Cosa succede dopo una denuncia: l’iter completo dalla procura alle indagini
Dalla ricezione della denuncia all’avvio delle indagini preliminari: tutte le fasi spiegate passo dopo passo.
- La denuncia e la querela rappresentano due atti molto importanti, perché consentono l’avviso dell’intero processo.
- Le indagini preliminari sono coperte dal segreto, per questo motivo, l’indagato è informato solo in caso sia necessario procedere con un atto garantito.
- La persona offesa, cioè la vittima del reato ha la facoltà di opporsi alla richiesta di archiviazione del PM.
Quando si segnala un fatto illecito alle forze dell’Ordine o alla Procura, una delle domande più comuni è: cosa succede dopo la denuncia? È un dubbio, più che comprensibile, soprattutto se non si è pratici del settore giudiziario.
Questo perché, una volta che si presenta una denuncia, si apre una fase c.d. delle indagini preliminari che, volutamente, è coperta dal segreto per consentire il corretto svolgimento di una serie atti necessari ed evitare fughe di notizie che potrebbe compromettere l’esito dell’intero giudizio.
È legittimo pensare a tempistiche più veloci, ma, nella realtà, l’iter completo dalla procura alle indagini comprende una serie di fasi, con tempi variabili e decisioni importanti, che è bene conoscere, sia che ci si trovi nella situazione di dover presentare una denuncia, sia, nel caso contrario, in cui si è vittima di un illecito e si presenta la querela.
Denuncia e querela: quali sono le differenze
Prima di capire cosa succede dopo, che presenti la denuncia è utile, brevemente, conoscere la differenza rispetto alla querela, soprattutto in merito ai termini da rispettare. La denuncia o la querela sono i due atti di partenza dell’intera procedura.
Per semplificare, la denuncia è una segnalazione di un reato, che può fare chiunque anche chi non è direttamente coinvolto dal reato – per esempio, chi ha assistito alla realizzazione di un illecito. La querela, invece, è una segnalazione della persona offesa, cioè della vittima del reato, che chiede, che si proceda contro l’autore del reato.
Mentre la denuncia si può fare in qualunque momento, per la querela si hanno a disposizione 3 mesi di tempo da quando è stato subito il reato per rivolgersi alle Autorità – che diventano 6 per particolari fattispecie.
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L’inizio delle indagini preliminari
Dopo la presentazione, la denuncia o la querela sono protocollate, cioè “registrate”, per poi essere trasmesse al Pubblico Ministero competente.
Il PM decide:
- se iscrivere il fatto nel registro delle notizie di reato e iniziare le indagini. Questa strada è percorribile se vi sono gli estremi, cioè i presupposti per procedere. In tal caso, se si conosce anche il presunto autore del reato, la persona viene iscritta come indagato. Se non si conosce, il procedimento inizia contro ignoti;
- oppure, in caso contrario, se archiviare. L’archiviazione comporta lo stop dell’intero iter.
Subito dopo tali adempimenti burocratici, iniziano le indagini preliminari, durante le quali il PM, coadiuvato da Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza (GDF) in caso di reati fiscali, raccoglie gli elementi di prova (perquisizioni, incidente probatorio, intercettazioni, informazioni da persone informate sui fatti).
Si tratta di una fase fondamentale, poiché, durante il PM formula l’ipotesi accusatoria nei confronti dell’indagato, che sarà oggetto di giudizio.
Quanto durano le indagini
La durata delle indagini è da sempre un tasto dolente del nostro sistema giudiziario. Questa fase, infatti, varia in base alla tipologia di reato per cui si indaga.
Ai sensi dell’art. 407 c.p.p.: la durata delle indagini preliminari è:
- 18 mesi per i delitti;
- 1 anno per le contravvenzioni;
- due anni per alcuni reati più gravi, quali, a titolo esemplificativo, il reato di omicidio, i reati riguardanti gli atti di terrorismo, devastazione, saccheggio e strage, i reati contro i minori, i reati informatici, ecc.
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Il segreto durante le indagini preliminari
Un aspetto molto importante riguarda la segretezza che caratterizza la fase delle indagini preliminari. Potresti, infatti, anche non sapere di essere indagato, fino a quando non è necessario eseguire un atto di indagine per il quale serve la partecipazione del tuo legale, per garantire il tuo diritto di difesa (interrogatori, accertamenti tecnici non ripetibili, ispezioni ecc.).
Solo in tali casi sarai avvisato con un atto, comunemente noto come avviso di garanzia, che il PM notifica all’indagato e alla persona offesa dal reato quando deve compiere un atto investigativo c.d. “garantito”.
Quali sono i diritti dell’indagato
Anche se le indagini sono coperte dal segreto, la legge riconosce una serie di diritti a favore dell’indagato dal momento della presentazione della denuncia querela fino al momento della chiusura delle indagini.
Se sei indagato devi infatti sapere che hai il:
- diritto al silenzio. Non sei tenuto a rilasciare dichiarazioni e, se sei interrogato, puoi anche avvalerti della facoltà di non rispondere;
- diritto a un avvocato. Hai diritto a farti assistere e difendere da un legale di fiducia o d’ufficio. Se non puoi permetterti un professionista, hai diritto al gratuito patrocinio, cioè il professionista, che ti segue, sarà retribuito direttamente dallo Stato;
- diritto di difendersi;
- diritto all’innocenza. Fino a prova contraria, cioè fino a quando il giudice a fine processo emette una sentenza sfavorevole, l’indagato non è colpevole ma è solo indagato. Questo diritto è di primaria importanza perché non è l’indagato a dimostrare di essere innocente, ma è lo Stato a dover dimostrare la tua colpevolezza.
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Quali sono i diritti della persona offesa
Se, invece, sei la vittima del reato hai una serie di diritti importanti sin dal momento in cui presenti la denuncia querela. Questi diritti persistono anche dopo l’informativa del fatto di reato: in pratica, non diventi un mero “spettatore” del susseguirsi degli eventi.
La persona offesa dal reato può:
- nominare un avvocato;
- svolgere proprie attività di “indagine”, ovvero di raccolta prove e sottoporle all’attenzione del PM;
- essere informato su alcune fasi del procedimento, a esempio richiesta di atti garantiti;
- opporsi all’archiviazione;
- essere chiamato a testimoniare.

Possibili esiti delle indagini preliminari
Una volta conclusa la fase delle indagini preliminari, in cui si sono raccolte le prove, il PM ha diverse alternative, che dipendono strettamente dall’esito delle indagini stesse.
E, infatti, il PM può:
- archiviare, quando non sono state raccolte prove sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio;
- formulare la richiesta di rinvio a giudizio, se ritiene vi siano elementi di prova sufficienti per sostenere il capo di imputazione nel processo.
In caso di archiviazione, la parte offesa dal reato può presentare opposizione alla richiesta, fornendo al PM elementi utili, che possano consentire il riesame della decisione assunta.
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