelle sentenze
Un esempio noto di omicidio doloso è il caso di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco nel 2007. La Cassazione ha ritenuto sussistente il dolo omicida sulla base delle modalità dell’azione e delle prove raccolte nel processo.
Altro caso emblematico è quello di Massimo Giuseppe Bossetti, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. In questo procedimento i giudici hanno ravvisato un omicidio volontario aggravato, fondato su un complesso quadro probatorio e su una condotta ritenuta pienamente consapevole.
Anche l’omicidio di Melania Rea, per il quale è stato condannato Salvatore Parolisi, rientra nell’omicidio doloso aggravato. La sentenza ha valorizzato la premeditazione e la reiterazione dei colpi come indicatori chiari della volontà di uccidere. Questi esempi mostrano come il dolo venga accertato attraverso il contesto, il comportamento dell’imputato e le modalità dell’azione.
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Qual è la pena per l’omicidio doloso?
La pena base per l’omicidio doloso è, come anticipato, la reclusione non inferiore a 21 anni. La stessa può comunque aumentare notevolmente in presenza di circostanze aggravanti previste dagli articoli 576 e 577 del codice penale. In tali ipotesi, si può arrivare all’ergastolo.
Tra le principali aggravanti rientrano l’omicidio commesso:
- contro un familiare o il coniuge;
- con premeditazione;
- con crudeltà;
- per futili motivi;
- durante la commissione di altri reati.
Cos’è l’omicidio premeditato
L’omicidio premeditato non è un reato autonomo, ma una forma aggravata di omicidio doloso. La premeditazione consiste nell’aver pensato, pianificato e deciso di uccidere con un apprezzabile lasso di tempo, tale da consentire una riflessione lucida e non impulsiva. Secondo la giurisprudenza della Cassazione, la premeditazione richiede sia l’elemento temporale, sia quello ideologico, cioè la persistenza del proposito criminoso.
Quando l’omicidio è premeditato, la pena è sempre l’ergastolo. Nel caso di Salvatore Parolisi, per esempio, la premeditazione è stata riconosciuta proprio per la preparazione dell’azione e per le modalità dell’uccisione.
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Cosa cambia tra omicidio doloso e omicidio preterintenzionale
L’omicidio preterintenzionale è disciplinato dall’articolo 584 del codice penale ed è una figura intermedia tra dolo e colpa. Si verifica quando una persona vuole solo percuotere o ferire, ma dalla sua azione deriva, non voluta, la morte della vittima. In questo caso non c’è volontà di uccidere, ma neppure una semplice negligenza.
Un esempio noto è il caso di Stefano Cucchi, nel quale alcuni imputati sono stati condannati per omicidio preterintenzionale, perché la morte è derivata da violenze non finalizzate direttamente all’uccisione.
La pena per l’omicidio preterintenzionale è inferiore rispetto a quella prevista per l’omicidio doloso, ma resta comunque molto severa, con la reclusione da 10 a 18 anni.
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