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Libertà controllata: cosa era e come funzionava

Misura alternativa alla pena detentiva, introdotta dalla Legge 689/1981, la libertà controllata è stata soppressa con la riforma Cartabia.

libertà controllata e vigilata differenze
  • La libertà controllata aveva come scopo evitare il carcere per pene brevi, con l’obiettivo di favorire il reinserimento sociale e ridurre il sovraffollamento carcerario.
  • È stata soppressa dalla riforma Cartabia e oggi sono in vigore al suo posto la semilibertà, la detenzione domiciliare, i lavori di pubblica utilità e la pena pecuniaria.
  • Un giorno di pena detentiva era uguale a due giorni di libertà controllata.

La libertà controllata è stata una misura alternativa alla pena detentiva o pecuniaria, prevista dall’art. 56 della Legge 689/1981, introdotta allo scopo di ridurre il ricorso alla carcerazione per pene brevi. Puntava in sostanza a favorire la rieducazione e il reinserimento del condannato nella società, evitando gli effetti negativi della detenzione, soprattutto per condanne di lieve entità.

La riforma Cartabia ha previsto l’eliminazione delle due sanzioni sostitutive sinora esistenti, cioè la semidetenzione e, appunto, la libertà controllata. Sono, invece, attualmente in vigore la semilibertà, la detenzione domiciliare, il lavoro di pubblica utilità e, rivisitata, la pena pecuniaria.

Che cosa significa libertà controllata

Ai sensi dell’articolo 56 della legge 24 novembre 1981, n. 689, la libertà controllata si sostanziava in una sanzione sostitutiva che trovava applicazione quando il giudice riteneva che la pena detentiva non dovesse essere superiore ai sei mesi.

La libertà controllata comportava per il condannato una serie di imposizioni, come:

  • il divieto di allontanarsi dal Comune di residenza;
  • il divieto di detenere a qualsiasi titolo armi, munizioni ed esplosivi;
  • l’obbligo di presentarsi almeno una volta al giorno, nelle ore fissate, presso l’ufficio di Pubblica Sicurezza, o, in mancanza di questo, presso il Comando dei Carabinieri territorialmente competente; 
  • l’obbligo di conservare e di presentare ad ogni richiesta degli organi di polizia e nel termine fissato, la copia dell’ordinanza del Magistrato di Sorveglianza nella quale vengono indicate le modalità di esecuzione della pena sostitutiva e delle eventuali modificazioni;
  • la sospensione della patente di guida
  • il ritiro del passaporto, nonché la sospensione della validità ai fini dell’espatrio di ogni altro documento d’identità

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Come funzionava e quanto durava la libertà controllata

La libertà controllata era una modalità di sostituzione delle pene detentive brevi, che veniva decisa dal giudice quando, nel pronunciare la sentenza di condanna, riteneva di dover applicare la pena detentiva nel limite di un anno: poteva sostituirla anche con la libertà controllata. Un giorno di pena detentiva era uguale a due giorni di libertà controllata.

Il magistrato di sorveglianza, sentito il condannato, disponeva l’applicazione della libertà controllata e ne determinava le modalità di esecuzione, disponendo anche che gli Uffici di esecuzione penale esterna potessero svolgere interventi idonei al suo reinserimento sociale.

Scopri di più su Liberazione condizionale della pena: cos’è, chi può averla, differenza con la libertà vigilata

A chi era applicata la libertà controllata

Secondo la normativa di riferimento, la libertà controllata poteva essere applicata a determinati soggetti al fine di sostituire pene detentive brevi, con l’obiettivo di ridurre l’ingresso in carcere per reati meno gravi.

Nel dettaglio, tra i soggetti a cui era applicabile troviamo i condannati a pene detentive brevi fino a un anno, che non avessero dimostrato una particolare pericolosità sociale. Anche coloro che non erano in grado di pagare una multa o un’ammenda potevano essere sottoposti alla conversione in libertà controllata, anziché essere incarcerati per il mancato pagamento

I casi in cui la pena detentiva non poteva essere sostituita dalla libertà controllata valevano per chi, essendo stato condannato, con una o più sentenze, a pena detentiva complessivamente superiore a tre anni di reclusione, aveva commesso il reato nei cinque anni dalla condanna precedente. La libertà controllata non era applicabile nemmeno a chi fosse stato condannato per più di due volte per reati della stessa indole. 

I condannati che si trovavano in libertà controllata potevano beneficiare di sospensioni della pena per un periodo non superiore a sette giorni per motivi di particolari rilievo, riguardanti il lavoro, lo studio o la famiglia.

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Quali sono le attuali pene sostitutive della detenzione?

La riforma Cartabia, ossia il Decreto legislativo 10 ottobre 2022, n. 149, pubblicato in G.U. in data 17 ottobre 2022, tra le varie novità introdotte ha previsto lo smantellamento del sistema di sanzioni sostitutive delineato dalla legge n. 689/1981.

Nel dettaglio sono state abolite la semidetenzione e la libertà controllata. Oggi le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi, sono:

  1. la semilibertà;
  2. la detenzione domiciliare;
  3. i lavori di pubblica utilità;
  4. la pena pecuniaria.

Sono definite pene sostitutive delle pene detentive brevi quelle applicabili solo in sostituzione di pene detentive che non superino un determinato limite di anni.

Delle quattro sanzioni sostitutive introdotte dalla riforma, la semilibertà sostitutiva rappresenta la pena sostitutiva più grave, da applicare solo in sostituzione di pene fino a 4 anni di reclusione e come extrema ratio.

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1. Semilibertà

La semilibertà sostitutiva comporta l’obbligo di trascorrere almeno otto ore al giorno in un istituto di pena e di svolgere, per la restante parte del giorno, attività di lavoro, di studio, di formazione professionale o comunque utili alla rieducazione e al reinserimento sociale, secondo il programma di trattamento predisposto.

Approfondisci leggendo Semilibertà: come funziona, requisiti, orari, quante ore

2. Detenzione domiciliare

La nuova detenzione domiciliare sostitutiva comporta l’obbligo di “rimanere nella propria abitazione o in altro luogo di privata dimora ovvero in luogo pubblico o privato di cura, assistenza o accoglienza ovvero in comunità o in case famiglia protette, per non meno di 12 ore al giorno, avuto riguardo a comprovate esigenze familiari, di studio, di formazione professionale, di lavoro o di salute del condannato”. 

Ti consigliamo di leggere Detenzione domiciliare: cos’è, regole, permessi

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3. Lavori di pubblica utilità

I lavori di pubblica utilità sostitutivi sono “prestazione di attività non retribuita in favore della collettività da svolgere presso lo Stato, le Regioni, le Province, le Città metropolitane, i Comuni o presso enti o organizzazioni di assistenza sociale e di volontariato”, solitamente svolte nell’ambito della Regione in cui risiede il condannato.

A questo proposito, leggi Lavori di pubblica utilità: cosa sono e come funziona la richiesta

4. Pena pecuniaria

Infine, la pena pecuniaria sostitutiva è determinata nel suo ammontare dal giudice il quale “individua il valore giornaliero al quale può essere assoggettato l’imputato e lo moltiplica per i giorni di pena detentiva. Il valore giornaliero non può essere inferiore a 5 euro e superiore a 2.500 euro”, commisurandolo alle complessive condizioni economiche, patrimoniali e di vita dell’imputato e del suo nucleo familiare.

Libertà controllata e libertà vigilata: differenza

Come abbiamo visto, la libertà controllata era applicata a determinati soggetti per sostituire pene detentive brevi o pene pecuniarie non pagate, con l’obiettivo di ridurre l’ingresso in carcere per reati meno gravi. Era in sostanza una misura alternativa alla pena detentiva o una modalità di conversione di pene pecuniarie.

La libertà vigilata, invece, è una misura di sorveglianza, che si applica a chi è stato condannato a una pena detentiva e successivamente rilasciato prima di aver scontato l’intero periodo di pena. 

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Libertà controllata – Domande frequenti

Cosa prevede la riforma Cartabia per i detenuti?

La riforma ha previsto l’abrogazione della semidetenzione e la libertà controllata: al loro posto oggi sono in vigore la pena pecuniaria in sostituzione della pena detentiva fino ad un anno, insieme alla semilibertà, alla detenzione domiciliare sostituiva (fino a quattro anni) e il lavoro di pubblica utilità sostitutivo (fino a tre anni).

Cosa comporta la semidetenzione?

La semidetenzione era una misura alternativa alla detenzione che permetteva al condannato di scontare una pena in modo parzialmente meno restrittivo. La riforma Cartabia ha abolito la fattispecie.

Quando si può chiedere la semilibertà?

Il condannato, dopo aver scontato una parte significativa della pena (almeno due anni), se dimostra un comportamento positivo durante il periodo di detenzione, può chiedere la semilibertà.

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Alessandra Caparello
Esperta di diritto tributario, fisco, tasse, previdenza.
Laureata in Giurisprudenza all’Università di Pisa, dal 2012 scrive online collaborando con diverse testate in materia di fisco, tasse, previdenza, risparmio ed economia.
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