Magistrato di sorveglianza: chi è, cosa fa e come funziona il tribunale di sorveglianza
Scopri chi è il magistrato di sorveglianza, quali provvedimenti adotta, come si differenzia dal giudice dell'esecuzione e quale percorso porta a ricoprire questo ruolo.
- Il magistrato di sorveglianza vigila sull’esecuzione della pena e decide su permessi premio, liberazione anticipata e misure di sicurezza.
- Il tribunale di sorveglianza è l’organo collegiale competente per affidamento in prova, detenzione domiciliare, semilibertà e liberazione condizionale.
- La sua funzione è diversa da quella del giudice dell’esecuzione, che risolve le controversie sul titolo esecutivo della condanna, non sul trattamento del detenuto.
Immagina un familiare che, dopo una condanna, si chiede chi decide se il proprio caro potrà lasciare il carcere per lavorare di giorno, o chi valuta la richiesta di sconto di pena per buona condotta. La risposta, nella maggior parte dei casi, è il magistrato di sorveglianza. Si tratta di una figura poco conosciuta al grande pubblico, eppure decisiva per la vita di migliaia di detenuti e delle loro famiglie. Il suo ruolo nasce con la riforma penitenziaria del 1975 e si è progressivamente ampliato, fino a diventare uno snodo centrale nell’esecuzione della pena.
Chi è il magistrato di sorveglianza
Il magistrato di sorveglianza è il giudice che vigila sull’esecuzione della pena e sul rispetto dei diritti dei detenuti e degli internati. La sua figura è disciplinata dagli artt. 68 e seguenti della legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario), che ha istituito gli uffici di sorveglianza presso ogni distretto giudiziario.
Agli uffici di sorveglianza sono assegnati magistrati di Cassazione, di appello o di tribunale, che durante l’esercizio di queste funzioni non possono svolgere altri incarichi giudiziari. La legge lo definisce il garante della legalità dell’esecuzione penale: un ruolo che unisce compiti di controllo, funzioni amministrative e poteri decisori veri e propri.
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Cosa fa il magistrato di sorveglianza?
L’art. 69 dell’ordinamento penitenziario elenca in modo puntuale le attribuzioni del magistrato di sorveglianza. Non si tratta soltanto di un controllore: in molti casi, adotta provvedimenti che incidono direttamente sulla libertà della persona.
Tra i compiti principali, il magistrato di sorveglianza:
- vigila sull’organizzazione degli istituti di pena e sull’attuazione del trattamento rieducativo, segnalando al Ministero le criticità riscontrate;
- controlla che la custodia degli imputati si svolga nel rispetto delle leggi e dei regolamenti;
- sovraintende all’esecuzione delle misure di sicurezza personali, disponendone l’applicazione, la trasformazione o la revoca;
- autorizza i permessi premio e decide sui reclami dei detenuti relativi a diritti lesi durante la detenzione;
- provvede con ordinanza sulla liberazione anticipata, la remissione del debito e i ricoveri previsti dall’art. 148 del Codice penale;
- esprime parere motivato sulle istanze di grazia riguardanti i detenuti.
La decisione sulla liberazione anticipata segue un procedimento specifico, disciplinato dall’art. 69-bis della stessa legge: il magistrato decide con ordinanza in camera di consiglio, senza la presenza delle parti, dopo aver acquisito il parere del pubblico ministero.
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Cos’è oò tribunale di sorveglianza
Il tribunale di sorveglianza è l’organo collegiale che affianca il magistrato di sorveglianza nelle decisioni più rilevanti per la libertà del condannato. La sua disciplina è contenuta nell’art. 70 dell’ordinamento penitenziario, mentre l’art. 70-ter ha sostituito la vecchia denominazione di “sezione di sorveglianza” con quella attuale.
Il tribunale è competente in materia di:
- affidamento in prova al servizio sociale e detenzione domiciliare, anche nella forma speciale;
- semilibertà e liberazione condizionale;
- revoca o cessazione dei benefici penitenziari già concessi;
- rinvio obbligatorio o facoltativo dell’esecuzione della pena, ai sensi degli artt. 146 e 147 del Codice penale;
- appello contro i provvedimenti adottati dal magistrato di sorveglianza in materia di reclami dei detenuti.
Il collegio giudicante è formato dal presidente, da un magistrato di sorveglianza e da due esperti (in genere psicologi, criminologi o pedagogisti), come previsto dai commi 5 e 6 dell’art. 70. Uno dei due magistrati togati deve avere giurisdizione sul luogo dove si trova il condannato o l’internato interessato dal provvedimento. Le decisioni sono assunte con ordinanza in camera di consiglio e, in caso di parità di voti, prevale quello del presidente.
Che differenza c’è tra magistrato di sorveglianza e Tribunale di Sorveglianza?
Chi non lavora nel settore penale confonde spesso queste due figure, ma svolgono compiti distinti. Il giudice dell’esecuzione, disciplinato dall’art. 665 del Codice di procedura penale, interviene quando sorge una controversia sull’attuazione del giudicato: per esempio sul calcolo della pena in caso di reato continuato, sull’applicazione di un’amnistia o di un indulto, oppure sulla revoca della condanna per abolizione del reato.
Il magistrato di sorveglianza, invece, si occupa del trattamento penitenziario della persona durante l’esecuzione della pena: come indica la voce dell’Enciclopedia Treccani sul giudice dell’esecuzione, i due compiti restano nettamente distinti, perché la magistratura di sorveglianza è chiamata a individuare il percorso rieducativo adatto al singolo condannato, non a risolvere questioni sul titolo esecutivo. In poche parole, il giudice dell’esecuzione ragiona sulla condanna, il magistrato di sorveglianza ragiona sulla persona che sconta quella condanna.
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Come si diventa magistrato di sorveglianza
Non esiste un concorso separato per diventare magistrato di sorveglianza. Il percorso è quello comune a tutta la magistratura ordinaria, disciplinato dal d.lgs. 5 aprile 2006, n. 160. Solo in un secondo momento, dopo la nomina, il magistrato può essere assegnato alle funzioni di sorveglianza dal Consiglio Superiore della Magistratura.
Per accedere al concorso è necessario avere:
- la laurea magistrale a ciclo unico in giurisprudenza;
- almeno uno tra questi titoli aggiuntivi: diploma delle scuole di specializzazione per le professioni legali, dottorato di ricerca in materie giuridiche, abilitazione forense oppure 18 mesi di pratica forense certificata.
Superato il concorso, il vincitore svolge un tirocinio (periodo da magistrato ordinario in tirocinio) presso gli uffici giudiziari, prima di ricevere l’assegnazione definitiva alle funzioni, tra cui quelle di sorveglianza.
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Quanto guadagna un magistrato di sorveglianza?
Lo stipendio del magistrato di sorveglianza segue le stesse tabelle retributive della magistratura ordinaria: non esiste un trattamento economico differenziato per chi esercita funzioni di sorveglianza. La retribuzione cresce in base all’anzianità e alle valutazioni di professionalità, che si svolgono ogni quattro anni, e non dipende dal ruolo o dalla sede di servizio.
In linea di massima, il percorso retributivo prevede:
- durante il tirocinio, un compenso netto mensile di circa 2.400 euro;
- nei primi anni di servizio come magistrato di tribunale, un reddito netto annuo che si aggira sui 32.000 euro, destinato a salire con l’anzianità;
- dopo circa quattro anni di attività, una retribuzione netta annua vicina ai 44.000 euro.
Questi importi sono indicativi e variano in base a indennità accessorie, sede di servizio e carico familiare: per un calcolo puntuale è sempre preferibile consultare le tabelle ufficiali pubblicate dal Ministero della Giustizia.
Magistrato di sorveglianza – Domande frequenti
Sì, nei casi previsti dalla legge: per esempio quando concede una misura alternativa alla detenzione o dispone il rinvio dell’esecuzione della pena.
Sì, di norma è possibile proporre reclamo al tribunale di sorveglianza competente entro i termini previsti dalla legge.
Sì, il collegio è sempre composto da un magistrato togato, un magistrato di sorveglianza e due esperti, salvo le funzioni monocratiche riservate al singolo magistrato.
Riferimento normativi
- legge 26 luglio 1975, n. 354 (ordinamento penitenziario), artt. 68, 69, 69-bis, 70, 70-bis e 70-ter;
- Codice penale, artt. 146, 147 e 148;
- Codice di procedura penale, artt. 665, 666 e 678;
- decreto legislativo 5 aprile 2006, n. 160 (ordinamento della magistratura).
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