Errore dell’avvocato: cosa fare per ottenere il risarcimento?
Se l'avvocato sbaglia, il cliente può chiedere il risarcimento dei danni derivanti dall'errore del professionista? Cosa bisogna fare in questi casi? Ecco tutto quello che devi sapere sulla responsabilità professionale dell'avvocato.
- L’avvocato che sbaglia deve risarcire il cliente per i danni causati dal suo comportamento negligente.
- Ai fini del risarcimento, l’assistito deve provare il nesso causale tra l’errore dell’avvocato e il danno subito.
- Il termine di prescrizione della richiesta di risarcimento è di 10 anni.
Un avvocato che commette un errore professionale (per esempio, atti errati o termini saltati) è tenuto al risarcimento dei danni se il cliente dimostra che, senza tale negligenza, l’esito sarebbe stato favorevole. Nello specifico, in queste situazioni il cliente deve dimostrare il nesso di causalità tra l’errore del professionista e il danno subito. Non è sufficiente l’errore in sé, ma è necessario provare che, senza tale negligenza, l’esito della causa sarebbe stato probabilmente favorevole.
Oltre al risarcimento, l’avvocato negligente non ha diritto al pagamento della parcella e rischia sanzioni disciplinari da parte del Consiglio dell’Ordine di appartenenza. È, tuttavia, importante sapere che quella dell’avvocato non è un’obbligazione di risultato, ma di mezzi.
In altre parole, ciò significa che il professionista si impegna a svolgere la sua attività professionale con diligenza, senza garantire il risultato finale sperato dall’assistito. L’avvocato è, infatti, adempiente se agisce correttamente, anche in caso di sconfitta.
Se ti sei rivolto a un avvocato e quest’ultimo, a causa di un suo comportamento negligente, ti ha fatto perdere la causa, ti invito a leggere le righe che seguono, in cui ti spiego dettagliatamente qual è l’iter che devi seguire per ottenere il risarcimento.
Quando l’avvocato è responsabile verso il cliente?
Quando una persona si rivolge a un avvocato, tra i due si instaura un rapporto di natura contrattale. Il professionista, infatti, si impegna a fornire una o più prestazioni professionali al cliente, che, a sua volta, si impegna a corrispondergli il compenso dovuto.
Questo rapporto non deve per forza instaurarsi attraverso contratto scritto, ma può essere anche verbale, dal momento che rientra tra i contratti d’opera intellettuale, che sono disciplinati dall’art. 2222 e seguenti del codice civile.
Nello svolgimento dell’attività professionale, può succedere che l’avvocato commetta delle negligenze, anche se non sempre il fatto di perdere una causa dipende da un errore del professionista.
L’avvocato, infatti, è responsabile verso il suo assistito solamente quando ne compromette il buon esito del giudizio per:
- negligenza, che si ha per mancata conoscenza di una disposizione normativa che metterebbe il cliente in una posizione di ragione;
- imperizia, che si verifica quando il professionista non produce un’idonea documentazione a favore dell’assistito o lascia decorrere un termine di decadenza/ prescrizione;
- azione con dolo o colpa grave.
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In che modo il cliente deve dimostrare l’errore?
La responsabilità dell’avvocato si colloca nel contesto della responsabilità contrattuale. Per poter dimostrare l’errore del professionista, l’assistito che ha subito un danno è tenuto a provare:
- l’avvenuto conferimento del mandato, cioè di aver nominato un avvocato e che quest’ultimo ha accettato l’incarico;
- l’inadeguata prestazione professionale, vale a dire la mancata diligenza del professionista nello svolgimento dell’incarico conferitogli;
- l’esistenza del danno patito, che può essere patrimoniale o non patrimoniale;
- il nesso causale fra il fatto e il danno subito, cioè è necessario provare che, se il professionista avesse svolto l’incarico in maniera corretta, l’esito sarebbe stato presumibilmente favorevole.
Dal canto suo, l’avvocato, per difendersi, è tenuto a provare:
- l’impossibilità del perfetto svolgimento dell’attività conferitagli;
- l’azione svolta con diligenza;
- il verificarsi di un evento impossibilitante.
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Errore dell’avvocato: come ottenere il risarcimento?
L’assistito che ha subito un danno a causa del comportamento negligente dell’avvocato, deve inviare a quest’ultimo una pec o una raccomandata a/r in cui contesta il suo operato e chiede il risarcimento. Da parte sua, il professionista trasmette la domanda di risarcimento alla propria compagnia assicurativa e, qualora la richiesta venga considerata fondata, viene formulata un’offerta risarcitoria. Il cliente non può rivolgersi direttamente all’assicurazione, ma spetta all’avvocato prendere l’iniziativa di agire.
Se il professionista non risarcisce il cliente dopo la diffida, è possibile avviare una causa civile per responsabilità professionale, facendosi assistere da un altro avvocato.
È bene sapere che il termine di prescrizione della richiesta di risarcimento è di 10 anni. Trascorso questo tempo, il cliente non può più avanzare tale pretesa al professionista.
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L’esposto al Consiglio dell’Ordine per l’azione disciplinare
In caso di errore o comportamento scorretto dell’avvocato, oltre a chiedere il risarcimento, il cliente può anche presentare un esposto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, che è competente per l’azione disciplinare nei confronti del professionista.
L’esposto al Consiglio dell’Ordine può conseguire, per esempio, alla condotta dell’avvocato che abbia mentito al suo assistito, fingendo di aver svolto attività mai compiute. Le sanzioni vanno dalla sospensione fino alla radiazione dall’albo nei casi più gravi.
Tale condotta dell’avvocato, oltre a violare gravemente il codice deontologico, può configurare il reato di infedele patrocinio, che è punito con la reclusione da 1 a 3 anni e una multa non inferiore a 516 euro.
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