Evasione IVA: cos’è, quando scatta il reato, pene e prescrizione
Cosa si intende per evasione dell'IVA? Come è punito il reato? Quando si prescrive? Ecco tutto quello che devi sapere.
- Per evasione IVA si intende il mancato versamento all’Erario dell’Imposta sul Valore Aggiunto da parte di chi la incassa, ed avviene quando un’attività commerciale o professionale non emette scontrini o fatture, dichiara il falso, o trattiene l’imposta pagata dai clienti senza versarla allo Stato.
- Superando certe soglie di punibilità fissate dalla legge, l’evasione IVA può sfociare in reato penale.
- Il reato di evasione dell’IVA si prescrive generalmente in 6 anni.
L’evasione dell’IVA assume rilevanza penale in Italia principalmente attraverso alcune fattispecie di reato disciplinate dal D.Lgs. 74/2000, come l’omesso versamento IVA (art. 10-ter), che scatta se l’imposta evasa supera 250.000 euro, e l’omessa dichiarazione (art. 5), che, invece, si configura quando l’importo supera 50.000 euro.
La normativa contempla specifiche tutele e cause di non punibilità. Nel caso in cui sia in corso un piano di rateizzazione del debito, il procedimento penale viene sospeso. Quando, invece, a seguito di decadenza dalla rateazione il debito residuo scende sotto la soglia di 75.000 euro, il reato non sussiste.
Nelle righe che seguono ti spiego in maniera chiara e dettagliata:
- in cosa consiste l’evasione dell’IVA;
- quando scatta il reato;
- quali sono le pene previste;
- quando si prescrive.
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Cos’è l’evasione IVA?
L’evasione fiscale è da sempre un fenomeno complesso e particolarmente dibattuto, specialmente per le gravi conseguenze legali che esso comporta. Per evasione fiscale si intendono tutti i comportamenti volti a non pagare o a pagare meno tasse in violazione delle norme di legge.
Per quanto concerne l’evasione dell’IVA, essa avviene quando ci si sottrae intenzionalmente al pagamento dell’Imposta sul Valore Aggiunto dovuta allo Stato. Dal momento che l’IVA è un’imposta indiretta che il consumatore finale paga al venditore attraverso il prezzo del bene, l’evasione si verifica quando il venditore incassa l’imposta, ma non la versa allo Stato, oppure quando elude gli obblighi di registrazione.
L’evasione dell’IVA si verifica, per esempio, quando un’attività commerciale incassa il corrispettivo di un bene o servizio dal cliente finale, compreso l’importo dell’IVA, ma non registra l’operazione, oppure quando un’azienda registra regolarmente tutte le operazioni e calcola l’IVA corretta nelle proprie liquidazioni, ma, al momento della scadenza per il pagamento, sceglie di non versare l’importo dovuto alle casse dello Stato.
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Evasione IVA: quando scatta il reato?
Dal punto di vista sanzionatorio, l’evasione dell’IVA comporta pesanti multe amministrative, che vanno dal 100% al 240% dell’imposta evasa. Se si superano specifiche soglie di legge, la condotta diventa un reato penale punibile con la reclusione. Di seguito, analizziamo le forme di illecito che scattano in caso di evasione dell’IVA al superamento di alcune soglie stabilite dalla normativa.
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Omesso versamento IVA
L’omesso versamento IVA si configura quando un’impresa o un professionista non versa l’Imposta sul Valore Aggiunto risultante dalla dichiarazione annuale entro le scadenze previste. Affinché scatti il reato, il debito non versato deve superare 250.000 euro per ciascun periodo d’imposta e il pagamento non deve essere stato effettuato entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione. Il reato di omesso versamento IVA è punito con la reclusione da 6 mesi a 2 anni. Non è punibile chi è in regola con un piano di rateizzazione del debito.
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Omessa dichiarazione IVA
L’omessa dichiarazione IVA diventa un reato penale soltanto quando l’imposta evasa supera la soglia di 50.000 euro per periodo d’imposta. La pena prevista per tale reato è la reclusione da 2 a 5 anni. L’illecito non si configura se la dichiarazione viene presentata in ritardo, ma entro 90 giorni dalla scadenza. È possibile sanare l’omissione prima che inizino accessi o ispezioni, presentando la dichiarazione in ritardo e pagando l’imposta dovuta, gli interessi e le sanzioni ridotte.
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Dichiarazione fraudolenta o infedele
Si ha quando l’evasione avviene attraverso condotte attive, come l’indicazione di elementi attivi inferiori a quelli reali, l’uso di fatture false o altri artifizi contabili. Il reato scatta se l’imposta evasa supera 100.000 euro e l’ammontare degli elementi sottratti all’imposizione supera il 10% del totale o i 2 milioni di euro. La reclusione varia dai 2 agli 8 anni a seconda della gravità e dell’uso di documenti per operazioni inesistenti.
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Quando si prescrive il reato di evasione IVA?
Per quanto concerne la prescrizione del reato di evasione dell’IVA, il D.Lgs. 74/2000 stabilisce tempistiche e regole differenti a seconda del tipo di condotta:
- la dichiarazione infedele o omessa si prescrive in 6 anni (massimo 7 anni e 6 mesi), e i termini decorrono dalla data in cui è stata presentata la dichiarazione infedele o da quando scadeva il termine per presentare quella omessa;
- l’omesso versamento IVA si prescrive in 6 anni (elevabili a 7 anni e 6 mesi), e il conteggio parte dal 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata.
Per condotte più gravi, come l’uso di fatture false o altri artifici per evadere l’IVA (reati fraudolenti), i termini di prescrizione possono aumentare. A seguito dell’introduzione della direttiva PIF (tutela degli interessi finanziari dell’Unione Europea), per casi di grave frode transfrontaliera o organizzata, la prescrizione può, infatti, essere ulteriormente prorogata.
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Reato di evasione IVA – Domande frequenti
Si, per i reati di omesso versamento, la legge prevede una speciale causa di non punibilità: se il contribuente paga integralmente il debito tributario (comprensivo di sanzioni e interessi) prima della dichiarazione di apertura del dibattimento in primo grado, il reato si estingue.
Per il reato di evasione IVA commesso dalle società, a risponderne penalmente è il rappresentante legale (amministratore), cioè colui che ha firmato o avrebbe dovuto firmare la dichiarazione. Possono, però, essere coinvolti anche altri soggetti (per esempio, amministratori di fatto o consulenti) se viene dimostrato il loro concorso nel reato.
Secondo la giurisprudenza, la crisi di liquidità esclude la punibilità, ma soltanto se incolpevole e non dipendente da scelte aziendali o da un’errata gestione.
L’avvio di una rateizzazione, mediante avviso bonario, sospende il procedimento penale. Il reato non è punibile se il debito viene regolarmente rateizzato e scende a una soglia pari o inferiore a 75.000 euro.
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