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Si ha diritto all’assegno di inclusione se si hanno precedenti penali?

I soggetti che hanno precedenti penali possono fruire dell'Assegno di Inclusione? Ecco una guida completa che illustra in quali casi il contributo è precluso.

Precedenti penali e Assegno di Inclusione
  • Non può beneficiare dell’Assegno di Inclusione chi ha avuto determinati problemi con la giustizia, come i soggetti sottoposti a misure cautelari personali o di prevenzione, e chi ha riportato specifiche condanne definitive per alcuni reati dolosi.
  • Il contributo è, invece, compatibile, per esempio, con una condanna per omicidio colposo o lesioni colpose.
  • Possono beneficiare dell’AdI anche gli ex detenuti a specifiche condizioni.

Chi ha precedenti penali può ottenere l’Assegno di Inclusione, ma soltanto nel caso in cui non abbia subito condanne definitive nei 10 anni precedenti la richiesta del contributo per reati dolosi con pene pari o superiori a 1 anno, o per specifici reati di mafia. È inoltre necessario non essere sottoposti a misure cautelari o di prevenzione al momento della domanda.

Se possiedi tutti i requisiti per ottenere l’Assegno di Inclusione, ma temi di non averne diritto poiché hai avuto problemi con la giustizia, ti invito a leggere attentamente le righe che seguono, in cui ti spiego nel dettaglio in quali casi specifici non si può godere del contributo.

Qualora avessi invece bisogno di una consulenza legale urgente sull’argomento, ti ricordo che puoi contattare uno degli avvocati penalisti presenti su deQuo.

Cos’è l’Assegno di Inclusione?

Per Assegno di Inclusione si intende una misura di contrasto alla povertà e all’esclusione sociale, che dal 1° gennaio 2024 ha sostituito il Reddito di Cittadinanza. Si tratta di un contributo economico erogato mensilmente su una carta prepagata (Carta AdI), vincolato alla partecipazione a percorsi di inclusione sociale e lavorativa.

La misura in questione spetta ai nuclei familiari con componenti affetti da disabilità, minori, over 60 o inseriti in programmi di cura o assistenza sociale.

L’Assegno di Inclusione integra il reddito familiare fino a una soglia specifica (6.000 euro annui, moltiplicati per il parametro della scala di equivalenza), più un eventuale contributo affitto (fino a 3.360 euro annui). Per poter beneficiare dell’AdI è necessario avere un ISEE familiare non superiore a 9.360 euro.

Dal 1° gennaio 2026, la domanda può essere rinnovata immediatamente dopo i 18 mesi di fruizione senza sospensione.

Potrebbe interessarti anche: Assegno di inclusione: se lavori in nero, rischi di perdere tutto e dover restituire il contributo

assegno di inclusione e precedenti penali
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Quali reati fanno perdere l’assegno di inclusione?

Non possono fruire dell’Assegno di Inclusione tutti coloro che abbiano riportato una condanna in via definitiva nei 10 anni antecedenti la richiesta del contributo per un delitto doloso, ossia commesso volontariamente, che abbia punito la persona beneficiaria della misura con la reclusione pari o superiore a 1 anno (anche se, in un secondo momento, convertita con in semilibertà sostitutiva, detenzione domiciliare sostitutiva o lavoro di pubblica utilità sostitutivo).

Non ha nessuna importanza il rito scelto: che si tratti di rito ordinario, patteggiamento o giudizio abbreviato, la condanna avente i requisiti suesposti impedisce di ottenere l’AdI.

Non sono, invece, incompatibili con l’Assegno di Inclusione, per esempio, una condanna per omicidio colposo o per lesioni colpose, come pure un procedimento pendente, vale a dire la semplice denuncia o un processo in corso, purché l’indagato-imputato non sia sottoposto ad una misura cautelare personale.

Ti consigliamo anche: La fedina penale si può ripulire?

Cosa cambia per le misure cautelari personali e le misure di prevenzione

Non possono poi beneficiare dell’Assegno di Inclusione i soggetti che sono sottoposti a una misura cautelare personale, come gli arresti domiciliari, la custodia cautelare in carcere o l’obbligo di firma, nonché coloro che sono sottoposti ad una misura di prevenzione, sia personale, sia patrimoniale, quali la sorveglianza speciale (il cosiddetto libretto rosso), nei 10 anni antecedenti la richiesta del contributo economico.

Anche nell’ipotesi di condanna definitiva per il reato di inosservanza dell’obbligo dell’istruzione dei minori, anche con patteggiamento, non si potrà fruire del beneficio, salvo che il bambino non riprenda a frequentare la scuola.

Leggi anche: I precedenti penali si possono cancellare?

Sospensione condizionale della pena ed ex detenuti

La sospensione condizionale della pena è generalmente ininfluente ai fini dell’ottenimento dell’AdI, dal momento che, come detto, il contributo è precluso a coloro che abbiano condanne definitive per delitti non colposi negli ultimi 10 anni, se la pena è pari o superiore a 1 anno. Reati dolosi lievi o colposi possono non bloccare il beneficio.

Anche gli ex detenuti possono fruire dell’Assegno di Inclusione, poiché ritenuti in “condizioni di svantaggio“, a condizione che rispettino i predetti requisiti penali e siano presi in carico dai servizi sociali o UEPE (Uffici di Esecuzione Penale Esterna).

Per questi soggetti, è necessaria la certificazione dello svantaggio rilasciata da ASL, Comune o direttamente dagli UEPE. Dal 2025, gli UEPE possono validare la certificazione, accelerando l’accoglimento della domanda. L’assenza di risposta entro 60 giorni comporta il silenzio-assenso.

Leggi anche: Riabilitazione penale: cos’è, quando si applica e come funziona

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