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Trattamento di fine servizio INPS: cos’è il TFS, a chi spetta e quando viene pagato

Il trattamento di fine servizio spetta ai dipendenti pubblici assunti prima del 2001 e cambia nome, calcolo e tempi di pagamento rispetto al TFR. Scopri come funziona il calcolo, cosa trovi nel prospetto di liquidazione e quali sono i termini aggiornati dell'INPS per il 2026.

trattamento di fine servizio
  • Il trattamento di fine servizio (TFS) spetta ai dipendenti pubblici con contratto a tempo indeterminato stipulato entro il 31 dicembre 2000.
  • Il pagamento avviene in tempi diversi a seconda della causa di cessazione (105 giorni, 12 mesi o 24 mesi) e in più rate se l’importo supera i 50.000 o i 100.000 euro.
  • La tassazione segue il regime della tassazione separata, con aliquota calcolata sulla media dei redditi degli ultimi cinque anni.

Il trattamento di fine servizio (TFS) è quella somma che molti lavoratori pubblici aspettano per anni dopo la pensione, senza avere sempre chiaro come e quando arriverà. Chi ha lavorato per decenni in un ministero, in un comune o in una scuola scopre solo alla cessazione del rapporto quanto la burocrazia influisca sui tempi reali di incasso. Con la circolare INPS n. 30 del 27 marzo 2026 l’Istituto ha riepilogato le regole vigenti e anticipato le novità che entreranno in vigore dal 2027. Vediamo allora come funziona oggi il TFS, dal calcolo alla tassazione.

Cos’è il trattamento di fine servizio?

Il TFS spetta ai dipendenti pubblici assunti a tempo indeterminato entro il 31 dicembre 2000, sempre che non abbiano scelto di aderire a un fondo di previdenza complementare (Espero per la scuola e il comparto AFAM, Perseo Sirio per gli altri comparti). Chi ha optato per la previdenza complementare, così come chi è stato assunto dopo quella data, riceve invece il TFR, il trattamento di fine rapporto.

Il TFS non è un’unica prestazione, in quanto comprende tre indennità diverse a seconda del datore di lavoro, cioè:

  1. l’IBU, l’indennità di buonuscita, riservata ai dipendenti di ministeri, agenzie fiscali, scuola, AFAM e università;
  2. l’IPS, l’indennità premio di servizio, destinata al personale di enti locali, regioni e Servizio Sanitario Nazionale;
  3. l’IA, l’indennità di anzianità, per i dipendenti degli enti pubblici non economici e delle Camere di Commercio.

Il dipendente non deve presentare alcuna domanda: l’ente datore di lavoro trasmette la pratica all’INPS, che liquida l’indennità d’ufficio al momento della cessazione.

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Come si calcola

Il calcolo cambia in base al tipo di indennità. Per l’indennità di buonuscita si divide per 12 la retribuzione dell’ultimo anno di servizio, si moltiplica il risultato per l’80% e infine per il numero degli anni di servizio utili.

Per l’indennità premio di servizio, il calcolo si basa su un quindicesimo dell’80% della retribuzione contributiva utile lorda, tredicesima compresa, percepita negli ultimi 12 mesi, moltiplicato per gli anni valutabili. Il contributo complessivo a copertura dell’indennità è pari al 6,1% della base di calcolo ed è ripartito tra il 3,6% a carico dell’ente datore di lavoro e il 2,5% a carico del dipendente, come previsto dalla legge 8 marzo 1968, n. 152.

Per l’indennità di anzianità si moltiplica un dodicesimo del 100% delle voci retributive utili per il numero di anni di servizio. In tutti i casi, le somme ottenute sono lorde e vengono poi tassate secondo il regime della tassazione separata.

Cos’è il prospetto di liquidazione del TFS

Il prospetto di liquidazione è il documento che l’INPS predispone per ogni dipendente pubblico al momento della cessazione. Contiene i dati giuridico-economici usati per calcolare l’indennità, l’importo spettante e la data prevista per il pagamento.

Dal 1° aprile 2019, come comunicato con il messaggio INPS n. 1033/2019, il prospetto non viene più inviato per posta: è consultabile online nel Fascicolo previdenziale del cittadino, accessibile con le proprie credenziali. Lo stesso documento, chiamato anche certificato di quantificazione del TFS, serve per richiedere l’anticipo finanziario dell’indennità presso banche e intermediari convenzionati, prima che l’INPS provveda al pagamento ordinario.

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Quando viene pagato

I tempi di pagamento dipendono dalla causa di cessazione dal servizio e sono fissati dalla legge 27 dicembre 2013, n. 147 (legge di Stabilità 2014). Con la circolare n. 30 del 27 marzo 2026, l’INPS ha riepilogato la disciplina vigente, che prevede:

  • 105 giorni dalla cessazione in caso di decesso del dipendente o di cessazione per inabilità;
  • 12 mesi, più i successivi 3 mesi tecnici per l’accredito, per chi cessa il servizio al raggiungimento dei limiti di età o di servizio, oppure per la scadenza di un contratto a tempo determinato;
  • 24 mesi, più i 3 mesi tecnici, per dimissioni volontarie e licenziamento.

La Legge di Bilancio 2026 (legge 30 dicembre 2025, n. 199) introduce una novità applicabile solo a chi matura i requisiti pensionistici dal 1° gennaio 2027: per i pensionamenti dovuti al raggiungimento dei limiti di età o di servizio il termine scende da 12 a 9 mesi. Per chi ha già maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2026 resta fermo il termine ordinario di 12 mesi, mentre dimissioni e licenziamento continuano a seguire il termine di 24 mesi.

Se l’INPS non rispetta le scadenze, sulla somma maturano interessi legali dal momento in cui il termine, comprensivo dei tre mesi tecnici, risulta scaduto.

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Il pagamento può essere rateizzato?

Oltre ai termini legati alla causa di cessazione, la legge 147/2013 stabilisce anche soglie di importo che determinano il numero di rate.

Il TFS viene corrisposto in:

  • un’unica soluzione, se l’importo lordo è pari o inferiore a 50.000 euro;
  • due rate annuali, se l’importo è compreso tra 50.000 e 100.000 euro, con la prima rata sempre pari a 50.000 euro;
  • tre rate annuali, se l’importo supera i 100.000 euro: la prima e la seconda rata sono di 50.000 euro ciascuna, la terza corrisponde all’importo residuo. La seconda rata arriva dopo 12 mesi dalla prima e la terza dopo ulteriori 12 mesi.

Questo meccanismo si applica a prescindere dalla causa di cessazione e si somma, senza sostituirli, ai termini di pagamento visti in precedenza.

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Come funziona la tassazione del TFS

Il TFS è soggetto a tassazione separata, un regime pensato per evitare che una somma maturata in molti anni di lavoro venga tassata per intero nell’anno in cui viene incassata. L’aliquota applicata corrisponde alla media delle aliquote IRPEF degli ultimi cinque anni d’imposta del lavoratore, secondo quanto previsto dagli articoli 17 e 19 del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 22 dicembre 1986, n. 917).

L’INPS opera una ritenuta a titolo di acconto al momento del pagamento; l’Agenzia delle Entrate effettua poi la liquidazione definitiva dell’imposta, ricalcolando l’aliquota media effettiva e comunicando al contribuente eventuali conguagli a debito o a credito.

differenza tra trf e trs

Qual è la differenza tra TFS e TFR?

La differenza principale tra TFS e trattamento di fine rapporto (TFR) riguarda le modalità di calcolo e la natura della prestazione. Il TFS ha carattere previdenziale: prevede una contribuzione ripartita tra datore di lavoro e dipendente, con la sola eccezione dell’indennità di anzianità, interamente a carico del datore di lavoro.

Il TFR, disciplinato dall’articolo 2120 del Codice civile, si calcola invece come accantonamento annuo pari al 6,91% della retribuzione utile, rivalutato ogni anno di una percentuale pari al 75% del tasso di inflazione più un 1,5% fisso. L’importo finale corrisponde alla somma degli accantonamenti e delle rivalutazioni capitalizzati anno per anno, tassato anch’esso in regime di tassazione separata.

Un’altra differenza riguarda i tempi: nel settore privato il TFR viene liquidato in tempi molto più brevi, di norma tra i 30 e i 45 giorni dalla cessazione secondo quanto previsto dai contratti collettivi, mentre nel pubblico impiego TFS e TFR seguono gli stessi termini INPS descritti in precedenza.

Le regole su calcolo, tempi di pagamento e tassazione del TFS lasciano comunque margini di interpretazione, specie nei casi di cessazioni anticipate, cumulo contributivo o riliquidazioni. Un avvocato esperto in diritto del lavoro pubblico e previdenziale può verificare la correttezza dell’importo liquidato dall’INPS ed eventualmente contestare ritardi o errori di calcolo.

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Trattamento di fine servizio – Domande frequenti

Quando viene pagato il Tfr nel pubblico impiego?

Il TFR per i dipendenti pubblici spetta in alcuni casi sulla base del momento in cui è stato firmato il contratto di lavoro: scopri quando avviene.

Chi eroga il trattamento di fine servizio?

Il pagamento è effettuato direttamente dall’INPS, che riceve la richiesta dall’ente datore di lavoro senza bisogno di domanda da parte del dipendente.

Cosa vuol dire trattamento di fine servizio?

Il trattamento di fine servizio è una prestazione economica corrisposta ai lavoratori del pubblico impiego al termine dell’attività lavorativa, sotto forma di indennità di buonuscita, indennità premio di servizio e indennità di anzianità.

Riferimenti normativi

  • legge 8 marzo 1968, n. 152, articolo 11;
  • articolo 2120 del Codice civile;
  • legge 27 dicembre 2013, n. 147, articolo 1, commi 484-489;
  • decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4;
  • legge 30 dicembre 2025, n. 199, articolo 44;
  • circolare INPS 27 marzo 2026, n. 30;
  • decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, articoli 17 e 19.
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