Vai al contenuto

Ticket licenziamento 2025: importo, calcolo, quando è dovuto

Quando si conclude un rapporto di lavoro, il datore è tenuto a versare il ticket di licenziamento. A quanto ammonta? Quali sono i casi in cui è dovuto? Scoprilo nel seguente articolo.

ticket licenziamenti 2024
  • Quando cessa il rapporto di lavoro, il datore di lavoro è tenuto ad adempiere a una serie di oneri.
  • Tra questi oneri, rientra quello di pagare il c.d. ticket di licenziamento, che è una somma che deve essere versata al dipendente licenziato o comunque quando si interrompe il rapporto di lavoro.
  • Annualmente, la somma del ticket di lavoro viene rivalutata, in considerazione anche dei massimali mensili della NASpI.

Il ticket di licenziamento è un onere che è posto in capo al datore di lavoro, il quale è tenuto a versare tale somma al lavoratore, quando si interrompe il rapporto.

La fattispecie è stata disciplinata dal D.L. n.  22 del 2015 ed è attualmente vigente. La normativa prevede una valutazione dell’importo del ticket in considerazione dei massimali NASpI.

Nel seguente articolo, ti indicheremo quando è dovuto il ticket licenziamento, perché non ogniqualvolta si interrompe il rapporto di lavoro deve essere versato.

Inoltre, ti spiegheremo anche come si calcola, quali sono gli indicatori che devono essere presi in considerazione e, soprattutto, qual è l’importo base per l’anno corrente.

Ticket licenziamento 2025: cos’è

Nel caso di cessazione del rapporto di lavoro, il datore di lavoro è tenuto a versare il ticket di licenziamento. Quindi, al termine del rapporto di lavoro, il lavoratore ha sempre diritto a questa somma.

Il ticket è calcolato in considerazione di alcuni elementi, tra cui la tipologia di attività lavorativa, se è part-time o full-time. Il contributo è pari  al 41 per cento del massimale mensile di NASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni.

Il ticket è rideterminato quando l’attività lavorativa è durata meno di un anno; a tal proposito, si calcola come intera mensilità quella in cui la prestazione lavorativa si sia protratta per almeno 15 giorni, ma i mesi di lavoro diversi dal primo e dall’ultimo devono essere considerati mesi interi, indipendentemente dal numero di giornate lavorate.

Inoltre, per quanto riguarda il computo dell’anzianità aziendale va considerato che:

  • non si deve tener conto dei periodi di congedo per maternità né dei periodi di aspettativa non retribuita;
  • devono essere considerati periodi utili anche quelli in cui il lavoratore sia stato assunto alle dipendenze dello stesso datore con tipologia di contratto a termine, qualora il datore di lavoro abbia beneficiato della restituzione del contributo addizionale;
  • se il lavoratore è stato assunto dal nuovo datore di lavoro, in conseguenza di un’operazione societaria, si considera come tempo utile anche l’anzianità aziendale nel precedente rapporto intercorso con l’azienda cedente.

TI consigliamo anche di leggere il seguente articolo: Come compilare la DSU precompilata per richiedere l’ISEE

ticket licenziamento onere datore lavoro
Consulenza Legale Online

Vuoi una consulenza legale sull'argomento? Chiedi Gratis ad un Avvocato

  • +3000 avvocati pronti ad ascoltarti
  • Consulenza Legale Online - Telefonica, in webcam, scritta o semplice preventivo gratuito
  • Anonimato e Riservatezza - La tua consulenza verrà letta solo dall'avvocato che accetterà di rispondere

Richiedi una Consulenza

Quando si riconosce il ticket licenziamento

Il ticket di licenziamento 2025 viene riconosciuto nei seguenti casi:

  • licenziamento per giustificato motivo oggettivo (flusso Uniemens con il codice Tipo cessazione “1A”);
  • licenziamento per giusta causa a seguito di licenziamento disciplinare e per giustificato motivo soggettivo (flusso Uniemens con il codice Tipo cessazione “1D”);
  • per le fattispecie di cui agli articoli 2 e seguenti del D.lgs 4 marzo 2015, n. 23;
  • dimissioni per giusta causa o di dimissioni durante il periodo tutelato di maternità ( flusso Uniemens con il codice Tipo cessazione “1S”);
  • dimissioni rassegnate dal lavoratore nei tre mesi successivi al trasferimento d’azienda per sostanziale modifica delle condizioni di lavoro;
  • interruzione del rapporto di lavoro per rifiuto del lavoratore del trasferimento ad altra sede oltre 50 km dalla residenza o mediamente raggiungibile in oltre 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblico;
  • recesso del datore di lavoro durante o al termine del periodo di prova o al termine del periodo di formazione dell’apprendista (codice cessazione di nuova istituzione “1T” e “1V”);
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con accettazione dell’offerta di conciliazione ( codice Tipo cessazione “1H”);
  • interruzioni di rapporto di lavoro intervenute nell’ambito  di contratto di espansione (DL  34 2019).

Potrebbe interessarti anche Cosa succede se non pago le rate del finanziamento personale?

ticket licenziamento 2024 come funziona come si calcola

Quando il ticket licenziamento non è dovuto?

Il ticket licenziamenti 2025, invece, non è dovuto quando:

  • dimissioni volontarie del lavoratore (codice Tipo cessazione “1B”);
  • cessazioni di rapporto di lavoro intervenute in applicazione dell’articolo 4 della legge n. 92/2012 “Isopensione” (codice Tipo cessazione “1L”);
  • cessazione del rapporto di lavoro per esodo dei lavoratori anziani concordata a seguito di accordi sindacali nell’ambito di licenziamento collettivo, o di riduzione di personale dirigente;
  • interruzioni dei rapporti di lavoro afferenti a processi di incentivazione all’esodo che diano luogo alle prestazioni disciplinate dall’articolo 26, comma 9, lett. b), del D.lgs n. 148/2015;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro in aziende con meno di quindici dipendenti, nell’ambito del tentativo di conciliazione di cui all’articolo 410 c.p.c. (codice Tipo cessazione “1G”);
  • interruzioni dei contratti di apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore (c.d. apprendistato di primo livello – codice Tipo lavoratore “PA”);
  • interruzione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato del dipendente già pensionato non comporta l’obbligo contributivo in argomento;
  • interruzione dei rapporti di lavoro in società in procedura fallimentare o in amministrazione straordinaria, che abbiano usufruito del trattamento straordinario di integrazione salariale negli anni 2019 e 2020 (circolare del Ministero del Lavoro e delle politiche sociali n. 19/2018);
  • licenziamenti effettuati in conseguenza di cambi di appalto ai quali siano succedute assunzioni presso altri datori di lavoro, in applicazione delle clausole sociali che garantiscano continuità di occupazione (codice Tipo cessazione “1M”);
  • interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nel settore delle costruzioni edili, per completamento delle attività e chiusura del cantiere (codice Tipo cessazione “1N”). Rispetto a questa ipotesi, non è dovuto il ticket quando il lavoratore poteva essere reimpiegato nell’ambito dell’organizzazione aziendale;
  • licenziamenti per i quali i datori di lavoro siano tenuti al versamento del contributo di ingresso alla procedura di mobilità di cui all’articolo 5, comma 4, della legge n. 223/91.

Potresti essere interessato a leggere anche: Modello 730: sanzioni e come rimediare in caso di errori

A quanto ammonta il ticket licenziamenti 2025?

Il ticket è dovuto nella somma pari al 41% del massimale mensile di NASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni. Quindi, il ticket non è determinato in base all’importo della prestazione individuale, ma è dovuto in misura identica a prescindere dalla tipologia di lavoro, che esso sia part-time o full-time.

Ne consegue che, per determinare l’esatto importo dovuto, è necessario individuare il massimale NASpI e l’anzianità lavorativa del lavoratore. L’importo del massimale è quantificato in base all’articolo 4 del Decreto Legislativo 4 marzo 2015, n. 22, con cadenza annuale, e poi comunicato dall’INPS con specifica comunicazione.

L’INPS ha reso noto l’importo massimo per quest’anno, con la circolare n. 25 del 29-01-2025. L’importo massimo mensile NASpI per il 2025 è equivalente a 1.562,82 euro. Nel 2025, per ogni anno di anzianità aziendale è dovuto un ticket di licenziamento pari a 640,76 euro (41% di 1.562,62 euro), con un tetto massimo di 1.922,27 euro.

Nell’ipotesi di licenziamento collettivo, invece, il contributo è formato da una somma pari all’82% del massimale mensile NASpI, per ogni 12 mesi di anzianità aziendale relativa agli ultimi 3 anni.

Ti consigliamo anche di leggere: Disoccupazione NASpI: requisiti, calcolo, novità, quanto dura

dimissioni e ticket licenziamento quando si riceve

Licenziamento collettivo

Nel caso in cui si proceda a un licenziamento collettivo, il calcolo del ticket si effettua come già evidenziato, però si considerano anche ulteriori fattori, tra cui:

  • se sia intervenuto accordo sindacale circa la dichiarazione di eccedenza del personale, prevista dalla procedura di licenziamento collettivo. L’accordo sindacale è disciplinato all’articolo 4, comma 9, della Legge 223/1991. In caso non sia stata oggetto di accordo, a decorrere dal 1° gennaio 2017, il contributo è moltiplicato per 3 volte;
  • se l’azienda che ha intimato il licenziamento collettivo rientra nel campo di applicazione della CIGS. In questa ipotesi, l’azienda è tenuta alla contribuzione per il finanziamento dell’integrazione salariale straordinaria (Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 148);
  • a decorrere dal 1° gennaio 2018, per ciascun licenziamento effettuato nell’ambito di un licenziamento collettivo da parte di un datore di lavoro tenuto alla contribuzione per il finanziamento dell’integrazione salariale straordinaria, l’aliquota percentuale del ticket di licenziamento è elevata all’82% (Legge 27 dicembre 2017, n. 205). Tale previsione non si applica invece ai licenziamenti collettivi la cui procedura sia stata avviata entro il 20 ottobre 2017, nonostante le interruzioni del rapporto di lavoro si siano verificate in data successiva al 1° gennaio 2018.

LEGGI pure Licenziamento per giustificato motivo soggettivo: cos’è, esempi, preavviso

Ticket licenziamento – Domande frequenti

Che cos’è il ticket di licenziamento?

Il ticket di licenziamento è un onere che è posto in capo al datore di lavoro quando termina il rapporto di lavoro con il dipendente. È, quindi, una somma versata al dipendente stesso.

Come si calcola il Ticket licenziamenti?

Il ticket licenziamenti è equivalente al 41% del massimale mensile di NASpI per ogni dodici mesi di anzianità negli ultimi tre anni.

Quando deve essere versato il ticket licenziamento?

Il ticket licenziamento non è versato solo in caso di licenziamento, ma anche di dimissioni. Tuttavia, esso è soggetto anche ad alcune eccezioni.

Il ticket è dovuto anche in caso di licenziamenti collettivi?

Il ticket licenziamenti è dovuto anche in caso di licenziamenti collettivi; tuttavia, sono previste alcune specifiche disposizioni normative che dovranno essere rispettate.

Consulenza Legale Online

Vuoi una consulenza legale sull'argomento? Chiedi Gratis ad un Avvocato

  • +3000 avvocati pronti ad ascoltarti
  • Consulenza Legale Online - Telefonica, in webcam, scritta o semplice preventivo gratuito
  • Anonimato e Riservatezza - La tua consulenza verrà letta solo dall'avvocato che accetterà di rispondere

Richiedi una Consulenza

Argomenti
Immagine profilo autore
Avv. Clelia Tesone
Avvocato civilista
Laureatasi in Giurisprudenza con la votazione di 110 e Lode presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II” e con approfondita conoscenza delle materie del Diritto Civile e del Diritto Amministrativo. Ha brillantemente conseguito l’abilitazione alla professione di avvocato, a seguito dell’espletamento della pratica forense in diritto civile e il tirocinio ex art. 73 d.l. 69/2013 presso la Procura della Repubblica di Napoli Nord.
Cerca
Effettua una ricerca all'interno del nostro blog, tra centinaia di articoli, guide e notizie
Ti serve il parere di un Avvocato sull'argomento?
Prova subito il nostro servizio di consulenza online. Più di 3000 avvocati pronti a rispondere alle tue richieste. Invia la tua richiesta.
Richiedi Consulenza

Newsletter

Iscriviti alla nostra newsletter settimanale per ricevere informazioni e notizie dal mondo legal.

Decorazione
Hai altre domande sull'argomento?
Se hai qualche dubbio da risolvere, chiedi una consulenza online a uno dei nostri Avvocati
Richiedi Consulenza

Altro su Diritto del Lavoro

Approfondimenti, novità e guide su Diritto del Lavoro

Leggi tutti
registrare conversazioni nei luoghi di lavoro è legale
14 Gennaio 2026
Il dipendente può usare in giudizio una conversazione registrata quando ha partecipato personalmente al dialogo e la registrazione è funzionale alla tutela dei propri diritti. In questi casi non si configura una violazione della privacy e la prova è generalmente ritenuta utilizzabile sia nel processo civile, sia in quello penale.…
pensione minima
12 Gennaio 2026
La pensione minima è stata introdotta in Italia con la legge 638/1983. Indica la pensione che si ha il diritto di ricevere al fine di poter condurre una vita dignitosa. L'importo previsto per il 2025 sarà soggetto a un incremento provvisorio pari all'1,4%. Sono diverse le situazioni reddituali che non…
ape sociale 2
12 Gennaio 2026
La Manovra finanziaria 2026 ha toccato molteplici temi, tra cui quello del regime delle pensioni. Mentre Opzione donna non è stato rinnovato, il regime APE sociale è stato prorogato. Si tratta di un trattamento pensionistico anticipato che fada ponte prima del raggiungimento della pensione di vecchiaia. La legge di Bilancio…
assegno di inclusione
10 Gennaio 2026
A partire dal 1° gennaio 2024, il Reddito di Cittadinanza è stato sostituito dal cosiddetto assegno di inclusione.  Il contributo ADI è stato prorogato anche nel 2026. L'importo erogato dal Governo ha l'obiettivo di aiutare le famiglie che si trovano in condizione di disagio economico, se rispettano specifici requisiti. L’assegno…
pensione di vecchiaia novità
10 Gennaio 2026
La legge di bilancio 2026 non ha apportato significative modifiche in ambito pensionistico. I requisiti anagrafici e contributivi della pensione di vecchiaia sono infatti rimasti invariati. Le regole previste saranno ugualmente valide sia per le donne, sia per gli uomini. La pensione di vecchiaia consiste nel trattamento pensionistico che si…
smart working - lavoro agile
06 Gennaio 2026
Negli ultimi anni lo Smart Working ha conosciuto una diffusione significativa in Italia ed è oggi regolamentato in modo puntuale sia nel settore pubblico sia in quello privato. Anche per il 2026 rimane in vigore la "corsia preferenziale" riservata ad alcune categorie di lavoratori, oltre alla possibilità di attivazione del…