Lo stipendio può essere pagato in contanti?
Il datore di lavoro può pagare il dipendente in contanti? Per quali categorie di rapporto ciò è consentito? Quali sono le conseguenze in caso di divieto? Ecco tutto quello che devi sapere.
- La retribuzione va corrisposta attraverso modalità che ne garantiscano la tracciabilità, in quanto il pagamento diretto in contanti è vietato dalla legge.
- Il datore di lavoro può utilizzare diverse modalità di pagamento, tra cui il bonifico bancario, l’assegno e, in alcuni casi, il pagamento in contanti presso uno sportello bancario o postale.
- Al mancato rispetto delle regole sulla tracciabilità dello stipendio consegue una sanzione amministrativa da 1.000 a 5.000 euro per il datore.
La legge stabilisce specifiche regole circa le modalità di pagamento dello stipendio per assicurare la tracciabilità degli importi corrisposti e contrastare possibili fenomeni di evasione e lavoro irregolare. Dal 1° luglio 2018, infatti, il datore di lavoro non può, in linea generale, pagare lo stipendio direttamente al lavoratore in contanti. La disciplina è contenuta nell’art. 1, commi 910-914, della Legge n. 205 del 2017 (Legge di Bilancio 2018).
Nelle righe che seguono ti spiegherò in maniera semplice e approfondita:
- quali sono le modalità di pagamento dello stipendio consentite;
- quando è possibile pagare lo stipendio in contanti;
- quali sanzioni rischia il datore di lavoro se paga lo stipendio in contanti laddove è vietato.
È vietato pagare lo stipendio in contanti?
La legge italiana impone al datore di lavoro di non pagare direttamente in contanti lo stipendio al lavoratore. Questa regola concerne i rapporti di lavoro subordinato, a prescindere dalla durata del rapporto e dalle modalità con cui viene svolta l’attività lavorativa. Sono inclusi anche le collaborazioni coordinate e continuative e i rapporti di lavoro instaurati dalle cooperative con i propri soci, secondo quanto indicato dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
Il principale obiettivo della norma è rendere il pagamento tracciabile, il che consente di verificare che l’importo indicato nella documentazione retributiva sia stato effettivamente corrisposto al dipendente. Non basta, quindi, che il datore consegni al lavoratore la somma dovuta e gli faccia firmare la busta paga.
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Quali sono i metodi di pagamento ammessi?
Secondo la normativa, il datore di lavoro può pagare lo stipendio al lavoratore nelle seguenti modalità:
- bonifico bancario sul conto corrente fornito dal dipendente;
- strumenti di pagamento elettronico;
- pagamento in contanti effettuato presso lo sportello bancario o postale, secondo le modalità previste dalla legge;
- assegno consegnato direttamente al prestatore oppure, in caso di suo comprovato impedimento, a un delegato.
Non è, dunque, vietato in assoluto qualsiasi pagamento che comporti l’utilizzo materiale di denaro contante, ma solo la consegna diretta del contante come modalità ordinaria di pagamento della retribuzione.
Un circostanza particolare è, infatti, quella del pagamento in contanti allo sportello bancario o postale. In tal caso il pagamento avviene attraverso un intermediario e lascia una documentazione dell’operazione, permettendo di rispettare l’obiettivo di tracciabilità previsto dalla legge, come precisato dall’Ispettorato Nazionale del Lavoro.
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La firma sulla busta paga dimostra che lo stipendio è stato pagato?
No. Secondo la normativa, la firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento dello stipendio. In pratica, se il lavoratore firma la busta paga, la sottoscrizione dimostra la ricezione del documento, ma non basta a provare che la retribuzione sia stata effettivamente corrisposta. Per tale ragione, il datore di lavoro deve utilizzare una modalità che consenta la verifica dell’effettivo pagamento dello stipendio.
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha, inoltre, precisato che, oltre a verificare che il datore abbia disposto il pagamento tramite uno strumento tracciabile, bisogna verificare che il pagamento sia stato effettivamente eseguito.
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Il divieto vale per tutti i lavoratori?
No, vi sono delle eccezioni. Nello specifico, l’obbligo di pagamento attraverso strumenti tracciabili non trova applicazione per:
- i rapporti di lavoro instaurati con le pubbliche amministrazioni;
- i rapporti di lavoro domestico;
- i rapporti che rientrano nell’ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti ai servizi familiari e domestici stipulati dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale.
Per tali categorie bisogna, dunque, verificare la disciplina specificamente applicabile al rapporto.
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Cosa succede se il datore paga lo stipendio in contanti?
Il pagamento diretto dello stipendio in contanti, se il rapporto rientra nelle categorie per le quali vige il divieto, costituisce una violazione della normativa sulla tracciabilità della retribuzione. Per il datore di lavoro o committente è prevista una sanzione amministrativa pecuniaria da 1.000 a 5.000 euro. Non è, inoltre, consentito al datore pagare una parte dello stipendio con un metodo tracciabile e corrispondendo il resto direttamente in contanti.
Ti preciso che la suddetta sanzione concerne la violazione delle regole sulla modalità di pagamento e non l’eventuale mancato pagamento, totale o parziale, dello stipendio dovuto. L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha, infatti, chiarito che il fatto che un lavoratore risulti formalmente stipendiato non esclude automaticamente la violazione delle regole sulla tracciabilità quando il pagamento è avvenuto in contanti.
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Stipendio pagato in contanti – Domande frequenti
In linea generale, no. Il datore di lavoro non può consegnare direttamente al dipendente lo stipendio in contanti, in quanto la legge impone modalità che consentano di verificare il pagamento.
La richiesta del lavoratore non rende lecito il pagamento diretto in contanti quando il rapporto di lavoro rientra nell’ambito del divieto previsto dalla legge.
No, la firma sulla busta paga non costituisce, da sola, prova dell’avvenuto pagamento dello stipendio.
Non è possibile utilizzare il pagamento parziale in contanti per eludere le regole sulla tracciabilità dello stipendio. Le somme soggette all’obbligo devono essere corrisposte attraverso le modalità previste dalla legge.
No, la normativa prevede alcune esclusioni, tra cui determinati rapporti di lavoro domestico e i rapporti con le pubbliche amministrazioni.
Riferimenti normativi
- Legge 27 dicembre 2017, n. 205, art. 1, co. 910-914 – tracciabilità della retribuzione e modalità di pagamento;
- D.Lgs. 26 maggio 1997, n. 152, art. 1 – obblighi di informazione del datore di lavoro sulle condizioni applicabili al rapporto;
- Legge 7 agosto 1990, n. 241, art. 3 – principi generali dell’attività amministrativa e obbligo di motivazione;
- D.Lgs. 14 settembre 2015, n. 151, art. 22 – sanzioni in materia di lavoro.
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