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Si può denunciare una persona per messaggi minacciosi su WhatsApp?

Quali sono i reati per i quali è possibile querelare un'altra persona per l'invio di messaggi minacciosi o insistenti su WhatsApp? Scopri quali sono le tutele legali a tua disposizione.

messaggi whatsapp denuncia
  • Ricevere messaggi minacciosi o che causano paura su WhatsApp può integrare diversi reati.
  • Si va dal reato di molestia a quello di minaccia e stalking.
  • Le vittime possono presentare in prima persona querela alle autorità e tutelarsi di fronte a simili comportamenti.

Potrebbe essere capitato a tutti/e, almeno una volta nella vita, di ricevere messaggi insistenti da qualcuno/a, causa di grande turbamento. Un/a ex che non riesce a rassegnarsi, una persona che si è fissata con te, un/a collega che fa di tutto per rendere il vostro rapporto un inferno. 

La buona notizia è che, sia nel caso in cui questi messaggi si ricevano su WhatsApp, sia tramite SMS, il numero dal quale sono stati inviati può essere bloccato. Diversi operatori offrono la possibilità di inserirlo anche in una blacklist, in modo tale da non subire più ingerenze nella propria vita privata. 

Dato che oggi la maggior parte delle conversazioni avvengono su WhatsApp, concentriamoci su questo caso specifico: quali sono i casi in cui è possibile denunciare qualcuno per dei messaggi ricevuti su WhatsApp? Quali reati potrebbero essere commessi a danni della vittima? 

Vediamo quando determinati contenuti possono essere lesivi e, dunque, penalmente perseguibili, come presentare querela alle Autorità e quando i messaggi di WhatsApp possono essere utilizzati come prova nel corso di un processo. 

Messaggi molesti su WhatsApp: cosa si rischia

Quando i messaggi da parte di qualcuno diventano molesti, quindi sono frutto di un comportamento ossessivo e petulante da parte di chi li invia, può configurarsi il reato di molestia o disturbo alle persone, disciplinato dall’art. 660 del Codice penale. 

Questa condotta può manifestarsi in qualsiasi luogo pubblico e privato, non solo dal vivo, ma anche tramite il telefono (in questo caso, WhatsApp). Non integra, invece, il reato di molestia l’invio massiccio di email, in quanto, mentre il messaggio viene immediatamente recepito dal destinatario, la mail può essere cestinata (e il mittente essere segnalato come SPAM) senza essere letta. 

Sebbene la funzione di questo reato sia quella di tutelare la tranquillità pubblica, a essere leso è un interesse privato. Di conseguenza, il reato, che è procedibile a querela della persona offesa, si configura quando è indirizzato a una specifica persona, e non alla collettività. L’elemento soggettivo è il dolo, cioè la volontà di intromettersi nella sfera privata altrui, minacciandone la libertà. 

LEGGI ANCHE Offese via WhatsApp: quando sono reato?

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Quando si consuma la molestia?

Come confermato dalla Suprema Corte, il reato sussiste a prescindere dalla possibilità o meno di bloccare il mittente, in quanto la molestia si consuma non tanto con la ricezione del messaggio, ma con l’invio

La sentenza n. 37974 del 2021 ha ribadito che, ciò che è importante, in questo specifico reato, è l’invasività del mezzo che è stato impiegato per raggiungere il destinatario. 

Inoltre, per presentare querela, non è necessario ricevere delle molestie abituali, quindi la reiterazione della condotta disturbatrice. È infatti sufficiente una sola interferenza che provochi una fastidiosa alterazione dello stato psicofisico o delle abitudini quotidiane della persona che la subisce. 

Per saperne di più, leggi Reato di molestia o disturbo alle persone: quando si configura, esempio, procedibilità

Minacce su WhatsApp

Cosa succede, invece, nel caso in cui dovessi ricevere messaggi intimidatori? Anche un solo testo connotato da toni minacciosi può configurare il reato di minaccia (art. 612 cp), con il quale si rischia la multa fino a 1.032 euro. In caso di minaccia aggravata, le pene sono maggiori. 

Un contenuto di questo tipo potrebbe per esempio essere la frase «ti ammazzo» o «se ti becco per strada, ti faccio molto male». Il messaggio deve quindi creare uno stato di timore in chi lo riceve. 

Per saperne di più, leggi la nostra guida Reato di minaccia (art. 612 c.p.): quando si configura, pena, procedibilità

WhatsApp potrebbe poi essere utilizzato per diffamare un’altra persona, per esempio tramite l’invio di uno screenshot in una chat privata. A questo proposito, ti invitiamo a leggere la nostra guida Divulgare screenshot di una conversazione: quando è reato?

querela per messaggi whatsapp

Denuncia per stalking

Tra i reati di maggiore gravità che possono essere commessi tramite l’invio di messaggi su WhatsApp troviamo lo stalking, ovvero il reato di atti persecutori (punito dall’art. 612 bis del codice penale). Trattandosi di un reato a forma libera, può configurarsi, infatti, anche tramite l’invio di messaggi tramite WhatsApp, come confermato dalla pronuncia della Cassazione n. 7821/2023

In questa ipotesi:

  • il numero di messaggi ricevuti deve essere reiterato;
  • la condotta, che può manifestarsi tramite minaccia o molestia, deve generare, nel soggetto che riceve i messaggi, uno stato di ansia o paura tale da iniziare a temere per la propria incolumità (o quella dei propri cari), al punto da modificare le proprie abitudini di vita. 

La vittima di stalking potrebbe, per esempio, essere portata a cambiare numero di telefono o, nei casi di maggiore gravità, persino abitazione. 

LEGGI ANCHE Stalking condominiale: cos’è, cosa dice la Giurisprudenza, ammonimento del questore e querela

Come viene punito lo stalking?

Questo reato, di base, prevede la querela da parte della persona offesa, entro 6 mesi dall’ultimo messaggio, la quale potrà presentare i messaggi ricevuti (o anche gli screenshot) alle Autorità per fornire una prova di quanto subito. Anche in questo caso, non rileva il fatto che la vittima abbia bloccato lo stalker. 

Il reato prevede la reclusione da 1 anno a 6 anni e 6 mesi, ma la pena può essere aumentata se il fatto è commesso:

  • nei confronti di coniuge o ex partner;
  • tramite strumenti informatici o telematici. 

Per approfondire, ti invitiamo a leggere le nostre guide su Reato di stalking: cos’è e guida su come difendersi dagli stalker e Ammonimento del questore: cos’è e qual è la sua funzione preventiva

WhatsApp denuncia: come si presenta

Come abbiamo visto, i reati citati sono procedibili tramite la presentazione di una querela alle Autorità (nel caso di soggetto minorenne, potranno farlo i suoi genitori). 

Dopo il deposito della querela, partono le indagini preliminari, che di solito hanno una durata compresa tra 6 mesi e 1 anno. In caso di accoglimento della richiesta, ci sarà il rinvio a giudizio dell’indagato e il processo penale. 

Durante il processo, la vittima potrà costituirsi parte civile, con il supporto di un avvocato, e chiedere un risarcimento per il danno subito. 

Un altro reato commesso tramite l’utilizzo di WhatsApp è la truffa: scopri di più leggendo Truffe via SMS e WhatsApp: consigli su come difendersi

whatsapp valore di prova

Che valore legale hanno i messaggi WhatsApp?

Come abbiamo anticipato, i messaggi di WhatsApp (o gli screenshot degli stessi) possono essere utilizzati come elementi di prova documentale. In merito, gli avvocati parlano di “prova forense”, che consiste nell’acquisizione di documenti in formato digitale. 

Non è necessario avere a disposizione lo smartphone contenente i messaggi, in quanto si potrebbero utilizzare anche gli screenshot. In presenza di messaggi vocali, invece, questi potrebbero essere trascritti da un perito

Considerato che la controparte potrebbe presentare delle obiezioni, dicendo che lo screenshot sia stato creato con un software di fotoritocco, è bene ricordare che, in casi simili, le contestazioni devono essere dimostrabili

Qualora si avesse un fondato motivo che le prove siano contenute in sistemi informatici o telematici protetti da misure di sicurezza, ai sensi dell’articolo 247 del codice di procedura penale, si potrebbe procedere con una perquisizione.

Hai ricevuto messaggi minacciosi, molesti o sei stato vittima di stalking via WhatsApp? Se prima di presentare querela hai bisogno di ricevere qualche informazione in più, ti invitiamo a rivolgerti a un avvocato online

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Maria Saia
Esperta di diritti delle donne
Ha respirato per più di 20 anni la stessa aria di Falcone e Borsellino e ne condivide, ancora oggi, il sogno utopico di un mondo senza mafie e ingiustizie. Non a caso, “È la giustizia, non la carità, che manca nel mondo” è una delle sue citazioni preferite. Su deQuo, scrive di bonus e agevolazioni statali e di diritti della persona - in particolare, di diritti delle donne.
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