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Cosa succede se il 730 è sbagliato? Sanzioni e come rimediare in caso di errori

Il Modello 730 per la dichiarazione dei redditi deve essere presentato dai lavoratori e pensionati. In questo articolo ti spieghiamo come rimediare in caso di errori ed omissioni, per non incorrere in sanzioni elevate.

modello 730
  • Il Modello 730 è impiegato per presentare la dichiarazione dei redditi. Tale modello deve essere utilizzato da tutti i contribuenti, salvo alcune eccezioni.
  • Il legislatore ha previsto una serie di sanzioni in caso di omissioni o dichiarazione infedele: con la riforma fiscale (D.Lgs. 87/2024, in vigore dal 1° settembre 2024) le sanzioni per dichiarazione infedele sono scese al 70% delle imposte dovute, ma restano salate.
  • se ti accorgi di un errore, puoi rimediare con il Modello Redditi correttivo entro il 2 novembre 2026, usando il ravvedimento operoso per ridurre ulteriormente le sanzioni.

Ogni anno milioni di contribuenti presentano il Modello 730 e, spesso senza volerlo, commettono errori nella compilazione: una spesa dimenticata, un reddito non indicato, una detrazione inserita in modo sbagliato. Non sempre si tratta di malafede, ma il sistema fiscale italiano distingue poco tra errori in buona fede e omissioni deliberate. Le sanzioni ci sono in entrambi i casi, anche se la riforma del 2024 ha introdotto importanti riduzioni. In questa guida trovi tutte le risposte: quando presentare il 730, cosa si rischia se si sbaglia, come funziona la dichiarazione infedele e come rimediare prima che arrivi un controllo.

Cos’è il Modello 730 e chi deve presentarlo

Il Modello 730 è il modello per la dichiarazione dei redditi riservato a lavoratori dipendenti e pensionati. Il principale vantaggio è la semplicità: non devi fare calcoli, e l’eventuale rimborso arriva direttamente in busta paga o nella rata di pensione. Se invece risulta un debito, l’importo viene trattenuto dalla retribuzione.

Il modello è utile soprattutto se hai spese detraibili da indicare, come spese sanitarie, interessi sul mutuo prima casa, spese scolastiche o altri bonus fiscali.

Non tutti sono però obbligati a presentarlo. Sono esenti i contribuenti che hanno:

  • solo redditi da abitazione principale o fabbricati non locati;
  • redditi da lavoro dipendente o pensione corrisposti da un unico sostituto d’imposta, senza ulteriori redditi da dichiarare;
  • redditi soggetti a ritenuta alla fonte o imposta sostitutiva (con esclusione della cedolare secca).

Il Modello 730/2026 precompilato deve essere presentato entro il 30 settembre 2026, direttamente tramite i servizi telematici dell’Agenzia delle Entrate oppure tramite il sostituto d’imposta, un CAF o un professionista abilitato. Dal 14 maggio 2026 è possibile accettare, modificare e inviare la dichiarazione tramite l’applicazione web.

Ti consigliamo di approfondire l’argomento leggendo anche: Modello 730 e spese notarili: come si detraggono?

modello 730 cos'è
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Cosa si intende per dichiarazione infedele?

Si configura una dichiarazione dei redditi infedele quando il contribuente presenta un Modello 730 in cui l’imposta netta dovuta risulta inferiore a quella reale, oppure il credito d’imposta indicato è superiore a quello effettivamente spettante. Le situazioni più frequenti riguardano:

  • l’omessa indicazione di una fonte di reddito (affitti non dichiarati, compensi da lavoro autonomo occasionale);
  • detrazioni o deduzioni indicate in misura superiore al dovuto (spese sanitarie gonfiate, bonus edilizi non spettanti);
  • dati non corretti sugli oneri deducibili.

La condotta di dichiarazione infedele può essere sia involontaria – un errore in buona fede nella compilazione – sia intenzionale. Nel secondo caso, se le imposte evase superano certe soglie, si entra nel campo penale, con le conseguenze che vedremo più avanti.

Approfondisci con Dichiarazione infedele: soglie, prescrizione, reato penale

Le sanzioni amministrative per 730 errato dopo la riforma fiscale del 2024

Il D.Lgs. n. 87/2024 ha modificato in modo significativo il quadro sanzionatorio tributario, con effetto dal 1° settembre 2024. Le nuove misure si applicano già al Modello 730/2026 (anno d’imposta 2025).

Sanzioni per dichiarazione infedele

La sanzione per dichiarazione infedele è oggi proporzionale al 70% delle imposte dovute, con un minimo di 150 euro. Se l’infedeltà è dovuta a condotte fraudolente, simulate o mediante documentazione falsa, la sanzione aumenta dalla metà al doppio, arrivando quindi tra il 105% e il 140%.

Se il contribuente si accorge dell’errore e presenta una dichiarazione integrativa prima di qualsiasi controllo, la sanzione base scende al 50%, con ulteriori riduzioni attraverso il ravvedimento operoso:

  • entro 90 giorni: circa il 5,55% di sanzione;
  • entro 1 anno: circa il 6,25%;
  • entro 2 anni: circa il 7,14%.

Sanzioni per dichiarazione omessa

In caso di dichiarazione omessa, la sanzione va dal 120% al 240% dell’imposta dovuta, con un minimo di 250 euro. La dichiarazione si considera omessa quando viene presentata oltre i 90 giorni dalla scadenza ordinaria.

Per il Modello Redditi PF 2025, presentato oltre i termini ma entro 90 giorni (cioè entro il 29 gennaio 2026), è prevista una sanzione per ritardata presentazione pari a 25 euro tramite ravvedimento operoso. Dopo quella data, la dichiarazione si considera omessa.

Se invece non sono dovute imposte, la sanzione per omessa dichiarazione va da 150 a 500 euro, raddoppiabile per chi è obbligato alla tenuta delle scritture contabili.

Ti consigliamo di leggere pure Modello 730/2026: come portare in detrazione gli interessi passivi del mutuo prima casa

modello 730 sanzioni amministrative

Cedolare secca e redditi prodotti all’estero

Per chi affitta immobili in regime di cedolare secca e non dichiara i canoni (o li dichiara in misura inferiore), le sanzioni sono più pesanti: la sanzione è del 240% dell’imposta in caso di omessa dichiarazione del canone locatizio, con un minimo di 500 euro, oppure del 180% in caso di dichiarazione infedele.

Se hai redditi prodotti all’estero e non li hai dichiarati, la sanzione prevista viene aumentata di un terzo rispetto alla misura base.

Ti consigliamo di approfondire l’argomento leggendo anche il seguente articolo: Reato di dichiarazione fraudolenta: cos’è, esempio e pena

Quando la dichiarazione infedele diventa un reato?

La dichiarazione infedele può avere conseguenze penali, disciplinate dal D.Lgs. n. 74/2000. Il confine tra illecito amministrativo e reato dipende dall’entità dell’evasione.

Il penale scatta al concorrere delle seguenti condizioni: non si è presentata la dichiarazione dei redditi entro 90 giorni dalla scadenza; l’imposta evasa (imposte sui redditi o IVA) supera i 50.000 euro per singola imposta e per ciascun periodo d’imposta. La pena può arrivare alla reclusione da 2 a 5 anni.

La dichiarazione fraudolenta – disciplinata dall’art. 2 del D.Lgs. 74/2000 – è ancora più grave: punisce chi indica elementi passivi fittizi, ad esempio usando fatture false o scontrini non autentici, con lo scopo di ridurre artificialmente il reddito imponibile. Le pene sono più elevate rispetto alla semplice dichiarazione infedele.

Se hai ricevuto una comunicazione di irregolarità dall’Agenzia delle Entrate, o temi di aver commesso errori nella tua dichiarazione dei redditi, il consiglio è di agire subito: ogni giorno che passa può aumentare le sanzioni e ridurre le possibilità di accedere al ravvedimento operoso. Rivolgiti a un avvocato tributarista o a un commercialista esperto per valutare la tua situazione e scegliere la strada più conveniente.

Quando la dichiarazione può essere corretta?

Se ti accorgi di aver commesso un errore nella dichiarazione già inviata, hai diversi strumenti a disposizione. Dal 27 maggio 2026 fino al 2 novembre 2026 è possibile inviare il Modello Redditi correttivo, per correggere e sostituire il 730 o il modello Redditi già inviato.

In alternativa, il 730 integrativo è presentabile entro il 26 ottobre 2026, esclusivamente tramite CAF o professionista abilitato, ma solo se l’integrazione comporta un maggior credito o un minor debito per il contribuente. Agenda Digitale

Se dalla correzione risulta un maggior credito, puoi chiedere il rimborso all’Agenzia delle Entrate. Se invece emerge un maggior debito, devi pagare la differenza di imposta con gli interessi legali calcolati giorno per giorno e la sanzione ridotta secondo le regole del ravvedimento operoso (art. 13 del D.Lgs. n. 472/1997).

Ti consigliamo anche di leggere: Collaborazioni occasionali e ritenuta d’acconto

modello 730 come rimediare agli errori

Come presentare il Modello Redditi correttivo

La procedura è interamente digitale. Per inviarlo devi:

  • accedere all’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate con SPID, CIE o CNS;
  • accedere alla sezione dedicata alle dichiarazioni dei redditi e selezionare l’opzione per il Modello Redditi correttivo;
  • individuare i campi da correggere usando la funzione di ricerca integrata;
  • inserire o modificare i dati e verificare che siano corretti e completi;
  • selezionare la casella “Correttiva nei termini” nel Quadro Frontespizio;
  • cliccare su “Calcola” per il controllo finale e, se non vi sono errori, procedere con l’invio.

Potrebbe interessarti anche Come funziona il regime forfettario

Modello 730 errato – Domande frequenti

Che cos’è il Modello 730?

È il modello per la dichiarazione dei redditi riservato a lavoratori dipendenti e pensionati. Permette di dichiarare redditi e spese detraibili, ottenere rimborsi in busta paga e non dover fare calcoli autonomi.

Quali sono le sanzioni per dichiarazione infedele?

Con la riforma del 2024 (D.Lgs. 87/2024), la sanzione base è il 70% delle imposte dovute (minimo 150 euro). Se l’errore viene corretto con una dichiarazione integrativa prima di qualsiasi controllo, la sanzione scende al 50%, ulteriormente riducibile con il ravvedimento operoso.

Cosa succede se non si presenta il 730?

La dichiarazione presentata oltre 90 giorni dalla scadenza è considerata omessa: la sanzione va dal 120% al 240% delle imposte dovute, con un minimo di 250 euro. Se l’imposta evasa supera 50.000 euro, scattano anche le conseguenze penali.

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Avv. Clelia Tesone
Avvocato civilista
Laureatasi in Giurisprudenza con la votazione di 110 e Lode presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e con approfondita conoscenza delle materie del Diritto Civile e del Diritto Amministrativo. Ha brillantemente conseguito l’abilitazione alla professione di avvocato, a seguito dell’espletamento della pratica forense in diritto civile e il tirocinio ex art. 73 d.l. 69/2013 presso la Procura della Repubblica di Napoli Nord.
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