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Come si fa a ritirare una raccomandata intestata a un defunto?

Cosa fare in caso di raccomandata ad un defunto? Gli eredi devono accettarla? In che modo? In questa guida puoi trovare le informazioni delle quali potresti aver bisogno.

Raccomandata defunto
  • In caso di morte di un parente, può accadere che siano recapitate al suo domicilio delle raccomandate, intestate ancora allo stesso.
  • Tuttavia, i parenti del defunto non necessariamente sono legittimati a ricevere tale raccomandata.
  • Nell’ipotesi di mancata accettazione dell’eredità, infatti, la raccomandata non può essere accettata né può essere ritirata, ove in giacenza alle poste, dall’erede.

Cosa accade se un tuo parente convivente muore e arriva una raccomandata? Molte volte, in caso di decesso di un parente, si palesano situazioni che non sono sempre di pronta e facile soluzione.

Una di queste si verifica proprio quando si riceve una raccomandata indirizzata al parente defunto, la quale potrebbe anche essere una multa o di una cartella esattoriale. Come devono comportarsi gli eredi?

Nel seguente articolo, descriveremo le varie ipotesi che possono verificarsi, soprattutto procederemo a stabilire quale deve essere la condotta che gli eredi dovranno assumere.

In seguito, ci occuperemo di cosa accade nel caso in cui sia notificata una cartella esattoriale, quindi un tributo che il soggetto defunto doveva al fisco. In questo caso, sono gli eredi a dover pagare? 

Raccomandata al defunto: che fare?

Potrebbe accadere che, quando un parente muore, arrivi al domicilio una raccomandata per il defunto, per esempio una da parte dell’INPS. Cosa succede in questo caso? Ci chiediamo, in particolare, che cosa dovrai fare in questa evenienza, cioè se dovrai accettare la raccomanda o rifiutarla.

In particolare, il problema si pone per il parente che continua a vivere nell’immobile prima abitato dal defunto. Deve firmare la raccomandata che viene recapitata dal postino? Cosa succede se, invece, la stessa contiene una richiesta di pagamento? Se è una cartella esattoriale o una multa, chi deve fare il pagamento?

In primo luogo, dobbiamo constatare che, il fatto che il parente viva nell’immobile, non comporta un onere di pagamento del tributo, che invece deriva dall’accettazione dell’eredità.

Per approfondire l’argomento leggi anche: Ho ricevuto una raccomandata dall’Ispettorato del lavoro: cosa devo fare?

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Chi può ritirare una raccomandata di un defunto?

Anche per ritirare la raccomandata inviata al defunto è necessario essere degli eredi che hanno accettato l’eredità. Tuttavia, come abbiamo visto nei precedenti paragrafi, l’accettazione dell’eredità può avvenire entro 10 anni dalla morte del parente. Per quanto riguarda, invece, la raccomandata, questa, deve essere ritirata in breve tempo

Dunque, si è anche detto che possono ritirare alla Posta anche i soli chiamati all’eredità. Quando il postino porta una raccomandata all’indirizzo del defunto, lascia l’avviso di giacenza, se non trova nessuno che possa ritirare la raccomandata. Quindi, il destinatario, quando riceve l’avviso, deve andare all’ufficio per ritirarla.

In questo caso, come però dicevamo, il destinatario è defunto. Chi si reca in posta a ritirare la raccomandata? Secondo l’orientamento prevalente, affinché sia possibile ritirare la raccomandata, è necessario che il soggetto sia erede e abbia accettato l’eredità – se ci sono eredi che hanno accettato l’eredità. Mentre, se non ci sono eredi che hanno accettato l’eredità, la raccomandata può essere ritirata anche dal solo chiamato all’eredità.

Ti consigliamo anche di leggere: Raccomandata atto giudiziario market 647: cosa può essere?

raccomandato defunto: cosa fare?

Quando è valida la notifica della raccomandata al defunto?

Gli eredi che intendano recuperare la raccomandata devono però procedere a seguire uno specifico iter. La prima cosa che gli eredi dovranno fare è comunicare all’ufficio delle imposte del domicilio fiscale del defunto le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale:

  • tramite raccomandata;
  • oppure consegnando la documentazione direttamente all’ufficio di ricevimento. 

In questo modo, si consentirà all’ufficio di non fare errori nella notificazione. Dopo 30 giorni da questa comunicazione, le notifiche vanno indirizzate alla residenza degli eredi a nome di questi. Tuttavia, potrebbe accadere che la comunicazione non sia correttamente effettuata. In questo caso, cosa succede? La notifica potrebbe non essere valida.

Al fine di stabilire se la notifica sia valida è opportuno guardare sia all’intestazione sia al luogo in cui è stata recapitata la raccomandata.

Entro un anno dalla morte del defunto, le raccomandate devono essere intestate al defunto. Dopo tale termine, dovranno essere intestate all’erede che ha accettato l’eredità. Se l’erede non ha accettato l’eredità, tutte le raccomandate possono essere rifiutate, senza porsi troppi problemi.

Per quanto riguarda il luogo di notificazione, invece, le raccomandate devono essere recapitate all’ultimo indirizzo di residenza del defunto, anche se è disabitato. Quindi, è un onere degli eredi andare a verificare periodicamente la corrispondenza nella cassetta delle lettere. Dopo un anno dalla morte del defunto, la raccomandata deve essere recapitata presso l’indirizzo degli eredi. 

Ti invitiamo a leggere anche Cosa sono gli atti giudiziari amministrativi e come vengono notificati

Cosa succede se l’erede accetta la raccomandata per errore?

L’erede potrebbe però accettare la raccomandata per errore, cioè una raccomandata che è nulla, ma per errore viene accettata dall’erede. In questo caso, anche se è affetta da vizi, non si potrà più far nulla, nel senso che una volta accettata l’erede non può più contestare la nullità.

Ciò significa che eventuali vizi della notificazione saranno automaticamente sanati

Se la raccomandata è una notifica proveniente dall’Agenzia delle entrate, cosa cambia? In realtà, se la notifica è effettuata dopo l’accettazione dell’eredità, entro il primo anno dal decesso del defunto, e spedita all’ultimo domicilio del defunto, la notificazione è nulla, perché è sbagliato il domicilio al quale andava fatta la notificazione dell’atto. 

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raccomandata defunto e accettazione eredità

Chi paga i tributi del defunto?

Il tributo è un’obbligazione fiscale che grava in capo agli eredi del defunto. L’erede non è tenuto a pagare i debiti del defunto, salvo che non abbia accettato l’eredità. 

Infatti, secondo le regole del diritto delle successioni, l’erede, nel momento in cui accetta l’eredità, diventa titolare di una quota del patrimonio del defunto, che comprende sia le voci attive sia quelle passive del patrimonio. Dunque, ciascun erede sarà tenuto a pagare i debiti pro quota, risultando anche obbligato in solido con gli altri eredi.

Il creditore, dunque, può rivalersi nei confronti di ciascun erede, anche se si tratta dell’Agenzia delle entrate. Il coerede, poi, potrà agire pro quota nei confronti degli altri coeredi per recuperare tramite il meccanismo della rivalsa. 

Tuttavia, i coeredi potrebbero circoscrivere la facoltà del creditore di agire. Infatti, tramite accettazione con beneficio dell’inventario, il coerede tutela il proprio patrimonio, evitando che questo si confonda con quello del defunto e possa essere aggredito dal creditore di quest’ultimo.

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Raccomandata al defunto – Domande frequenti

Chi accetta la raccomandata del defunto?

Se viene recapitata una raccomandata per un defunto, i parenti possono accettarla se hanno accettato l’eredità. Se nessuno degli eredi ha accettato l’eredità, possono invece accettarla anche i chiamati all’eredità.

A chi deve essere notificata la raccomandata per un defunto?

Entro il primo anno dalla morte, la raccomandata al defunto deve essere notificata allo stesso. A partire dall’anno successivo, la notifica viene effettuata agli eredi.

In caso di raccomandata a un defunto, cosa bisogna fare se una notifica è viziata?

Se la notifica è viziata, l’erede non deve accettare la raccomandata, in quanto, in tal caso, si intende come sanato il vizio. L’erede non potrà quindi più opporre la nullità della notifica.

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Avv. Clelia Tesone
Avvocato civilista
Laureatasi in Giurisprudenza con la votazione di 110 e Lode presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e con approfondita conoscenza delle materie del Diritto Civile e del Diritto Amministrativo. Ha brillantemente conseguito l’abilitazione alla professione di avvocato, a seguito dell’espletamento della pratica forense in diritto civile e il tirocinio ex art. 73 d.l. 69/2013 presso la Procura della Repubblica di Napoli Nord.
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