Se il commercialista sbaglia, chi paga?
Cosa si intende per responsabilità del commercialista nei confronti del cliente? Quando scatta? Ecco una guida completa che spiega su chi gravano le sanzioni fiscali all'Agenzia delle Entrate quando il commercialista sbaglia o dimentica di inviare la dichiarazione dei redditi.
- La responsabilità del commercialista nei confronti del cliente si delinea in diversi casi, per esempio quando il professionista commette errori nei calcoli, omette versamenti o viola il dovere di informazione.
- Se il commercialista sbaglia, il cliente può agire per ottenere il rimborso di sanzioni e interessi.
- In ogni caso, il contribuente è tenuto al versamento dell’imposta dovuta.
Il commercialista è responsabile verso il cliente in tutti i casi in cui, per negligenza, imperizia o imprudenza, causa a quest’ultimo un danno economico. Solitamente tale responsabilità è legata all’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, ad errori in busta paga o al mancato versamento delle imposte allo Stato nonostante il professionista abbia ricevuto la relativa delega dal cliente.
Il consulente fiscale è, infatti, tenuto alla diligenza professionale, non garantendo il risultato, ma il corretto svolgimento dell’attività. Quando il commercialista sbaglia, deve risarcire sanzioni e interessi irrogati dall’Erario a causa del suo errore, mentre l’imposta originaria rimane solitamente a carico del cliente.
Nelle righe che seguono ti spiego in maniera chiara e dettagliata:
- i casi più comuni in cui si configura la responsabilità del commercialista nei confronti del cliente;
- a chi spettano le sanzioni fiscali;
- in che modo ci si può rivalere sul professionista.
Quando il commercialista è responsabile verso il cliente?
La responsabilità del commercialista verso il cliente si configura quando il professionista non adempie all’incarico ricevuto, operando con negligenza, imprudenza o imperizia, cioè violando i doveri di diligenza professionale. La responsabilità del consulente fiscale è principalmente di natura contrattuale, dal momento che il professionista è tenuto a un’obbligazione di mezzi piuttosto che di risultato, basata sulla diligenza qualificata.
Il commercialista è responsabile nei confronti del cliente nei seguenti casi:
- errori nei calcoli, omessi versamenti o dichiarazioni errate, che comportano sanzioni da parte dell’Agenzia delle Entrate;
- violazione del dovere di informazione, che si configura qualora il professionista non informi il cliente su rischi o scadenze o non scoraggi operazioni rischiose;
- mancato aggiornamento, quando il consulente fiscale non segue i cambiamenti normativi.
Leggi anche: Responsabilità del datore di lavoro per danni al lavoratore: guida aggiornata

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Cosa succede in caso di omessa dichiarazione dei redditi?
L’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi da parte del professionista non esonera il cliente dal pagamento delle sanzioni fiscali. Il contribuente, infatti, è sempre tenuto a verificare l’operato del professionista, per esempio domandando copia di trasmissione della dichiarazione.
Soltanto nell’ipotesi di accertato comportamento fraudolento del consulente fiscale non si configura la responsabilità del contribuente per le sanzioni fiscali. Tipiche condotte fraudolente del commercialista sono, per esempio, l’appropriazione di importi destinati alle tasse e la falsificazione di firme o documenti.
In questi casi, il cliente può sporgere querela, così da liberarsi dalle sanzioni fiscali, ma deve in ogni caso pagare le imposte dovute all’Agenzia delle Entrate. Il contribuente, inoltre, è tenuto a provare l’assenza assoluta di colpa, dimostrando di trovarsi in uno stato di ignoranza incolpevole.
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Chi paga se il commercialista sbaglia la dichiarazione dei redditi?
In caso di errori nella dichiarazione dei redditi da parte del commercialista, il Fisco richiede il pagamento al contribuente, essendo quest’ultimo il titolare del debito tributario. Il cliente, tuttavia, può agire per ottenere la restituzione delle sanzioni e degli interessi versati a causa della condotta negligente del professionista.
Come nell’omessa dichiarazione dei redditi, anche in questo caso, l’imposta dovuta rimane comunque a carico del contribuente.
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Chi paga per gli errori in busta paga da parte del commercialista?
Se il commercialista commette errori in busta paga, che possono concernere, per esempio, la gestione di ore lavorate, straordinari, ferie, permessi o trattenute fiscali e previdenziali, il datore di lavoro rimane il responsabile principale verso dipendenti ed enti (INPS e Agenzia delle Entrate), pagando le sanzioni e le tasse non versate correttamente.
Il professionista, tuttavia, è tenuto a risarcire i danni, attraverso la sua assicurazione professionale, se viene provata la sua condotta negligente. In questi casi, il consulente fiscale deve anche emettere un cedolino sostitutivo (o nota di variazione) e gestire il ravvedimento operoso per sanare errori contributivi o fiscali.
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Come chiedere i danni al commercialista
Per ottenere il risarcimento del danno derivante da un errore del commercialista, devi innanzitutto dimostrare la condotta negligente di quest’ultimo attraverso la prova del nesso di causalità tra l’errore del professionista e il danno che hai subito.
Dopo aver raccolto tutte le prove in possesso (per esempio, dichiarazioni errate, cartelle esattoriali, email, ecc.), devi inviare una lettera di diffida tramite PEC o raccomandata A/R per contestare formalmente l’inadempimento e chiedere l’intervento della compagnia assicurativa del professionista.
Se la diffida non dovesse sortire effetti, puoi tentare una mediazione o avviare una causa civile facendoti assistere da un avvocato.
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