Reato di bancarotta per distrazione: cos’è, esempi pratici, elemento soggettivo, pene e prescrizione
Cosa si intende per bancarotta per distrazione? Come è punito il reato? Quando si prescrive? Ecco tutto quello che devi sapere su questo reato fallimentare.
- Si ha bancarotta per distrazione quando l’imprenditore sottrae, occulta o distrae beni dal patrimonio dell’impresa arrecando pregiudizio ai creditori.
- Il reato in questione è punito a titolo di dolo generico.
- La pena prevista per il reato di bancarotta per distrazione è la reclusione da 3 a 10 anni, comprese alcune pene accessorie.
La bancarotta per distrazione (punita penalmente ai sensi dell’art. 216 della Legge Fallimentare) si verifica quando l’imprenditore utilizza o sottrae beni dell’azienda per scopi personali o comunque estranei all’attività d’impresa, causando un danno ai creditori. In pratica, il patrimonio che dovrebbe essere destinato a soddisfare i debiti dell’impresa viene ridotto o disperso. Per tale ragione, la legge considera particolarmente grave questo comportamento e prevede specifiche responsabilità penali.
Nelle righe che seguono ti spiego in modo semplice e dettagliato in cosa consiste e come è punito il reato di bancarotta per distrazione, facendoti anche qualche esempio pratico e illustrandoti alcuni importanti orientamenti giurisprudenziali, soprattutto relativamente all’elemento soggettivo.
Cos’è il reato di bancarotta per distrazione
Quando si parla di bancarotta per distrazione ci si riferisce all’illecito consistente nell’azione dell’imprenditore o amministratore che, dolosamente, sottrae, occulta, distrugge o trasferisce beni aziendali, impoverendo il patrimonio sociale a danno dei creditori e dell’impresa stessa.
Si tratta di un reato di pericolo concreto, che si concretizza quando viene dichiarata la liquidazione giudiziale (ex fallimento) dell’impresa. Il bene giuridico protetto è l’interesse dei creditori e il soggetto attivo può essere l’imprenditore commerciale o l’amministratore, il direttore generale, il sindaco o il liquidatore della società.
La giurisprudenza di legittimità ha più volte chiarito che un’irregolarità contabile o la presenza di “numeri non chiari” non si trasforma automaticamente in responsabilità penale, ma occorrono prove reali della distrazione, evitando di presumere il reato solo per presunte mancanze nel bilancio.
Il reato di bancarotta per distrazione si configura, per esempio, quando l’imprenditore trasferisce somme dai conti aziendali a conti personali o di familiari senza una causale commerciale valida oppure quando utilizza il denaro dell’impresa per saldare debiti personali.
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Qual è l’elemento soggettivo nella bancarotta per distrazione?
L’elemento soggettivo nel reato di bancarotta fraudolenta per distrazione è il dolo generico, che consiste nella consapevole e volontaria destinazione del patrimonio sociale a scopi diversi rispetto a quelli dell’impresa, provocando un depauperamento a danno dei creditori.
La Corte di Cassazione ha chiarito, che, nell’illecito in questione, non è richiesto che l’amministratore avesse l’intenzione specifica di recare pregiudizio ai creditori o che fosse consapevole dello stato di insolvenza dell’impresa, ma è sufficiente che abbia distratto i beni consapevolmente e volontariamente per scopi estranei all’attività aziendale.
Secondo la giurisprudenza di legittimità, inoltre, l’elemento psicologico può configurarsi anche nella forma del dolo eventuale. Ciò accade quando l’imprenditore, pur non perseguendo direttamente il danno, accetta il rischio che la sua azione sottragga garanzie ai creditori.
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Come è punito il reato di bancarotta per distrazione e quando si prescrive
La pena prevista per il reato di bancarotta per distrazione è la reclusione da 3 a 10 anni. Oltre alla pena detentiva, la condanna può comportare anche l’applicazione di pene accessorie, come:
- l’inabilitazione all’esercizio di un’impresa commerciale;
- l’incapacità di ricoprire incarichi direttivi presso qualsiasi impresa per un periodo che può arrivare fino a 10 anni.
Il reato si prescrive in 10 anni dalla data della sentenza dichiarativa di fallimento (o di liquidazione giudiziale). Questo termine può estendersi a 12 anni e 6 mesi in presenza di atti interruttivi.

Come posso difendermi se sono accusato di bancarotta per distrazione?
Innanzitutto devi rivolgerti a un avvocato penalista, il quale può aiutarti a dimostrare che:
- l’operazione aveva una valida giustificazione economica;
- non vi è stata alcuna sottrazione patrimoniale;
- il bene è rimasto nella disponibilità dell’impresa;
- mancava l’elemento soggettivo richiesto dalla legge;
- il trasferimento era supportato da adeguata documentazione.
A tal proposito, ti ricordo che se sei accusato di bancarotta per distrazione, puoi contattare uno degli avvocati penalisti presenti su deQuo, disponibili in qualunque momento.
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Bancarotta per distrazione – Domande frequenti
Possono essere oggetto di distrazione, per esempio, somme di denaro, beni mobili e immobili, merci e magazzino e partecipazioni societarie.
No, anche il semplice trasferimento del bene a soggetti terzi o il suo utilizzo per finalità estranee all’impresa può integrare la condotta distrattiva, a condizione che venga compromessa la garanzia patrimoniale dei creditori.
Mentre la bancarotta per distrazione presuppone una condotta intenzionale volta a sottrarre o destinare impropriamente risorse dell’impresa, la cattiva gestione deriva da errori imprenditoriali o scelte economiche sbagliate.
No, è necessario verificare la concreta operazione economica. Se il trasferimento è giustificato da un valido interesse aziendale e da un’effettiva controprestazione, potrebbe non integrare il reato, mentre in assenza di giustificazione può essere considerato distrattivo.
La restituzione può essere valutata favorevolmente sotto il profilo processuale o sanzionatorio, ma non esclude automaticamente la rilevanza penale della condotta già realizzata.
No, può riguardare qualunque impresa, indipendentemente dalle dimensioni, a condizione che ricorrano i presupposti previsti dalla normativa.
Tra gli elementi più frequentemente utilizzati vi sono scritture contabili, estratti conto bancari, contratti e fatture, trasferimenti patrimoniali sospetti, testimonianze, consulenze tecniche e perizie contabili.
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