Prescrizione del credito dell’avvocato: tipologie, termini, decorrenza e contestazione
Qual è il termine di prescrizione per gli onorari delle prestazioni professionali rese da un avvocato? Da quando inizia a decorrere? Si può eccepire? Ecco una guida semplice e completa che ti illustra tutto quello che devi sapere.
- La prescrizione del credito dell’avvocato è di due tipi: presuntiva (3 anni) e ordinaria (10 anni).
- Può essere interrotta notificando specifici atti, come una diffida di pagamento.
- La prescrizione del credito di un avvocato può essere eccepita in sede giudiziale.
La prescrizione del credito dell’avvocato è un istituto giuridico che estingue il diritto del professionista di richiedere il pagamento della parcella per l’attività prestata, nel caso in cui non lo eserciti entro i limiti di tempo stabiliti dalla legge. L’avvocato deve, infatti, riscuotere le proprie spettanze entro tempistiche precise.
La prescrizione del credito dell’avvocato può essere presuntiva, secondo cui il credito si presume estinto dopo 3 anni dall’espletamento dell’incarico, e ordinaria, nel senso che, trattandosi di un rapporto contrattuale, il diritto del professionista a riscuotere la parcella si estingue definitivamente dopo 10 anni.
Nelle righe che seguono, oltre ad analizzare nel dettaglio le due tipologie di prescrizione e le loro peculiarità, ti spiego:
- quando si interrompe la prescrizione del credito dell’avvocato;
- la contestazione della stessa da parte del cliente.
Prescrizione presuntiva e prescrizione ordinaria: che differenza c’è
Il credito spettante all’avvocato non può essere richiesto senza limiti di tempo e la legge stabilisce, a tal proposito, alcuni termini di prescrizione. Il diritto dell’avvocato al pagamento del compenso è soggetto alla prescrizione presuntiva triennale contemplata dall’art. 2956 c.c., relativa ai crediti che spettano al professionista per l’opera prestata.
Ciò significa che, trascorso questo termine, si presume che il cliente abbia già pagato il professionista, salvo particolari situazioni. Si tratta, quindi, di una presunzione legale che il debitore può opporre al creditore in giudizio.
Qualora l’avvocato abbia ottenuto un titolo esecutivo, come un decreto ingiuntivo o una sentenza di condanna passati in giudicato, il diritto al compenso segue la regola generale dei 10 anni (prescrizione ordinaria). In pratica, se il giudice ha già riconosciuto il credito con un provvedimento definitivo, il legale ha 10 anni di tempo per avviare l’azione esecutiva e recuperare gli importi che gli spettano.
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Prescrizione del credito dell’avvocato: da quando decorre il termine?
Il termine di prescrizione del credito dell’avvocato non decorre dal giorno in cui il professionista svolge una singola attività o partecipa a un’udienza. I tre anni iniziano, invece, a decorrere dalla conclusione dell’incarico professionale. Per esempio, se l’avvocato è stato incaricato di seguire una causa civile, la prescrizione inizierà normalmente a decorrere dalla definizione della causa o dalla cessazione del mandato.
Se il professionista assiste il cliente per un periodo prolungato e nell’ambito di un rapporto continuativo, il termine decorre dalla fine dell’intero rapporto professionale.
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Come si può interrompere la prescrizione?
L’avvocato può evitare che il proprio credito si prescriva compiendo atti interruttivi del decorso del termine. Tra questi ci sono:
- una richiesta formale di pagamento;
- una diffida inviata al cliente;
- l’avvio di un procedimento giudiziario per il recupero del credito;
- il riconoscimento del debito da parte dell’assistito.
Quando la prescrizione viene interrotta, il termine ricomincia a decorrere da capo. Per questo motivo è importante che il professionista tenga sotto controllo le sue posizioni creditorie e non lasci trascorrere troppo tempo senza sollecitare il pagamento.
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La prescrizione del credito dell’avvocato può essere eccepita?
Si, spetta al cliente eccepire la prescrizione in giudizio. Dal momento che la prescrizione presuntiva si basa sull’idea che il debito sia già stato pagato, se il cliente sostiene di non aver mai pagato o contesta l’esistenza del credito, l’eccezione, tuttavia cade. Per esempio, se in una mail, messaggio o qualunque comunicazione il cliente ammette di dover ancora corrispondere il compenso professionale, l’eccezione di prescrizione risulta infondata.
Quando sorge una controversia, spetta al giudice valutare se la prescrizione sia effettivamente maturata e se l’eccezione proposta dal cliente sia compatibile con il suo comportamento processuale e con le dichiarazioni rese.
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Prescrizione del credito dell’avvocato – Domande frequenti
Nel caso in cui l’avvocato ha già ottenuto un decreto ingiuntivo o una sentenza di condanna nei confronti del cliente passata in giudicato, il diritto al compenso si prescrive in 10 anni.
Secondo la giurisprudenza, la prescrizione presuntiva triennale non opera se il cliente (debitore) contesta il credito. Negare l’entità o la sussistenza del compenso equivale, infatti, ad ammettere implicitamente di non aver pagato, facendo cadere la presunzione di avvenuto pagamento.
Sì, l’avvocato può opporsi e contestare l’eccezione di prescrizione del compenso sollevata dall’assistito, ma soltanto mediante specifiche modalità previste dalla legge, e cioè facendo giurare al cliente in tribunale che il debito non è stato saldato oppure ottenendo un’ammissione scritta.
FONTE: Quando si prescrive il compenso dell’avvocato?
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