25 set 2020
Diritto Penale

Cos’è il Daspo e la differenza tra sportivo, urbano e per i corrotti

Cosa vuol dire il termine Daspo e qual è il contenuto della normativa vigente in Italia.

Cos’è il Daspo





Il Daspo, acronimo di Divieto di accedere alle manifestazioni sportive, è una misura creata ad hoc dalla legge italiana al fine di ridurre la violenza che in genere si crea in occasione di alcuni eventi sportivi, in particolar modo le partite di calcio.





Se in un primo momento il Daspo era mirato unicamente a contrastare la violenza negli stadi, è stato poi esteso anche ad altri ambiti: sono così stati introdotti il Daspo Urbano e il Daspo per i corrotti





In questa guida sarà analizzata la normativa sul Daspo, con un focus su quelle che sono state le origini di quello sportivo, e in cosa consistono nello specifico il Daspo urbano e il Daspo per i corrotti. 







La normativa





Il calcio è uno di quegli sport nei quali la violenza si manifesta con una certa frequenza: il 29 maggio del 1985 fu disputata a Bruxelles la finale di coppa dei campioni, tra Juventus e Liverpool. 





Una lite fra i tifosi provocò la morte di ben 39 persone: questo episodio turbò molto l’opinione pubblica e portò alla stipula della Convenzione europea di Strasburgo, il 19 agosto del 1985.





La Convenzione europea sulla violenza e i disordini degli spettatori durante le manifestazioni sportive nasceva dunque con l’obiettivo di prevenire e controllare la violenza e i disordini durante gli eventi sportivi, attraverso una maggiore presenza delle Forze dell’Ordine e l’introduzione di provvedimenti amministrativi per punire i colpevoli





Qualche anno dopo in Italia fu introdotto il Daspo, con l’approvazione della legge n. 401 del 13 dicembre 1989. Nel corso del tempo la legge iniziale è stata modificata con l’introduzione di alcuni provvedimenti, tra i quali si annoverano:









Daspo




Come funziona il Daspo





Il Daspo sportivo impone il divieto ai soggetti ritenuti pericolosi di poter accedere ai luoghi nei quali si svolgono gli eventi sportivi: viene emesso dal questore e può avere una durata fino a 5 anni





Può essere previsto anche l’obbligo di firma: in questo caso il Daspo dovrà essere convalidato dal G.I.P., quindi comunicato alla Procura della Repubblica del Tribunale competente, entro 48 ore dalla notifica al reo. In alcuni casi vige anche l’obbligo di presentazione presso un ufficio di polizia nel momento in cui si svolgono le manifestazioni sportive. 





Nel caso in cui sia in vigore l’obbligo di firma durante la manifestazione sportiva, all’interessato può essere comunicato per iscritto un luogo specifico in cui possa recarsi per firmare. 





Le critiche





Il Daspo è stato oggetto nel corso degli anni di diverse critiche per le quali è stato sospettato di incostituzionalità: a far sorgere il problema è stato il fatto che la sua emissione possa avvenire in seguito a una semplice segnalazione e non a una vera e propria condanna penale





Le perplessità in merito sono state risolte dalla sentenza n. 512 del 2002 della Corte Costituzionale, la quale ha decretato che la Daspo rientri tra le misure preventive che possono essere applicate indipendentemente dalla presenza di un reato e che non sono pertanto contrarie alla Costituzione. 





La revoca





Come funziona la revoca del Daspo? Si tratta di una competenza spettante al Questore? La questione è stata chiarita dalla sentenza n. 24819/2016 della Corte di Cassazione, con la quale la richiesta di revoca o modifica del Daspo è stata affidata al G.I.P.





La Corte ha stabilito infatti che «competente a decidere sulla richiesta di revoca o di modifica del provvedimento impositivo dell’obbligo, previsto dall’art. 6 comma 2, L. n. 401 del 1989, di comparire ad un ufficio o comando di polizia in coincidenza di manifestazioni sportive, è il giudice per le indagini preliminari già investito della convalida del provvedimento medesimo».





Nella sentenza si legge inoltre che «Per quanto la norma non specifichi quale autorità sia competente a provvedere in tema di revoca o modifica, la stessa deve esser individuata nell’autorità giudiziaria, allorquando il provvedimento del Questore – oltre al divieto di accesso – abbia ad oggetto l’obbligo di presentazione».





Daspo




Il Daspo urbano





Il Daspo urbano è stato introdotto dal D.L. n. 14/2017, convertito nella legge n. 48/2017, al fine di tutelare la sicurezza all’interno delle città e internvenire contro tutti quei soggetti che agiscono contro la salute dei cittadini e il decoro urbano. 





In particolare, il Daspo urbano garantisce la tutela a:









Le pene amministrative individuate dalla legge sono l’allontanamento da tali luoghi e l’imposizione di una sanzioni pecuniaria amministrativa, di importo compreso tra 100 e 300 euro





Il Daspo per i corrotti





Infine, la legge n. 3 del 2019, chiamata “spazzacorrotti”, ha portato alla nascita del Daspo per i corrotti, ovvero una misura che prevede l’interdizione dai pubblici uffici e l’impossibilità di entrare in contatto con la Pubblica amministrazione per chiunque fosse condannato per il reato di corruzione





La Daspo per i corrotti può:





  1. avere una durata che va dai 5 ai 7 anni per coloro i quali sono stati condannati fino a 2 anni;
  2. essere di tipo perpetuo, nel caso in cui la condanna per corruzione sia stata superiore ai 2 anni: in questo secondo caso è comunque concessa la riabilitazione, la quale ha una durata di 3 anni, ma può avvenire soltanto dopo che siano trascorsi 12 anni dall’espiazione della pena.