Reato di rifiuto e omissione di atti di ufficio: cos’è, esempi pratici, pene, procedibilità e prescrizione
Il rifiuto e omissione di atti di ufficio è uno dei delitti contro la Pubblica Amministrazione, disciplinato dall'art. 328 c.p. Ecco una guida dettagliata che illustra in cosa consiste e come viene punito.
- Il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio che indebitamente rifiuta un atto urgente del suo ufficio o lo omette commette il reato di rifiuto e omissione di atti di ufficio (art. 328 c.p.).
- Mentre la prima tipologia di illecito è punita esclusivamente con la reclusione, la seconda può essere punita anche solo con una multa.
- I reati di cui all’art. 328 c.p. sono procedibili d’ufficio e nel corso del processo penale il danneggiato può costituirsi parte civile per ottenere il risarcimento.
Per rifiuto e omissione di atti di ufficio si intende il reato commesso dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio che, indebitamente, rifiuta un atto urgente del suo ufficio o lo omette. L’illecito in questione trova la sua disciplina nell’art. 328 c.p., norma che tutela il buon andamento e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione. Nello specifico, mira a garantire la tempestività e la regolarità degli atti amministrativi, specie se urgenti, prevenendo omissioni arbitrarie da parte di pubblici ufficiali.
Si tratta di un reato proprio, in quanto può essere commesso esclusivamente dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio. Le due condotte sono punite a titolo di dolo generico, che consiste nella coscienza e volontà del pubblico ufficiale di non compiere un atto doveroso o di ritardarlo indebitamente, pur sapendo di doverlo eseguire.
Affrontare un procedimento penale per questi delitti può portare conseguenze pesanti specialmente per chi ricopre determinate cariche pubbliche.
Nelle righe che seguono, oltre a spiegarti in maniera semplice e dettagliata in cosa consistono le due tipologie di illecito, facendoti anche degli esempi, ti illustro:
- le pene previste;
- la procedibilità;
- come funziona il risarcimento.
Cos’è il rifiuto di atti di ufficio
Il reato di rifiuto di atti d’ufficio è contemplato nel comma 1 dell’art. 328 c.p. e punisce il pubblico ufficiale che rifiuta indebitamente di compiere un atto del suo ufficio per il quale non è ammesso ritardo.
Il rifiuto del pubblico ufficiale, che può delinearsi non soltanto a seguito di una richiesta, ma anche quando sussiste un’urgenza sostanziale, può essere manifestato sia in forma scritta che in forma orale.
Il rifiuto di atti di ufficio è un reato omissivo proprio, dal momento che si perfeziona con il mancato compimento dell’atto dovuto, senza necessità di un evento dannoso.
Un esempio tipico è il rifiuto di un medico di pronto soccorso di visitare un paziente o di ricoverarlo senza giustificato motivo, nonostante l’urgenza. La pena prevista per questo delitto è la reclusione da 6 mesi a 2 anni.
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Cosa s’intende per omissione di atti di ufficio
Il comma 2 dell’art. 328 c.p. punisce, invece, l’omissione non motivata di atti richiesti da un privato. La condotta in questione non si configura nel caso in cui il procedimento si sia concluso senza adozione espressa dell’atto in virtù del silenzio-assenso, di cui all’art. 20, comma 1, della L. 7 agosto 1990, n. 241. La punibilità scatta solo se il pubblico ufficiale oltre a non avere compiuto l’atto, non risponde per esporre i motivi del ritardo.
I presupposti dell’omissione sono quindi:
- la richiesta formale dell’interessato (diffida ad adempiere);
- il mancato compimento dell’atto entro 30 giorni dalla ricezione della richiesta;
- la mancata esposizione dei motivi del ritardo.
Si ha omissione di atti di ufficio, per esempio, quando un dirigente comunale ignora per oltre 30 giorni la richiesta scritta di un cittadino di accedere agli atti, qualora non vi siano motivi ostativi.
La pena prevista per l’omissione di atti di ufficio è la reclusione fino a 1 anno o la multa fino a 1.032 euro.
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La diffida ad adempiere alla Pubblica Amministrazione
La giurisprudenza (Cass. n. 10595/2018) ha affermato che il reato di omissione di atti di ufficio scatta solo se dopo la diffida ad adempiere da parte del cittadino, il pubblico ufficiale non compie l’atto e non risponde per spiegare il ritardo nei 30 giorni successivi.
La diffida ad adempiere alla P. A. deve contenere:
- la cogenza della richiesta;
- l’invito all’adempimento;
- l’avviso che, in caso di mancata risposta entro 30 giorni, si agirà per vie legali.
La diffida può essere inviata, personalmente o tramite un avvocato, con raccomandata A/R o via PEC.
Contro il silenzio della Pubblica Amministrazione si può anche ricorrere al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) finché l’inerzia persiste e comunque non oltre 1 anno dalla scadenza dei termini per la conclusione del procedimento, per obbligare l’ente a rispondere e chiedere il risarcimento per il ritardo.
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Rifiuto e omissione di atti di ufficio: procedibilità
Il reato di cui all’art. 328 c.p. è procedibile d’ufficio, nel senso che l’autorità giudiziaria deve avviare le indagini automaticamente non appena ne viene a conoscenza. Per il reato di rifiuto e omissione di atti di ufficio, quindi, non è necessaria la querela della vittima.
Inizialmente, le Forze dell’ordine avvieranno le indagini preliminari, attraverso cui cercheranno di ricostruire i fatti ascoltando testimoni e raccogliendo prove. Nella fase successiva, il Pubblico Ministero deciderà se richiedere l’archiviazione oppure concludere le indagini per dare inizio al processo penale.
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La richiesta di risarcimento
Nel corso del processo penale, inoltre, il danneggiato può costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento del danno ingiusto subito a causa della condotta illecita del pubblico ufficiale. Il risarcimento per rifiuto o omissione di atto di ufficio si ottiene dimostrando che l’inerzia del pubblico ufficiale, non rispondendo entro 30 giorni a una diffida scritta, ha causato un danno ingiusto.
Oltre che in sede penale, mediante costituzione di parte civile, il risarcimento può essere chiesto anche in sede civile intentando una causa per responsabilità extracontrattuale o per inadempimento. Anche la Pubblica Amministrazione può chiedere il risarcimento del danno d’immagine al proprio funzionario infedele.
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Quando si prescrive il reato di rifiuto e omissione di atti di ufficio?
Con il termine prescrizione si intende una causa di estinzione del reato, che si verifica nel caso in cui non si sia giunti ad una sentenza irrevocabile di condanna dell’imputato entro un preciso termine temporale stabilito dalla legge.
Il reato di cui all’art. 328 c.p. si prescrive ordinariamente in 6 anni dalla consumazione, elevabili a 7 anni e 6 mesi in presenza di atti interruttivi. La prescrizione decorre dal momento in cui l’atto viene indebitamente rifiutato o omesso, dal momento che si tratta di un reato istantaneo.
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