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Hanno pubblicato una tua foto intima online senza consenso: cosa puoi fare per tutelarti

Divulgare foto intime senza consenso su internet o WhatsApp è un reato? Ecco cosa puoi fare per richiedere la rimozione di contenuti non autorizzati che ti riguardano.

rimozione foto online senza consenso
  • In Italia il revenge porn è un reato penale, punito dall’art. 612-ter del Codice penale con la reclusione fino a 6 anni.
  • Se dovessero pubblicare una tua foto senza consenso, puoi agire su più fronti contemporaneamente – rimozione tecnica dei contenuti, denuncia alla Polizia Postale e tutela civile per i danni subiti.
  • Strumenti come il modulo di rimozione di Google e la piattaforma StopNCII.org ti permettono di avviare la cancellazione delle immagini anche prima di rivolgerti a un avvocato.

Scoprire che qualcuno ha condiviso online una tua foto o un tuo video intimo senza il tuo consenso è uno shock. La reazione immediata è di panico, ma sapere esattamente cosa fare – e in quale ordine – fa una differenza enorme. La buona notizia è che il sistema legale italiano ti offre strumenti concreti, sia per rimuovere i contenuti, sia per punire chi li ha diffusi. Ecco una guida pratica, passo dopo passo.

Prima di chiedere la rimozione di qualsiasi contenuto, fai degli screenshot di ogni pagina in cui compare l’immagine. Annota l’URL esatto, la data e l’ora in cui l’hai trovata. Questi elementi diventano prove fondamentali sia in sede penale, sia civile. Se aspetti, rischi che il contenuto venga rimosso spontaneamente – o spostato – e di perdere la traccia documentale.

Puoi anche eseguire una ricerca inversa delle immagini su Google (caricando la foto direttamente nel motore di ricerca) per scoprire in quanti altri siti è stata pubblicata. Passiamo quindi in rassegna gli strumenti tecnici e legali a tua disposizione per tutelarti.

Come rimuovere le immagini esplicite o intime

Google mette a disposizione una procedura specifica per rimuovere immagini personali di natura sessuale dai risultati di ricerca.

Per richiedere la rimozione, il contenuto deve rispettare tre condizioni:

  1. mostrare il soggetto in situazioni di nudità, atti sessuali o circostanze intime;
  2. essere stato pubblicato senza il consenso della persona ritratta;
  3. non essere un contenuto per cui il soggetto riceve un pagamento commerciale.

La rimozione dai risultati di ricerca non cancella però il contenuto dal sito che lo ospita: le immagini restano accessibili tramite URL diretto o altri motori di ricerca. Per questo, la rimozione da Google è solo il primo passo.

Approfondisci leggendo Revenge porn: definizione, normativa e come difenderti

revenge porn
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Contattare direttamente i siti e le piattaforme

Il secondo passo è il seguente: identificare il sito che ospita i contenuti e contattare il proprietario o l’amministratore, usando sia il modulo di segnalazione interno alla piattaforma (presente su tutti i principali social network), sia una richiesta formale via email. Ti consigliamo di conservare tutte le comunicazioni.

Se il sito si trova all’estero o non risponde, puoi presentare anche una richiesta di rimozione ai sensi del DMCA (Digital Millennium Copyright Act) – che tutela il diritto d’autore sulle immagini di cui sei autore o soggetto – tramite l’apposito modulo di Google.

StopNCII.org

StopNCII.org è una piattaforma globale nata per contrastare la diffusione di contenuti intimi non consensuali. Crea un “hash” digitale dell’immagine – una sorta di impronta digitale – che viene condiviso con le principali piattaforme partner per bloccare la diffusione senza che il contenuto venga visto da nessun operatore. È uno strumento anonimo e gratuito.

LEGGI ANCHE Deepfake porno: cos’è, quando è reato e come tutelarsi

Quali sono le tutele legali contro la pubblicazione di immagini intime

Oltre alle opzioni tecniche, ci sono anche gli strumenti legali. Il revenge porn è entrato nel Codice penale italiano nel 2019, con la Legge n. 69/2019 (il cosiddetto “Codice Rosso“). L’art. 612-ter c.p. punisce chiunque, dopo aver realizzato o ricevuto immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, li diffonda senza il consenso della persona ritratta.

Le pene previste sono:

  • la reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro per il reato base;
  • pene aggravate se il fatto è commesso dal coniuge, dal partner – anche ex – o da una persona con cui la vittima ha avuto una relazione;
  • un ulteriore aggravamento se i contenuti sono stati diffusi tramite strumenti informatici.

Il reato è procedibile a querela della persona offesa, che va presentata entro 12 mesi dalla scoperta del fatto. Puoi sporgere querela presso la Polizia Postale – competente per i reati informatici – o in qualsiasi ufficio di polizia o caserma dei Carabinieri. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, nel 2023 le denunce per questo reato in Italia hanno superato le 4.000 unità, con un aumento costante rispetto agli anni precedenti.

Il Garante per la protezione dei dati personali

Parallelamente alla querela penale, puoi presentare un reclamo al Garante Privacy. La pubblicazione di immagini intime senza consenso è una violazione gravissima del GDPR (Regolamento UE 2016/679) e del D.lgs. 196/2003 (Codice della Privacy), poiché costituisce un trattamento illecito di dati personali – e in questo caso di dati particolari.

Il Garante può:

  • ordinare la cancellazione immediata dei dati al titolare del trattamento;
  • irrogare sanzioni amministrative fino a 20 milioni di euro o al 4% del fatturato annuo;
  • intervenire anche contro le piattaforme che non rimuovono i contenuti in tempi ragionevoli dopo la segnalazione.

Il modulo di reclamo è disponibile sul sito ufficiale garanteprivacy.it.

come chiedere rimozione foto personali da internet

L’azione civile: e il risarcimento del danno

Oltre alla via penale e amministrativa, puoi agire in sede civile per ottenere un risarcimento del danno ai sensi dell’art. 2043 del Codice civile. Il danno risarcibile comprende sia il danno patrimoniale (per esempio la perdita di un lavoro o un’opportunità professionale), sia il danno non patrimoniale – quello alla reputazione, alla dignità e alla sfera emotiva – che i giudici italiani riconoscono con frequenza crescente in questi casi.

Un avvocato può valutare anche la possibilità di richiedere un provvedimento cautelare d’urgenza ex art. 700 del Codice di procedura civile, che consente al giudice di ordinare la rimozione immediata dei contenuti ancora prima dell’inizio del processo ordinario.

Le azioni tecniche – il modulo Google, la segnalazione a StopNCII – puoi avviarle subito, anche oggi. Per la querela e per valutare l’azione civile, però, il consiglio è di rivolgerti il prima possibile a un avvocato esperto in diritto digitale o diritto di famiglia, che possa costruire una strategia coerente e guidarti nella raccolta delle prove nel modo corretto.

Ti consigliamo di leggere anche Cosa succede dopo una denuncia: l’iter completo dalla procura alle indagini

Quali conseguenze può avere chi pubblica immagini di altre persone senza consenso?

Fino a qui abbiamo parlato di cosa fare se sei la vittima. Ma vale la pena capire anche cosa rischia chi diffonde quelle immagini – sia perché è utile saperlo, sia perché conoscere le conseguenze può rafforzare la tua posizione legale nel momento in cui decidi di agire.

Conseguenze penali

Come già accennato, l’art. 612-ter del Codice penale punisce chiunque diffonda immagini o video a contenuto sessualmente esplicito senza il consenso della persona ritratta. Le pene previste vanno dalla reclusione da 1 a 6 anni e dalla multa da 5.000 a 15.000 euro, con aggravanti specifiche se il fatto è commesso:

  • dall’ex partner o dal coniuge, anche separato o divorziato;
  • da un soggetto che aveva ricevuto le immagini in via fiduciaria (per esempio, il partner al momento del rapporto);
  • tramite strumenti informatici o telematici, che è quasi sempre il caso quando si parla di diffusione online.

La pena aumenta anche se il fatto è commesso ai danni di una persona in condizione di inferiorità fisica o psichica, o se causa alla vittima un danno grave.

Chi riceve le immagini e a sua volta le condivide è punibile alla stessa stregua di chi le ha diffuse per primo. Non basta quindi dire “le ho solo girate a qualcuno”: anche chi partecipa alla catena di diffusione commette il reato.

Ti potrebbe interessare pure Danno morale: cos’è, esempio e come si calcola

foto online senza consenso rimozione

Conseguenze civili

Sul piano civile, la persona che diffonde immagini senza consenso è responsabile dei danni causati ai sensi dell’art. 2043 del Codice civile. Il risarcimento può riguardare sia il danno patrimoniale – perdita di lavoro, opportunità di carriera compromesse, spese legali – sia il danno non patrimoniale, che comprende il danno alla reputazione, il danno morale e il danno biologico se la vicenda ha causato un disturbo psicologico documentabile.

I tribunali italiani hanno riconosciuto risarcimenti significativi in questo tipo di cause. La quantificazione dipende dalla gravità della diffusione, dal numero di persone che hanno visto le immagini, dalla durata dell’esposizione online e dalle conseguenze concrete sulla vita della vittima.

Chi pubblica immagini personali senza consenso viola il GDPR (Regolamento UE 2016/679) e il D.lgs. 196/2003, effettuando un trattamento illecito di dati personali. Come già detto, il Garante per la protezione dei dati personali può intervenire irrogando sanzioni amministrative pecuniarie.

E se le immagini riguardano un minore?

Il discorso cambia radicalmente se le immagini ritraggono una persona di età inferiore ai 18 anni. In quel caso si configura il reato di pornografia minorile ai sensi dell’art. 600-ter del Codice penale, che prevede pene molto più severe – da 6 a 12 anni di reclusione – indipendentemente dal consenso del minore, che per legge non può essere validamente prestato. Si tratta di un reato procedibile d’ufficio: non è necessaria la querela della vittima o dei suoi genitori per avviare il procedimento penale.

Approfondisci leggendo Violazione della privacy: articolo 167, esempi, cosa si rischia per il reato, risarcimento

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Maria Vittoria Simoni
Esperta di diritto penale
Neo laureata in legge, sogna di diventare un giorno magistrato. Nel frattempo, scrive per la redazione di deQuo, condividendo le sue conoscenze giuridiche online.
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