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Permessi premio detenuti: cosa sono e quanto durano

Quali sono i casi previsti dalla legge nei quali i detenuti possono avere accesso ai permessi premio, cosa cambia rispetto ai permessi di necessità e quali sono le ultime novità in materia.

permesso premio cos'è
  • La legge italiana prevede due tipologie di permessi per i detenuti: i permessi ordinari e i premessi premio.
  • I permessi premio possono essere concessi in relazione alla storia e alla personalità del detenuto in carcere.
  • A seconda del tipo di reato commesso, le regole relative alla concessione variano leggermente.

I permessi sono delle concessioni che permettono alla persona privata della libertà, quindi ai detenuti, di trascorrere un breve periodo di tempo fuori dal carcere, con l’obbligo di fare rientro nell’istituto penitenziario alla scadenza del termine previsto. 

La legge sull’ordinamento penitenziario delinea due tipologie di strumenti di questi tipo:

  1. il permesso ordinario, noto come permesso di necessità;
  2. il permesso premio, introdotto dalla Legge n. 663 del 1986.

In questa guida metteremo a confronto i permessi di necessità e i permessi premio, concentrandoci poi su questa seconda tipologia di permessi. Parleremo di come funzionano, di quale sia la loro durata, dei requisiti da possedere per accedervi e di cosa cambi nel caso dei reati ostativi

Quali sono i permessi di necessità?

I permessi di necessità, o permessi ordinari, sono regolati dall’art. 30 delle legge sull’ordinamento penitenziario. Quando vengono concessi e da chi? 

Il permesso di necessità può essere concesso:

  1. ai condannati e agli internati nel caso di imminente pericolo di vita di un familiare o di un convivente o in presenza (eccezionalmente) di eventi familiari di particolare gravità, da parte del magistrato di sorveglianza: si avrà quindi la possibilità di andare a visitare il soggetto infermo, nel rispetto di tutte le cautele del caso (es. il detenuto potrebbe essere scortato durante tutta la durata del permesso o parte);
  2. agli imputati da parte dell’Autorità giudiziaria competente. 

Ovviamente, il detenuto ha il dovere di rientrare in carcere al termine del permesso, che non può superare la durata di 5 giorni. Se la sua assenza si protrae tra le 3 e le 12 ore, al suo rientro subirà una sanzione disciplinare, mentre se passa più di 12 ore fuori dal carcere, potrà essere punito per il reato di evasione (art. 385 cp). La sanzione disciplinare è prevista anche per l’internato che rientri in carcere con un ritardo superiore a 3 ore, senza un giustificato motivo. 

La richiesta di permesso, accompagnata dalla specificazione del grado di parentela con il familiare e la documentazione sulla gravità della malattia, deve essere presentata al magistrato di sorveglianza o, laddove non ci sia ancora stata una sentenza di condanna, al giudice che dovrà pronunciarsi in materia. Il magistrato potrà anche negarla, in considerazione della personalità del detenuto o della tipologia di reato per il quale è stato imputato o condannato. 

LEGGI ANCHE Misure alternative alla detenzione: quando si possono chiedere

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Quali sono i permessi premio?

I permessi premio sono invece disciplinati dall’art. 30 ter della legge sull’ordinamento penitenziario. A differenza dei permessi ordinari, che consentono di far fronte a situazioni gravi ed eccezionali che si verificano fuori dal carcere, i permessi premio prendono in considerazione la vita del condannato all’interno dell’istituto.

Hanno, dunque, come suggerisce lo stesso nome, una valenza premiale. Parte della giurisprudenza, ne ha in realtà messo in evidenza non tanto la natura premiale, quanto la funzione rieducativa, risocializzativa e special-preventiva: in pratica, con il permesso premio si mette il detenuto nella condizione di poter abbandonare o ribadire le vecchie scelte. 

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Istanza permesso premio detenuto: come funziona

La regola generale prevede che il permesso premio possa essere concesso soltanto ai condannati che:

  1. non risultino socialmente pericolosi;
  2. abbiano tenuto una condotta regolare durante la detenzione;
  3. ai quali il permesso consenta di coltivare interessi affettivi, culturali e di lavoro. 

Cosa significa in pratica? Che nella valutazione delle concessione del permesso premio il Magistrato di sorveglianza dovrà valutare il comportamento e le personalità del detenuto, che dovrà aver dimostrato, durante il periodo di detenzione, un senso di responsabilità e di correttezza. Nel farlo, dovrà anche tenere conto del parere del direttore dell’istituto penitenziario. 

Per esempio, al fine di voler valutare la reale volontà del detenuto di cambiare la sua condotta e di volersi reinserire nel tessuto sociale, potrebbero essere presi in considerazione elementi quali i suoi rapporti con i familiari, le relazioni con gli altri detenuti e con gli operatori penitenziari, la partecipazione alle attività lavorative, culturali e ricreative svolte all’interno del carcere. 

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permessi premio cosa sono

Permessi premio: requisiti

I permessi premio possono essere concessi ai condannati:

  • all’arresto o a una pena non superiore ai 4 anni, anche se congiunta all’arresto;
  • alla reclusione superiore ai 4 anni che abbiano espiato almeno un quarto della pena;
  • alla reclusione per uno dei reati indicati nei commi 1,1-ter e 1-quater dell’art. 4 bis ord. penit. che abbiano espiato almeno metà della pena e, comunque, non oltre i 10 anni;
  • all’ergastolo dopo l’espiazione di almeno 10 anni. 

Per i soggetti che, durante l’espiazione della pena o delle misure restrittive, siano stati condannati o imputati per delitto doloso commesso durante l’espiazione della pena (es. evasione) o l’esecuzione di una misura restrittiva della libertà personale, i permessi premio vengono concessi soltanto decorsi 2 anni dalla commissione del fatto.

Per quanto riguarda la durata dei permessi premio, essa non può superare i 15 giorni e non possono essere concessi più di 45 giorni in totale in un anno (il tempo necessario per raggiungere il luogo di fruizione e per rientrare in carcere non si aggiunge alla durata totale del beneficio, come invece accade per i permessi di necessità). 

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Chi è escluso dai permessi premio

Abbiamo detto che i permessi premio vengono concessi soltanto ai soggetti condannati, quindi non vengono esclusi dal beneficio:

  • i soggetti affidati ai servizi sociali;
  • i liberi controllati;
  • i condannati che si trovano in detenzione domiciliare;
  • i soggetti in semilibertà (anche se una parte della dottrina ritiene che possano beneficiarne);
  • gli internati.

I permessi premio possono essere concessi solo dopo 5 anni qualora sia stato commesso un reato punibile con la pena massima pari o superiore a 3 anni nel caso di:

  • un’evasione;
  • un permesso premio;
  • il lavoro all’esterno;
  • durante una misura alternativa alla detenzione. 

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come funzionano i permessi premio

Permessi premio e reati ostativi

I permessi premio vengono concessi in presenza di particolari condizioni ai condannati che hanno commesso:

  • reati associativi (previsti dall’art. 416 bis e 630 c.p., art. 74 Dpr 309/90): possono averli solo se collaborano con la giustizia, ai sensi dell’art. 4 bis della legge sull’ordinamento penitenziario;
  • i delitti di cui agli articoli 289 bis e 640 del codice penale che abbiano provocato la morte del sequestrato: in questo caso, i detenuti devono aver espiato almeno i due terzi della pena o 26 anni se ergastolani (art. 58 quater comma 4 ord. penit.);
  • altri reati gravi (commessi per finalità di terrorismo, omicidio, rapina aggravata, estorsione aggravata, traffico aggravato di droga): i permessi premio possono essere concessi solo se non vi siano elementi tali da far ritenere il sussistere di collegamenti con la criminalità organizzata o eversiva (art. 4 bis ord. penit., comma 1 periodo 3).

Tuttavia, su questo tema, è bene ricordare un recente orientamento della Corte costituzionale, la quale ha dichiarato incostituzionale l’articolo 4-bis, comma 1, L. 354/1975 per quel che riguarda il divieto di concedere i permessi premio ai detenuti che hanno commesso reati ostativi, che non collaborino con la giustizia. 

La Corte ha infatti precisato che il detenuto non collaborante non deve essere giudicato in modo assoluto, in quanto (sentenza n. 253/2019) la non collaborazione del detenuto non rappresenta un collegamento diretto o una prova inequivocabile della persistenza di collegamenti con la criminalità organizzata. Pertanto, il detenuto deve essere giudicato alla luce delle relazioni fornite dal carcere e dei pareri delle varie Autorità – Procura antimafia o antiterrorismo, Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, ecc. 

Quella citata e altre pronunce in materia hanno portato alla correzione dell’art. 4- bis, co. 1-bis, ord. pen.: tramite il decreto legge 162/2022 è stato infatti previsto che, anche in assenza di collaborazione da parte dei detenuto, se questo aspira a ricevere i benefici penitenziari, si deve superare la presunzione di assoluta pericolosità e verificare la sua effettiva meritevolezza a ricevere tali benefici. 

Permessi premio – Domande frequenti

Come funzionano i permessi per i detenuti?

L’ordinamento penitenziario distingue tra due tipologie di permessi: i permessi di necessità, che hanno una funzione di umanizzazione della pena, e i permessi premio, che hanno natura premiale e di trattamento individualizzato del detenuto. 

Cosa può fare un detenuto in permesso premio?

I permessi premio permettono ai detenuti di coltivare interessi affettivi, culturali e di lavoro al di fuori dell’istituto penitenziario.

Dopo quanto tempo si possono richiedere i permessi premio?

La concessione dei permessi premio è legata alla tipologia di reato che è stato commesso: per saperne di più, leggi il nostro approfondimento in materia

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Maria Vittoria Simoni
Esperta di diritto penale
Neo laureata in legge, sogna di diventare un giorno magistrato. Nel frattempo, scrive per la redazione di deQuo, condividendo le sue conoscenze giuridiche online.
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