Quali sono le aliquote IRPEF per il 2026?
La Legge di Bilancio 2026 riduce il secondo scaglione IRPEF dal 35% al 33%. Le nuove aliquote si applicano ai redditi prodotti nel 2026 e cambiano concretamente il calcolo dell'imposta per milioni di contribuenti con reddito tra 28.000 e 50.000 euro. Ecco la guida aggiornata.
- L’aliquota IRPEF, imposta sui redditi delle persone fisiche, viene applicata sul reddito complessivo del contribuente tenuto a pagarla.
- Le aliquote in vigore per il 2026 sono 3, come nel 2025.
- Sono previste per scaglioni, in relazione al proprio reddito.
Se ogni anno fai la dichiarazione dei redditi senza capire bene come viene calcolata l’imposta, questa è l’occasione giusta per mettere ordine. L’IRPEF – l’Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche – è la principale tassa che paghi sullo stipendio, sulla pensione o sui proventi della tua attività.
Con la Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) arriva una novità concreta: il secondo scaglione scende dal 35% al 33%, con un risparmio reale per chi ha redditi medi. Non è una rivoluzione, ma è un cambiamento che vale la pena capire bene, soprattutto se sei un lavoratore dipendente o un autonomo con redditi compresi in quella fascia.
In questo articolo trovi:
- le nuove aliquote IRPEF 2026 e la tabella aggiornata degli scaglioni con i relativi calcoli;
- quanto si risparmia rispetto al 2025, con esempi pratici, e per chi vale effettivamente il beneficio;
- le regole su detrazioni, residenza fiscale e scadenze per presentare la dichiarazione dei redditi.
Cos’è l’IRPEF e chi deve pagarla
L’IRPEF è l’imposta dovuta dalle persone fisiche – residenti e non residenti in Italia – su determinati tipi di reddito. L’art. 11 del D.P.R. 917/1986 (TUIR) ne disciplina il calcolo. I redditi soggetti a tassazione IRPEF sono:
- i redditi fondiari, cioè quelli derivanti da fabbricati e terreni;
- i redditi di capitale (interessi, dividendi, ecc.);
- i redditi da lavoro dipendente, incluse le pensioni e i redditi assimilati;
- i redditi da lavoro autonomo;
- i redditi di impresa;
- i redditi diversi, elencati nell’art. 67 del TUIR.
L’imposta si calcola in modo progressivo per scaglioni: non si applica un’unica aliquota su tutto il reddito, ma aliquote diverse sulle diverse fasce. Questo significa che se guadagni 40.000 euro, non paghi il 33% su tutto: paghi il 23% sui primi 28.000 euro e il 33% solo sui restanti 12.000 euro.
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Quali sono le aliquote IRPEF 2026: la tabella aggiornata
Con la Legge di Bilancio 2026, il sistema rimane a tre scaglioni ma cambia l’aliquota del secondo:
| Scaglione di reddito | Aliquota 2026 | Imposta massima sullo scaglione |
| Fino a 28.000 euro | 23% | 6.440 euro |
| Da 28.001 a 50.000 euro | 33% | 7.260 euro |
| Oltre 50.000 euro | 43% | sul reddito eccedente |
Per i redditi superiori a 50.000 euro, l’imposta fissa dovuta sui primi due scaglioni è pari a 13.700 euro, a cui si aggiunge il 43% sulla parte di reddito che supera i 50.000 euro.
Esempio di calcolo
Reddito imponibile di 60.000 euro nel 2026:
- primi 28.000 euro al 23% = 6.440 euro;
- da 28.001 a 50.000 euro (22.000 euro) al 33% = 7.260 euro;
- da 50.001 a 60.000 euro (10.000 euro) al 43% = 4.300 euro.
L’IRPEF lorda totale è di 18.000 euro.
Dall’imposta lorda si sottraggono poi le detrazioni (vedi il paragrafo dedicato) per arrivare all’imposta netta effettivamente dovuta.
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Cosa cambia rispetto al 2025?
Nel 2025, le aliquote erano già strutturate su tre scaglioni – una riforma resa strutturale dalla L. 207/2024 (Legge di Bilancio 2025) – ma il secondo scaglione era al 35%. La novità del 2026 è la riduzione di quei due punti percentuali:
| Scaglione | Aliquota 2025 | Aliquota 2026 |
| Fino a 28.000 euro | 23% | 23% |
| Da 28.001 a 50.000 euro | 35% | 33% |
| Oltre 50.000 euro | 43% | 43% |
Il risparmio massimo per chi ha un reddito pari o superiore a 50.000 euro è di 440 euro annui: il 2% applicato a 22.000 euro (l’ampiezza del secondo scaglione). Per chi ha redditi più bassi, il risparmio è proporzionalmente inferiore.
Facciamo qualche esempio pratico:
- reddito di 30.000 euro: il secondo scaglione si applica su 2.000 euro (risparmio di circa 40 euro);
- reddito di 40.000 euro: il secondo scaglione si applica su 12.000 euro (risparmio di circa 240 euro);
- reddito di 50.000 euro o più (risparmio massimo di 440 euro).
Per i redditi fino a 28.000 euro la modifica non produce alcun effetto: tutta la base imponibile ricade nel primo scaglione, che rimane invariato al 23%.
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Cos’è il meccanismo di sterilizzazione per redditi sopra 200.000 euro
Per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 200.000 euro, la Legge di Bilancio 2026 ha introdotto un meccanismo di sterilizzazione del beneficio fiscale derivante dalla riduzione dell’aliquota (art. 1, commi 3 e 4, L. 199/2025). In pratica, chi supera quella soglia non beneficia dello sconto introdotto dalla nuova aliquota al 33%.
Si tratta di una scelta di politica fiscale che concentra il vantaggio sui redditi medi e medio-alti, escludendo i redditi più elevati dall’agevolazione.
Residenti e non residenti: regole diverse
Le aliquote si applicano in modo diverso a seconda della residenza fiscale del contribuente. In pratica:
- per i soggetti residenti in Italia, il reddito complessivo comprende tutti i redditi prodotti ovunque nel mondo. Prima di applicare le aliquote, si sottraggono gli oneri deducibili (contributi previdenziali, alcune donazioni a enti no profit, ecc.) per arrivare al reddito imponibile netto;
- per i soggetti non residenti, invece, il reddito complessivo comprende solo i redditi prodotti in Italia. Le possibilità di deduzione sono più limitate (art. 24, comma 2, TUIR) e alcune detrazioni non spettano – ad esempio, quelle per i carichi di famiglia.
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Chi è considerato residente in Italia?
Ai fini IRPEF, è residente fiscale in Italia chi, per almeno 183 giorni l’anno (184 nei bisestili), soddisfa anche una sola delle seguenti condizioni:
- ha la propria dimora abituale in Italia;
- ha il proprio domicilio in Italia, inteso come il luogo in cui si sviluppano principalmente le relazioni personali e familiari;
- è fisicamente presente in Italia (anche per frazioni di giorno);
- è iscritto all’Anagrafe della popolazione residente, salvo che dimostri che l’iscrizione non corrisponde a una residenza effettiva.
Sono considerati residenti anche i cittadini italiani cancellati dall’anagrafe ed emigrati in Paesi a fiscalità privilegiata, individuati dal D.M. 4 maggio 1999.
Chi sono i soggetti “Schumacker”
Una categoria particolare è quella dei cosiddetti soggetti “Schumacker”: contribuenti non residenti in Italia che tuttavia producono almeno il 75% del loro reddito complessivo in Italia e che non fruiscono di agevolazioni fiscali analoghe nel loro Paese di residenza. Questi soggetti hanno diritto a tutte le deduzioni e detrazioni previste per i residenti, comprese quelle per i carichi di famiglia. Per i dettagli si rimanda al D.M. del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 21 settembre 2015.
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Quali sono le detrazioni che riducono l’imposta lorda?
Una volta calcolata l’imposta lorda applicando le aliquote per scaglioni, si sottraggono le detrazioni per arrivare all’IRPEF effettivamente dovuta.
Le principali sono:
- le detrazioni per tipologia di reddito: da lavoro dipendente (elevate a 1.955 euro per redditi fino a 15.000 euro dalla L. 207/2024), da pensione, da lavoro autonomo;
- le detrazioni per carichi di famiglia: coniuge, figli dai 21 ai 30 anni (o anche oltre i 30 in caso di disabilità accertata ai sensi della L. 104/1992) e ascendenti conviventi;
- le detrazioni per spese sostenute durante l’anno: sanitarie, di istruzione, interessi passivi sul mutuo della prima casa, premi assicurativi, ristrutturazioni edilizie, riqualificazione energetica, e altre.
Le detrazioni non possono superare l’ammontare dell’imposta lorda: non generano rimborsi superiori all’imposta dovuta.
Alle addizionali nazionali si aggiungono poi le addizionali regionali e comunali, calcolate sulla stessa base imponibile IRPEF. Le aliquote variano da regione a regione e da comune a comune: vale la pena verificarle nella propria area di residenza (la residenza rilevante è quella al 1° gennaio dell’anno di riferimento).
Le ritenute d’acconto e la Certificazione Unica
Se sei lavoratore dipendente, pensionato o professionista con partita IVA, il tuo sostituto d’imposta – il datore di lavoro, l’ente pensionistico o il committente – trattiene già durante l’anno le cosiddette ritenute a titolo d’acconto sulle somme che ti paga.
Per i lavoratori autonomi residenti la ritenuta è del 20%. Per i lavoratori autonomi non residenti è del 30%, ed è a titolo d’imposta definitivo: non va quindi inserita nella dichiarazione dei redditi.
Le ritenute operate durante l’anno vengono certificate nella Certificazione Unica (CU), che il sostituto d’imposta consegna entro il 31 marzo di ogni anno. Le ritenute già versate vengono poi sottratte dall’IRPEF totale dovuta in sede di dichiarazione: se le ritenute superano l’imposta calcolata, hai diritto al rimborso della differenza.
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Quando presentare la dichiarazione dei redditi?
Per i redditi prodotti nel 2025, le scadenze per la dichiarazione – da presentare nel 2026 – sono:
- Modello 730 (lavoratori dipendenti e pensionati): entro il 30 settembre 2026, online, tramite CAF, professionisti abilitati o direttamente dal sostituto d’imposta;
- Modello Redditi PF (tutti gli altri soggetti, inclusi i non residenti): entro il 31 ottobre 2026, online o tramite CAF e professionisti abilitati.
Le persone fisiche non residenti che al momento della presentazione si trovano all’estero e non possono inviare telematicamente, possono spedire il Modello Redditi PF entro il 30 novembre a mezzo raccomandata, indirizzata all’Agenzia delle Entrate – Centro Operativo di Venezia, via Giuseppe De Marchi n. 16, 30175 Marghera (VE) – Italia.
L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione la dichiarazione precompilata, accessibile tramite SPID, CIE o CNS, che contiene già diversi dati inseriti automaticamente: detrazioni per spese sanitarie, universitarie, premi assicurativi, contributi previdenziali, bonifici per ristrutturazioni edilizie e riqualificazione energetica. Puoi visualizzarla, modificarla, integrarla e inviarla direttamente online.
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IRPEF – Domande frequenti
No. Le aliquote IRPEF 2026 (con il secondo scaglione al 33%) si applicano ai redditi prodotti a partire dal 1° gennaio 2026. Per i redditi prodotti nel 2025 – quelli che dichiari nel 2026 con il modello 730 o Redditi PF – si applicano ancora le aliquote 2025: 23%, 35% e 43%.
No. Per i redditi fino a 28.000 euro l’intera base imponibile ricade nel primo scaglione al 23%, che rimane invariato. La riduzione del secondo scaglione produce effetti solo sulla parte di reddito compresa tra 28.001 e 50.000 euro.
No, ed è uno dei malintesi più comuni. L’IRPEF funziona per scaglioni: su un reddito di 35.000 euro, il 23% si applica ai primi 28.000 euro e il 33% solo ai restanti 7.000 euro. L’aliquota del 33% non si applica mai sull’intero reddito.
o. Con un reddito di 18.000 euro rientri interamente nel primo scaglione al 23%, che rimane invariato. La novità del 2026 non ti riguarda direttamente, anche se puoi comunque beneficiare delle detrazioni per reddito da pensione e di altri sconti fiscali già vigenti.
No. Per i redditi complessivi superiori a 200.000 euro è previsto un meccanismo di sterilizzazione (art. 1, commi 3 e 4, L. 199/2025): il vantaggio fiscale derivante dalla riduzione dell’aliquota viene annullato. Il taglio è pensato per i redditi medi, non per quelli più elevati.
Gli oneri deducibili abbassano il reddito complessivo prima che vengano applicate le aliquote: meno reddito imponibile significa meno imposta lorda. Tra i principali: i contributi previdenziali e assistenziali obbligatori, le erogazioni liberali a enti no profit, gli assegni di mantenimento corrisposti all’ex coniuge. Sono diversi dalle detrazioni, che invece riducono direttamente l’imposta già calcolata.
Sono imposte aggiuntive rispetto all’IRPEF nazionale, calcolate sulla stessa base imponibile. Le aliquote variano a seconda della regione e del comune di residenza al 1° gennaio. Si pagano insieme all’IRPEF in sede di dichiarazione o di conguaglio annuale effettuato dal datore di lavoro.
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