Posso denunciare chi non restituisce i soldi prestati?
È reato non restituire soldi prestati? Posso denunciare una persona che mi deve dei soldi? Vediamo cosa dice la legge.
- Non restituire i soldi prestati non è sempre un reato, ma può diventarlo in presenza di inganno o dolo fin dall’inizio.
- La strada principale per recuperare il denaro è quella civile, con la richiesta di un decreto ingiuntivo;
- Prima di agire in giudizio, per, è sempre consigliabile inviare una lettera di messa in mora.
Hai prestato dei soldi a un amico, un familiare o un conoscente, e adesso – nonostante le promesse – non ne vuole più sapere di restituirteli. Ti chiedi se puoi denunciarli, se esiste un reato, e soprattutto come puoi rientrare in possesso del tuo denaro. La risposta breve è: dipende. Il prestito di denaro è regolato dall’art. 1813 del Codice civile, che disciplina il contratto di mutuo, ma non ogni inadempimento ha rilevanza penale. Vediamo quando e come puoi agire.
Non restituire i soldi è un reato?
La risposta è: non automaticamente. Il semplice fatto di non restituire una somma prestata, di per sé, non costituisce un reato. Siamo infatti nell’ambito del diritto civile, non penale.
Esistono però alcune situazioni in cui il comportamento del debitore può assumere rilevanza penale, ovvero:
- la truffa (art. 640 c.p.): se la persona, fin dall’inizio, non aveva alcuna intenzione di restituirti i soldi e ti ha indotto a prestarli con artifici o menzogne (ad esempio, inventando una falsa emergenza). In questo caso, il dolo era preesistente al prestito;
- l’appropriazione indebita (art. 646 c.p.): se il denaro ti è stato consegnato per uno scopo specifico – per esempio per pagare una bolletta o un fornitore – e invece è stato usato per scopi personali senza restituzione;
- l’insolvenza fraudolenta (art. 641 c.p.): quando chi riceve la somma sa già di non poterla restituire e lo nasconde deliberatamente.
In tutti questi casi, prima di sporgere denuncia è bene valutare attentamente con un avvocato se esistono davvero gli elementi del reato. Una denuncia infondata può avere conseguenze, anche per chi la presenta.
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Come recuperare i tuoi soldi “civilmente”
Il primo passo è sempre la messa in mora. Si tratta di una lettera – solitamente inviata tramite raccomandata A/R o PEC – con cui si intima formalmente al debitore di restituire la somma entro un termine preciso (di norma 15 o 30 giorni).
Questo atto ha un doppio valore:
- da un lato fa decorrere gli interessi moratori (art. 1282 c.c.);
- dall’altro costituisce una prova importante se la vicenda dovesse finire davanti a un giudice.
Se il debitore non risponde o ignora la lettera, il passo successivo dipende dalla situazione. Nello specifico:
- nel caso di importo fino a 5.000 euro, puoi rivolgerti al Giudice di Pace, spesso anche senza avvocato, con costi ridotti;
- nell’ipotesi di importo superiore, il mezzo più efficace è il decreto ingiuntivo, previsto dagli artt. 633 e seguenti del Codice di procedura civile. È una procedura sommaria: il giudice, valutata la documentazione (contratto, bonifici, messaggi scritti, ecc.), emette un decreto che obbliga il debitore a pagare. Se quest’ultimo non si oppone entro 40 giorni, il decreto diventa definitivo ed esecutivo: puoi procedere con il pignoramento di stipendio, conto corrente o beni mobili.
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Cosa serve per recuperare i soldi prestati
Questo è uno dei punti più delicati. Se il prestito è avvenuto in modo informale – magari in contanti, senza nulla di scritto – la tua posizione è più debole. In assenza di prova documentale, il giudice deve valutare altri elementi: messaggi WhatsApp, email, bonifici bancari con causale, testimonianze.
La prova scritta più solida è ovviamente il contratto di mutuo (anche semplice, non serve l’atto notarile per importi privati), ma anche un messaggio in cui il debitore riconosce il debito può essere utilizzato in giudizio. Il principio è sancito dall’art. 2702 c.c. per le scritture private.
Per alcune controversie civili, poi, la mediazione non è solo consigliata, ma obbligatoria come condizione di procedibilità (D.Lgs. 28/2010, modificato dal D.Lgs. 149/2022). Nel caso del semplice prestito tra privati non è obbligatoria, ma può essere uno strumento utile per trovare un accordo in tempi rapidi e con costi contenuti, evitando anni di giudizio.
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