15 mar 2021
Diritto Penale

Reato di istigazione al suicidio: significato ed esempi

Cos’è e quando si configura il reato di istigazione e aiuto al suicidio, quale è la pena prevista dal Codice penale e le differenze rispetto all’omicidio del consenziente.







Articolo 580 Codice penale





L’istigazione o aiuto al suicidio trova disciplina giuridica nell’articolo 580 del Codice penale, il quale recita che:





“Chiunque determina altri al suicidio o rafforza l’altrui proposito di suicidio, ovvero ne agevola in qualsiasi modo l’esecuzione, è punito, se il suicidio avviene, con la reclusione da cinque a dodici anni.





Se il suicidio non avviene, è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima.





Le pene sono aumentate se la persona istigata o eccitata o aiutata si trova in una delle condizioni indicate nei numeri 1) e 2) dell’articolo precedente. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità di intendere e di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio” .





istigazione al suicidio




Elementi oggettivi del reato





L’istigazione al suicidio è un reato comune, nel senso che può essere compiuto da qualsiasi soggetto. Può essere realizzato in modi differenti: un primo esempio è rappresentato dalla partecipazione psichica, che consiste nel creare un proposito che prima non era presente o alimentare un’intenzione





Il reato può configurarsi anche con la partecipazione materiale al suicidio, che può concretizzarsi con il fornire il mezzo per realizzarlo o un luogo idoneo allo scopo. 





Nella pratica, l’aiuto al suicidio può consistere anche in una condotta omissiva, che si manifesta quando non si fa niente per impedire a qualcuno di suicidarsi, nonostante si sia perfettamente consapevoli delle sue volontà e pensieri.





Elemento soggettivo





L’elemento soggettivo del reato di istigazione al suicidio è il dolo: la persona che commette tale delitto è, infatti, perfettamente consapevole di quelle che saranno le conseguenze delle sue azioni e ha la volontà di fare in modo che un’altra persona si suicidi





Per questo motivo, l’istigazione al suicidio colposa non costituisce reato. Il delitto in questione si perfeziona nel momento in cui avviene il suicidio, o si tenta. Non è invece configurabile il tentativo di istigazione





Aggravanti





Tra le aggravanti del reato di istigazione al suicidio ci sono:





  1. il fatto di commetterlo contro un minore di 14 anni;
  2. il fatto di commetterlo su una persona che sia inferma di mente o si trovi in condizioni di deficienza psichica a causa di un’infermità, oppure per l’abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti. 




Nello specifico, l’istigazione di un minore di 14 anni o di un soggetto incapace viene equiparata dalla legge al reato di omicidio





Differenza tra omicidio e istigazione al suicidio





La differenza fondamentale che intercorre tra i due reati è relativa alla condotta partecipativa del soggetto attivo e di quello passivo





Nel caso di omicidio del consenziente:









In merito all’istigazione, invece:









istigazione al suicidio




Le sentenze sul reato di istigazione e aiuto al suicidio





Nel corso nel tempo sono state diverse le sentenze che hanno affrontato questa particolare tipologia di reato: di seguito saranno elencate alcune delle più recenti. 





Ufficio Indagini preliminari Catanzaro, 14/02/2001- Contributo morale al suicidio





Nell’ipotesi di contributo morale al suicidio – tanto nella forma della istigazione quanto in quella del rafforzamento del proposito – è sempre necessario cogliere fattualmente il comportamento o l’atteggiamento del soggetto agente, propedeutico alla fase esecutiva e rilevante nella fase ideativa o organizzativa del suicidio.





Cassazione penale sez. V, 23/11/2017, n.57503 – Blue whale challenge e tentativo di istigazione a suicidio





Non è configurabile il tentativo con riguardo al reato di cui all’art. 580 cod. pen., nell’ipotesi in cui all’istigazione non segua un suicidio consumato o tentato con lesioni gravi o gravissime.





Corte assise Milano sez. I, 14/02/2018, n.1 – Le condotte di istigazione e aiuto al suicidio





Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 580 c.p.:  – nella parte in cui incrimina le condotte di aiuto al suicidio in alternativa alle condotte di istigazione e, quindi, a prescindere dal loro contributo alla determinazione o al rafforzamento del proposito di suicidio, per ritenuto contrasto con gli artt. 3, 13, comma 1 e 117 Cost. in relazione agli artt. 2 e 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo; – nella parte in cui prevede che le condotte di agevolazione dell’esecuzione del suicidio, che non incidano sul percorso deliberativo dell’aspirante suicida, siano sanzionabili con la pena della reclusione da 5 a 10 anni, senza distinzione rispetto alle condotte di istigazione, per ritenuto contrasto con gli artt. 3, 13, 25, comma 2 e 27, comma 3 Cost.





Corte Costituzionale, 16/11/2018, n.207 – Eutanasia cosciente e agevolazione del suicidio





In ipotesi di persona affetta da una patologia irreversibile e fonte di sofferenze fisiche o psicologiche, che trova assolutamente intollerabili, la quale sia tenuta in vita a mezzo di trattamenti di sostegno vitale ma resti capace di prendere decisioni libere e consapevoli, il divieto assoluto di aiuto al suicidio finisce per limitare la libertà di autodeterminazione del malato nella scelta delle terapie, comprese quelle finalizzate a liberarlo dalle sofferenze, scaturente dagli artt. 2,13 e 32, comma 2, Cost., imponendogli un’unica modalità per congedarsi dalla vita, senza che tale limitazione possa ritenersi preordinata alla tutela di altro interesse costituzionalmente apprezzabile, con conseguente lesione del principio della dignità umana, oltre che dei principi di ragionevolezza e di uguaglianza in rapporto alle diverse condizioni soggettive.





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