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03 mar 2020
Separazione e Divorzi

Divorzio Breve (Torino): cos’è e come funziona

Informazioni sul divorzio breve a Torino: cosa dice la Legge, come funziona la procedura, quali sono i tempi e i relativi costi.

Il divorzio breve rappresenta una novità abbastanza recente, che ha permesso alle coppie di ridurre notevolmente i tempi necessari per concludere la procedura e portare così alla riduzione anche di eventuali costi.





Il nostro studio si occupa del divorzio breve a Torino e potrà guidarti alla scoperta della legge 55 del 6 maggio 2015 che ha portato ala nascita della nuova procedura, spiegarti il funzionamento e quali sono i termini e le condizioni che lo caratterizzano. 







Divorzio breve: cos’è
e la legge 55/2015





Il divorzio breve è entrato in vigore in Italia con la Legge 55 del 6 maggio 2015: si è trattato di una grande rivoluzione che ha permesso di ridurre di molto i tempi necessari per ottenere un divorzio.





Prima di allora era infatti previsto un termine di tre anni dalla separazione, giudiziale o consensuale, prima di poter fare richiesta di divorzio.





La legge 55/2015, nota anche come “Legge sul divorzio” è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 107 dell’11 maggio 2015.





Divorzio breve: come funziona





La nuova legge sul divorzio
breve ha accorciato i termini per ottenere il divorzio:









I termini decorrono dalla data della prima udienza di presentazione in Tribunale. Alla classifica differenza tra divorzio di tipo giudiziale e consensuale, sono state aggiunte due procedure attraverso le quali è possibile divorziare:





  1. il divorzio breve in Comune;
  2. il divorzio breve attraverso la negoziazione assistita.




Divorzio breve: i termini





Il presupposto per ottenere il divorzio è rappresentato da un periodo di separazione ininterrotta da parte dei coniugi, che non devono più vivere nella stessa abitazione. I termini della nuova legge della durata della separazione sono i seguenti:









divorzio breve come funziona




Divorzio breve: con figli, minorenni e non





I termini appena descritti sono gli stessi anche in caso di presenza di figli, a prescindere che siano maggiorenni o minorenni. Bisogna però considerare il fatto che qualora nella coppia vi fossero figli minorenni, oppure maggiorenni disabili, incapaci o non sufficienti dal punto di vista economico, è possibile fare ricorso alle varie procedure per ottenere il divorzio tranne quella della separazione consensuale in Comune davanti al Sindaco.





Divorzio breve: tempi e costi





Il divorzio breve è stato un cambiamento epocale, poiché a partire dal 2015 ha portato a una notevole riduzione sia dei tempi sia dei costi alla base della procedura di divorzio. In sintesi, per quel che riguarda i tempi, sono sufficienti da un minimo di 6 mesi a un massimo di un anno dal momento in cui si verifica la separazione.





In merito ai costi, invece, ci sono vari fattori che entrano in gioco. Il metodo più economico per divorziare consiste nell’andare in Comune e presentare al Sindaco l’omologazione della separazione, che è una procedura che può essere portata a termine senza il ricorso a un avvocato e il cui costo è di solito compreso fra i 15 e i 30 euro.





Diverso è il caso di un divorzio che non si basa su una procedura consensuale, ma su quella di tipo giudiziale: in questi casi è bene affidarsi a un avvocato che conosca bene la materia e che possa offrire un servizio di qualità, in base a una parcella il cui costo è sancito dal D.M. 104/2012, nel quale vengono definite le tabelle dei compensi professionali.





Bisogna tenere in considerazione che il costo della prestazione varia molto in relazione alla città in cui il professionista opera: quindi, per esempio, nel caso di divorzio breve a Torino bisogna rapportare la parcella dell’avvocato al costo della vita. Nel momento in cui si sceglie di divorziare tramite la procedura giudiziale, l’avvocato di fiducia si impegnerà per fare in modo che i propri diritti vengano rispettati e redigerà un documento di accordo tra le parti, da inviare al Comune al fine di fissare un incontro necessario ad omologare la separazione.





Divorzio breve: la procedura





Il primo passo da compiere per ottenere il divorzio è rappresentato dalla richiesta dell’omologazione della separazione, a partire dalla quale iniziano a decorrere i termini per richiedere il divorzio. Ci sono, dunque, due strade che i coniugi possono scegliere di percorrere: la separazione consensuale e la separazione giudiziale.





Il primo caso consiste nell’ipotesi in cui i due coniugi scelgano di separarsi di comune accordo: presentano dunque, tramite i loro avvocati, ricorso al Tribunale in modo tale che venga stabilita una data per incontrare il Presidente del Tribunale. In base all’articolo 708 del Codice di procedura penale, il Presidente tenterà di far valere il meccanismo della conciliazione tra i coniugi.





Nel caso in cui i coniugi volessero proseguire fermamente con la separazione, si procede allora con la redazione di un verbale di separazione, nel quale viene anche indicato l’assegno di mantenimento e ogni altro diritto spettante ai figli. Avviene così l’omologazione della separazione: da quel giorno in poi, si iniziano a contare i sei mesi dopo i quali potrà essere richiesto il divorzio definitivo.





Il secondo caso, invece, è quello della separazione giudiziale: i due coniugi non sono d’accordo tra loro. Viene presentato, tramite i reciproci avvocati, il ricorso al Tribunale per fissare una data di comparizione. Il Presidente tenterà la strada della conciliazione, ascoltando i due coniugi prima separatamente e poi nello stesso momento.





Nel caso in cui la
conciliazione non dovesse funzionare, si procede con l’emissione delle
disposizioni urgenti, quali l’assegno di mantenimento per i figli o per il
coniuge più debole economicamente. Viene poi nominato il Giudice Istruttore e
fissata una data per l’udienza alla sua presenza:









divorzio breve torino




Divorzio
breve: in comune





Uno dei cambiamenti di maggiore rilievo introdotti con la nuova legge è stato il divorzio breve in Comune che non necessita dell’avvocato e, di conseguenza, riduce abbastanza i costi. Ci si può rivolgere al proprio Comune di residenza per fissare una data di comparizione davanti al Sindaco, tenendo sempre bene in mente che questa procedura può essere richiesta solo nel caso in cui non si abbiano figli a carico, indipendentemente dalla loro età.





Nella pratica, il divorzio in Comune prevede l’invio di una lettera al sindaco nella quale si dichiara di essere d’accordo a proposito della separazione consensuale. I coniugi possono scegliere di effettuare questo passaggio in autonomia, oppure di rivolgersi a un avvocato che si occuperà di questo servizio, redigendo l’atto e consegnandolo al Sindaco: a questo punto verrà fissata la data d’incontro durante la quale si svolgerà l’omologazione della separazione.





Divorzio
breve: negoziazione assistita





Infine, una quarta possibilità è rappresentata dal divorzio breve tramite negoziazione assistita: si tratta di una procedura che avviene al di fuori del Tribunale. I due coniugi si incontrano, ognuno accompagnano dal proprio avvocato, e si rendono disponibili l’uno verso l’altro per concludere tutte le questioni che riguardano la separazione.





Questa tipologia di divorzio breve è
contrassegnata dalle fasi seguenti:









Divorzio breve –
Domande frequenti





Cos’è il divorzio breve?

Il divorzio breve è la nuova procedura introdotta in Italia con la legge 55 del 2015 che ha portato alla semplificazione della pratica del divorzio in termini di costi e tempi. Condizione necessaria per poter divorziare rimane un determinato periodo di separazione continuativa tra i due coniugi.

Dopo quanto tempo si può divorziare?

Il divorzio breve può essere richiesto dopo 6 o massimo 12 mesi dall’omologazione della separazione, a seconda di quella che è la procedura scelta, ovvero separazione consensuale o giudiziale.

Quanto costa il divorzio consensuale in comune?

Il divorzio breve in Comune ha un costo di circa 16 euro, che corrispondono alla cifra che deve essere versata all’Ufficio dello Stato Civile del Comune.