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Cosa succede se un minore mente sull’età in chat?

Cosa accade quando il minore dichiara falsamente in chat di essere maggiorenne? Va incontro a delle conseguenze penali? Ecco tutto quello che devi sapere.

Cosa accade se un minore mente sulla propria età in chat
  • Il minore che mente sulla propria età nelle chat non subisce ripercussioni penali.
  • Anche se il minore riferisce di essere maggiorenne, è penalmente responsabile solo l’adulto che, per esempio, intrattenga con lui conversazioni sessualmente esplicite, commettendo, in tal caso, il reato di adescamento di minorenni.
  • Il reato di adescamento di minorenni è punito con la reclusione da 1 a 3 anni, ma, in alcuni casi, sono previste delle aggravanti per le quali la pena è aumentata.

Quando un minore mente sulla sua età in chat, le conseguenze giuridiche riguardano principalmente la responsabilità dell’adulto con cui interagisce. Come è noto, in Italia la legge tutela il minore, pertanto l’inganno sulla propria età da parte del soggetto minorenne non esime quasi mai l’adulto dalle proprie responsabilità penali.

Nelle righe che seguono, ti spiego in modo diretto:

  • che tipo di responsabilità si configura in capo all’adulto;
  • di quale reato quest’ultimo potrebbe rispondere in queste situazioni.

Ti ricordo, inoltre, che, qualora avessi bisogno di una consulenza legale più approfondita sull’argomento, puoi contattare uno degli avvocati penalisti presenti su deQuo.

È responsabile il minore che mente sulla sua età in chat?

In questi ultimi anni si è assistito a un notevole cambiamento nel modo di interagire con l’esterno e ci si è sicuramente resi conto di come si sia abbassata l’età in cui i ragazzi iniziano ad usare chat e social network. Purtroppo è noto anche il fatto che dietro a uno schermo si nascondano spesso persone malintenzionate che approfittano dell’ingenuità dei ragazzini per compiere atti illeciti.

Può accadere che il minorenne, per il desiderio di autonomia o per la semplice curiosità di esplorare contenuti normalmente vietati, comunichi falsamente all’adulto con cui interagisce in chat di essere maggiorenne.

In tutti i casi in cui un soggetto maggiorenne intrattiene conversazioni sessualmente esplicite o atti sessuali virtuali con un minore, è penalmente responsabile, anche se il minore abbia riferito di essere maggiorenne. L’adulto, infatti, ha il dovere di verificare la vera età o, nel dubbio, di porre fine alla conversazione.

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Cos’è l’adescamento di minorenni?

Se in chat il minore viene indotto a compiere atti sessuali, inviare foto intime (sexting) o ad organizzare incontri, l’adulto risponde del reato di adescamento di minorenni. Nello specifico, l’adescamento, noto anche con il termine inglese Grooming, consiste nel carpire la fiducia di un minore di 16 anni attraverso artifici, lusinghe o minacce, finalizzato alla commissione di reati sessuali.

Il reato in questione, disciplinato dall’art. 609-undicies c.p., è un reato di pericolo e a consumazione anticipata, dal momento che si configura anche se il colpevole non riesce a compiere l’abuso finale. È, infatti, sufficiente il solo atto di adescamento per punire la condotta, proprio per tutelare il minore prima che subisca un danno maggiore.

L’adescamento è un reato procedibile d’ufficio, nel senso che l’Autorità Giudiziaria deve avviare le indagini non appena apprende la notizia di reato, senza che sia necessaria una querela da parte della vittima o dei suoi rappresentanti legali.

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Il dolo nel reato di adescamento di minorenni

Affinché si configuri il reato, non basta la semplice interazione con un minore, ma è necessario dimostrare due livelli di intenzione

  • dolo generico, che consiste nella coscienza e volontà di porre in essere atti volti a carpire la fiducia del minore mediante lusinghe, artifici o minacce, anche via internet;
  • dolo specifico, cioè l’agente deve agire con il fine ultimo di commettere uno dei reati sessuali indicati dalla norma.

Non sussiste dolo specifico se la finalità è considerata lecita, per esempio, qualora l’adescamento sia diretto a rapporti sessuali consenzienti con un minore tra i 14 e i 16 anni, se la differenza di età tra i due è inferiore ai 3 anni.

Leggi anche: Dolo o colpa: quali sono le differenze nel Codice penale e civile

Come è punito l’adescamento di minorenni?

Il reato di adescamento è punito con la reclusione da 1 a 3 anni. La pena può, però, essere aumentata nei seguenti casi:

  • fino a un terzo, se il reato è commesso da più persone riunite o se ne deriva un grave pericolo per il minore;
  • fino alla metà, se vengono utilizzati mezzi tecnici volti a impedire l’identificazione dei dati di accesso alle reti telematiche (anonimizzazione).

Leggi anche: Reati sessuali perseguibili a querela di parte e procedibili d’ufficio: quali sono

Cosa fare nel caso di adescamento di minorenni

In caso di adescamento di minorenne è bene innanzitutto bloccare l’account dell’adescatore su social network o app di messaggistica, dopodiché bisogna utilizzare il portale ufficiale della Polizia Postale per inviare una segnalazione immediata. Occorre, inoltre, recarsi fisicamente presso le forze dell’ordine per sporgere denuncia entro 3 mesi dalla conoscenza del fatto, portando con sé tutte le prove, come messaggi, chat, foto, video, link inviati.

Se il minore ha compiuto 14 anni può sporgere denuncia o querela autonomamente, altrimenti la denuncia deve essere presentata dai genitori o dai rappresentanti legali della vittima.

Potrebbe interessarti anche: Polizia postale, Procura o avvocato? A chi rivolgersi per una denuncia efficace

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