13 dic 2021
Diritto Penale

Favoreggiamento personale: quando si configura il reato

Quali sono le condizioni nelle quali si configura il reato di favoreggiamento personale e la differenza con il favoreggiamento reale.

Il reato di favoreggiamento personale è disciplinato dall’articolo 378 del Codice penale, con il quale vengono puniti i soggetti che aiutano chi ha commesso un delitto a eludere le investigazioni da parte delle autorità. 

Che differenza c’è tra il favoreggiamento personale e quello reale? Qual è la prescrizione di questo reato e la pena prevista? Quali sono le cause di non punibilità, per le quali è prevista l’assoluzione? 

Vediamo di seguito qualche esempio, come il caso di favoreggiamento personale di parenti o del convivente, e cosa dice la giurisprudenza in materia. 


Favoreggiamento personale: pena e prescrizione


L’articolo 378 del Codice penale prevede che:

“1. Chiunque, dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce la pena di morte o l’ergastolo o la reclusione, e fuori dei casi di concorso nel medesimo, aiuta taluno a eludere le investigazioni dell’autorità, comprese quelle svolte da organi della Corte penale internazionale, o a sottrarsi alle ricerche effettuate dai medesimi soggetti, è punito con la reclusione fino a quattro anni.

2. Quando il delitto commesso è quello previsto dall’art. 416-bis, si applica, in ogni caso, la pena della reclusione non inferiore a due anni.

3. Se si tratta di delitti per i quali la legge stabilisce una pena diversa, ovvero di contravvenzioni, la pena è della multa fino a euro 516.

4. Le disposizioni di questo articolo si applicano anche quando la persona aiutata non è imputabile o risulta che non ha commesso il delitto”.

Il reato di favoreggiamento cade in prescrizione, ovvero non è più punibile, dopo 6 anni di tempo. 

Differenza tra favoreggiamento personale e reale


Il favoreggiamento reale viene disciplinato dall’articolo 379 c.p., nel quale si legge che: 

“Chiunque, fuori dei casi di concorso nel reato e dei casi previsti dagli articoli 648, 648 bis e 648 ter aiuta taluno ad assicurare il prodotto o il profitto o il prezzo di un reato, è punito con la reclusione fino a cinque anni se si tratta di delitto, e con la multa da euro 51 a euro 1.032 se si tratta di contravvenzione.

Si applicano le disposizioni del primo e dell’ultimo capoverso dell’articolo precedente”.

In pratica, è un reato a forma libera, difficilmente realizzabile tramite omissione. Condivide i presupposti del reato di favoreggiamento personale, ma ha per oggetto la garanzia del profitto criminoso. 

Leggi anche: “Cos’è il reato di ricettazione“.

favoreggiamento personale

Caratteristiche del reato


Il reato di favoreggiamento personale è un reato a forma libera, che si può commettere anche con delle condotte di tipo omissivo, sulla base di quanto ritenuto dalla dottrina maggioritaria. 

Tuttavia, si ritiene anche che la reticenza o il rifiuto a fornire notizie utili alle indagini non possa essere considerato un reato in quanto non esiste alcun obbligo giuridico per il quale un cittadino che è venuta a conoscenza di un reato si attivi affinché venga scoperto chi lo ha commesso. 

Il bene giuridico tutelato è il regolare svolgimento del processo penale nel momento in cui avvengono le investigazioni e le ricerche. Si tratta inoltre di:


Quando si configura il reato


Si parla di favoreggiamento e non di concorso solo nel caso in cui la condotta che costituisce reato e che si vuole agevolare sia stata commessa prima della condotta di favoreggiamento

Se, invece, il reato presupposto ha esaurito la sua portata criminosa, allora si rientra nel concorso di reato. Il favoreggiamento viene considerato reato nel momento in cui si configura quantomeno il tentativo. 

L’elemento soggettivo affinché il reato si configuri è il dolo generico, ovvero la volontà cosciente da parte di chi lo commesso nel sostenere il reo nella fase successiva alla commissione effettiva del delitto. 

Leggi anche: “Reato di riciclaggio“.

Cause di non punibilità


Le cause di non punibilità per il reato di favoreggiamento personale sono previste dall’articolo 384 del Codice penale, nel quale viene stabilito che:

“Nei casi previsti dagli articoli 361, 362, 363, 364, 365, 366, 369, 371 bis, 371 ter, 372, 373, 374 e 378, non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé medesimo o un prossimo congiunto da un grave e inevitabile nocumento nella libertà o nell’onore.

Nei casi previsti dagli articoli 371 bis, 371 ter, 372 e 373, la punibilità è esclusa se il fatto è commesso da chi per legge non avrebbe dovuto essere richiesto di fornire informazioni ai fini delle indagini o assunto come testimonio, perito, consulente tecnico o interprete ovvero non avrebbe potuto essere obbligato a deporre o comunque a rispondere o avrebbe dovuto essere avvertito della facoltà di astenersi dal rendere informazioni, testimonianza, perizia, consulenza o interpretazione”.

Leggi anche: “False dichiarazioni in atto pubblico“.

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Favoreggiamento personale e giurisprudenza


Ecco alcune importanti sentenze della Cassazione sul reato di favoreggiamento personale. 

Cass. pen. n. 9023/1986


Al fine dell’individuazione del limite tra il comportamento lecito del difensore e l’illecito penale di cui questi possa essere ritenuto responsabile, è necessario stabilire se l’attività svolta sia consistita in suggerimenti e tecniche dilatorie in concreto idonee a fuorviare il processo o a ritardarlo, comunque immuni da sanzioni di qualsiasi specie (penali o disciplinari), oppure se l’attività si rappresenti come coinvolgimento fattivo dell’autore in azioni svianti il corso del processo ed estranee al mandato difensivo. Ne consegue che il difensore può essere ritenuto concorrente nel delitto di favoreggiamento personale o in quello di falsa testimonianza se induce taluno a fornire false notizie a favore del suo raccomandato rispettivamente all’autorità di polizia o a quella giudiziaria. (Fattispecie in tema di assoluzione ex art. 115 c.p., di un difensore considerato responsabile non passibile per il delitto di concorso in falsa testimonianza per istigazione non accolta).

Cass. pen. n. 14222/1999


L’oggettività giuridica del favoreggiamento personale va in linea generale ravvisata nella tutela dell’interesse dell’amministrazione della giustizia al regolare svolgimento del processo penale nella fase delle investigazioni o delle ricerche, in atto o possibili dopo la commissione di un reato, ovvero nella protezione delle attività proprie della polizia giudiziaria, giustificata dalla immediatezza del suo intervento. La formulazione della norma peraltro non esclude che nella sfera di protezione rientri anche l’attività di istruzione dibattimentale. (Nell’enunciare il principio di cui in massima, la S.C. ha ritenuto che nella specie il reato di favoreggiamento personale non fosse assorbito in quello di falsa testimonianza, in quanto la deposizione del falso teste era concepita per rafforzare, rendendola più credibile, un’attività consapevole di produzione nel giudizio penale di un insieme coordinato di documenti falsi finalizzati a consentire all’imputato di sottrarsi all’accertamento della sua responsabilità, sicché l’interesse di impedire il turbamento del contesto formale del modello investigativo doveva ritenersi autonomo e non assorbito in quello, diverso, di garantire la genuinità della prova testimoniale).

Cass. pen. n. 7270/2000


Il delitto di favoreggiamento è configurabile non solo quando il comportamento dell’agente sia diretto a sviare l’attività investigativa della polizia giudiziaria, ma anche quando sia preordinato a turbare l’attività di ricerca e acquisizione della prova da parte degli organi della magistratura (non solo inquirente ma anche giudicante), compresi quegli organi che non hanno poteri istruttori, atteso che, attività investigativa non è solo quella volta alla ricerca delle prove, ma anche quella mirante all’acquisizione di esse nel procedimento penale (anche incidentale) nonché quella di selezione del materiale raccolto per individuare le fonti di prova idonee a procurare il convincimento del giudice ai fini della ricerca della verità.

Cass. pen. n. 6235/2000


Ai fini della configurabilità del reato di favoreggiamento personale, è sufficiente che sia stata posta in essere un’azione diretta ad aiutare taluno ad eludere le investigazioni o a sottrarsi alle ricerche dell’autorità, mentre non è necessario che la detta azione abbia realmente raggiunto l’effetto di ostacolare le investigazioni o intralciare le ricerche, e nessun rilievo assume l’ininfluenza concreta del comportamento dell’agente sull’esito delle indagini. Ne consegue che il delitto è configurabile anche quando il soggetto esaminato dalla polizia neghi la conoscenza di fatti a lui noti, né il delitto è escluso dall’eventuale concomitanza di informazioni già in possesso dell’autorità inquirente, dal momento che la ricerca della verità esige una pluralità di elementi, il cui apporto non può essere rimesso al giudizio del singolo.

Leggi anche: “Cos’è il reato di aggiotaggio“.

Favoreggiamento personale – Domande frequenti


Quando si configura il reato di favoreggiamento?

Il reato di favoreggiamento personale si configura solo nel caso in cui si presentino determinate condizioni: clicca per conoscere quali siano. 

Cosa significa favoreggiamento personale?

Commette favoreggiamento personale colui che mente oppure omette di dire quello che sa su un fatto criminoso al fine di sostenere chi lo ha commesso.


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